Le voci inquiete nella Chiesa

Novecento – Primo Mazzolari, David Maria Turoldo, Adriana Zarri, Maria di Campello… Le voci inquiete del cattolicesimo italiano negli anni del Concilio sono state studiate da Mariangela Maraviglia, intervistata da «La Voce e il Tempo» per raccontare figure che hanno segnato il Novecento

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Mariangela Maraviglia ha dedicato la sua vita di studiosa ad alcune tra le voci più incisive e inquiete del cattolicesimo italiano contemporaneo. Ha raccontato e continua a raccontare «santità ostinate e contrarie», anime mistiche e resistenti, esperienze ecumeniche ed eremitiche, alla ricerca indefessa della “bellezza invisibile di Dio”.

Professoressa Maraviglia, cos’hanno in comune Sorella Maria di Campello, Adriana Zarri, Primo Mazzolari, David Maria Turoldo?

C’è un’espressione di sorella Maria di Campello che amo molto e che, nella sua semplicità, comunica il cuore dell’esperienza di queste figure pur così diverse: «Bisogno di più largo respiro». Sorella Maria confessava questa necessità riferita alla sua scelta di vita monastico-eremitica in una lettera indirizzata a Pio XII nel 1942, ma con quelle parole esprimeva un’istanza spirituale che io leggo in ciascuno di loro. Tutti loro soffrirono le chiusure della Chiesa cattolica del primo Novecento, una Chiesa in lotta contro una modernità avvertita come nemica e ostile, orgogliosa della propria verità e decisa a reprimere ogni voce critica e originale. Tutti loro vissero con grande speranza l’annuncio e poi la convocazione del Concilio Vaticano II, di cui Mazzolari e Sorella Maria non poterono apprezzare lo svolgimento e gli esiti perché morirono entrambi prima dell’inizio (1959 e 1961). Il Concilio apparve a quella generazione come la possibilità di un cristianesimo dai vasti orizzonti, radicato nel Vangelo e nella storia, con declinazione più sociale e politica in Mazzolari e Turoldo, con aperture alla natura e al cosmo in Sorella Maria e Adriana Zarri. Un cristianesimo che tocca in profondità le coscienze, rinnova le vite, risponde ai sogni di fraternità e di assoluto nutriti dall’umanità di ieri e, forse più nascostamente, anche di oggi.

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