L’enciclica Humanae vitae cinquant’anni dopo

Il 25 luglio l’Humanae vitae, l’enciclica di Paolo Vi dedicata all’amore coniugale, compie mezzo secolo. Datata 25 luglio 1968 e pubblicata il 29 luglio, è l’ultima enciclica di Montini: con animo forte e sereno, cosciente della delicatezza del tema e delle posizioni contrastanti, propone non il suo pensiero personale ma quello della Chiesa, ribadisce la dignità del matrimonio

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Papa Paolo VI

L’enciclica «Humanae vitae» ha cinquant’anni ed è il documento più sofferto di Paolo VI, quello in cui ha avvertito il peso delle «chiavi di Pietro». Lo confida il 31 luglio 1968: «Non mai abbiamo sentito come in questa congiuntura il peso del nostro ufficio. Abbiamo studiato, letto, discusso quanto potevamo; e abbiamo anche molto pregato. Sapevamo delle discussioni accese con tanta passione su questo importantissimo tema; sentivamo le voci fragorose dell’opinione pubblica e della stampa; ascoltavamo quelle più tenui, ma assai penetranti nel nostro cuore di padre e di pastore, di tante persone, di donne rispettabilissime, angustiate dal difficile problema e dall’ancor più difficile esperienza. Leggevamo le relazioni scientifiche sulle allarmanti questioni demografiche nel mondo, suffragate da studi di esperti e da programmi governativi; pubblicazioni, ispirate su particolari aspetti scientifici, considerazioni realistiche di molte e gravi condizioni sociologiche».

LUNGHISSIMA PREPARAZIONE – Nessuna enciclica ha avuto un tempo di gestazione così lungo, cinque anni (1963-68), e tanti consulenti. Paolo VI prende visione di tutto. Durante il Vaticano II (1962-65) fa sapere ai padri conciliari che riserva a sé le questioni di morale coniugale e che attende le conclusioni della «Commissione su popolazione, famiglia e natalità» istituita da Giovanni XXIII nel marzo 1963 e che Montini amplia a 60 membri, comprese coppie di sposi, e nel giugno 1966 aggiunge 16 vescovi e cardinali, tra cui Karol Wojtyla, futuro Giovanni Paolo II. Consulta i presidenti delle Conferenze episcopali e i vescovi presenti al primo Sinodo del 1967. Da questa montagna di apporti non ottiene un parere condiviso. La relazione di maggioranza, non contraria alla pillola, auspica una via nuova; quella di minoranza dichiara immutabile l’insegnamento che risale alla «Casti Connubii» di Pio XI.

GRANDISSIMA ATTESA – Pesa molto il fatto che un gruppo di cardinali di Curia, tra cui Alfredo Ottaviani, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, diffidenti nei suoi confronti, gli esprimono con durezza la convinzione che toccare questo punto vuole dire rovesciare la credibilità del magistero e della tradizione. Delicato e rispettoso come sempre, decide di ascoltare non il parere della maggioranza ma di chi gli consiglia di non staccarsi dalla tradizione. In un’intervista ad Alberto Cavallari, direttore del «Corriere della Sera» il 3 ottobre 1965, confida: «Tacere non possiamo. Parlare è un problema. La Chiesa non ha mai dovuto affrontare per secoli cose simili. E si tratta di materia diciamo strana per gli uomini della Chiesa, umanamente imbarazzante». Aperture alla contraccezione arrivano anche da mons. Albino Luciani, vescovo di Vittorio Veneto, futuro Giovanni Paolo I: ne parla più volte e lo scrive in un parere, fatto proprio dall’episcopato del Triveneto,

«PROCREAZIONE RESPONSABILE» – Datata 25 luglio 1968 e pubblicata il 29 luglio, è l’ultima enciclica di Montini: nei successivi dieci anni non ne scrive più. Animo forte e sereno, cosciente della delicatezza del tema e delle posizioni contrastanti, propone non il suo pensiero personale ma quello della Chiesa. Ribadisce la dignità del matrimonio. Afferma: «Il gravissimo dovere di trasmettere la vita umana, per il quale gli sposi sono collaboratori di Dio creatore, è sempre stato fonte di grandi gioie, accompagnate da non poche difficoltà e angustie». Introduce il concetto di «procreazione responsabile». Dichiara moralmente illecito il ricorso alla pillola e a ogni mezzo anticoncezionale diverso dai metodi naturali. Affermato il diritto della coppia di agire secondo coscienza, educata e formata cristianamente, ed escludendo ogni indebita pretesa delle autorità politiche di porre limiti e censure alle decisioni della coppia. La contraccezione è contraria alla legge naturale: «La Chiesa ritiene lecito il ricorso ai periodi infecondi ma condanna come sempre illecito l’uso dei mezzi contrari alla fecondazione, anche se ispirato da ragioni oneste e serie. Nel difendere la morale coniugale nella sua integralità, la Chiesa sa di contribuire alla instaurazione di una civiltà veramente umana».

TEMPESTA SUI MEDIA DI TUTTO IL MONDO – C’è chi parla di «nuova Hiroshima nel cielo della stampa mon­diale, laica e cattolica». Paolo VI spe­rimenta una strenua, irriducibile e violenta opposizione. La campagna più ostile alla Chiesa dopo il Concilio: il favore mediatico svanisce in maniera traumatica. I media, anche cattolici, si comportano con leggerezza e disinformazione dando per scontato un pronunciamento positivo sulla pillola perché il Sessantotto attribuiva alla coscienza soggettiva, cioè all’io, una dignità superiore a ogni indirizzo morale. Paolo VI aggiunge: «Benedico quelli che l’hanno accolta e anche quelli che hanno espresso critiche». Robert McNamara, segretario della Difesa ai tempi della sconfitta americana in Vietnam, presidente della Banca mondiale, dichiara che il Fondo monetario internazionale privilegerà i Paesi che sostengono il controllo delle nascite, spianando così la strada ai «gruppi di potere del contraccettivo».
UN MESE PRIMA DELLA MORTE – Dieci anni dopo, il 29 giugno 1978, un mese prima della morte, il Papa ribadisce che l’enciclica è ispirata «all’intangibile insegnamento biblico ed evangelico, convalida le norme della legge naturale e i dettami insopprimibili della coscienza sul rispetto della vita, la cui trasmissione è affidata alla paternità e alla maternità responsabili». D’altra parte il cardinale arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini era stato molto colpito da Gianna Beretta Molla (1922-62) e dalla sua eroi­ca scelta: madre di tre figli, rifiuta l’aborto e sacrificare la propria vita per dare alla luce la sua ultima creatura. Nel Natale 1962, è insignita della medaglia alla memoria nella «Giornata della riconoscenza». Montini  convince della necessità di esaltare questa testimonianza e, da Papa, il 23 settembre 1973, cita i sacrifici del vicebrigadiere dei Carabinieri Salvo D’Acquisto e di Gianna «una madre che, per dare la vita al suo bambino, sacrifica con meditata immolazione la propria». Giovanni Paolo II il 6 maggio 2004 la canonizza.

 

 

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