Leone XIV, “la Chiesa unita diventa fermento per un mondo riconciliato”

Piazza San Pietro – «Sono stato scelto senza alcun merito e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia…». Le parole di Leone XIV alla Messa di inizio del pontificato in Piazza San Pietro, domenica 18 maggio, sono condite da commozione insieme agli applausi di 250 mila persone; presenti le delegazioni di 156 Paesi

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Papa Leone XIV - Omelia nella Messa di Inizio pontificato - foto Vatican news

«Sono stato scelto senza alcun merito e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia («servo dei servi di Dio», n.d.r.), camminando con voi sulla via dell’amore di Dio, che ci vuole uniti in un’unica famiglia». Le parole di Leone XIV – alla Messa di inizio del pontificato in piazza San Pietro domenica 18 maggio 2025, V di Pasqua – sono condite da emozione e commozione e dagli applausi di 200-250 mila persone – «un bagno di folla» scrivono i media vaticani – e dalle delegazioni di 156 Paesi. Il Vescovo di Roma ripercorre i giorni della morte di Francesco, poi del Conclave: «I  protagonisti arrivavano da storie e strade diverse e, nelle mani di Dio, scelgono il nuovo custode della fede cristiana, che va incontro alle domande, alle inquietudini e alle sfide di oggi. Abbiamo avvertito che lo Spirito Santo ha saputo accordare i diversi strumenti musicali, facendo vibrare le corde in un’unica melodia».

LA CONSEGNA DELL’UNITÀ «una delle dimensioni della missione affidata a Pietro da Gesù. L’altra è l’amore infinito che Dio ha per noi. Pietro è il pescatore di uomini, come Gesù gli ha insegnato salvando l’umanità dalle acque del male. Un compito possibile solo perché ha sperimentato l’amore infinito e incondizionato di Dio, anche nell’ora del fallimento e del rinnegamento». Dio si offre senza riserve né calcoli e l’essere toccati da questo amore porta a quel «di più» da offrire, dando la vita per i fratelli. Così Leone tratteggia il ministero papale fondandolo sull’amore di Cristo, sulla carità e senza imposizioni. Ripropone le parole di Benedetto XVI, molto amate da Francesco: «La Chiesa non cresce per proselitismo, cresce per attrazione, per testimonianza». E commenta: «Il ministero di Pietro è contrassegnato da questo amore oblativo perché la Chiesa di Roma presiede nella carità e la sua vera autorità è la carità di Cristo». «Non si tratta mai di catturare gli altri con la sopraffazione, con la propaganda religiosa o con i mezzi del potere, ma si tratta sempre e solo di amare».

NÉ CONDOTTIERO NÉ CAPO – «Pietro deve pascere il gregge senza cedere alla tentazione di essere un condottiero solitario o un capo al di sopra degli altri o padrone delle persone a lui affidate; a lui è richiesto di servire la fede dei fratelli, camminando insieme a loro». Frasi che sicuramente apprezzate dai rappresentanti delle Chiese cristiane – a cominciare dal Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo – e delle religioni non cristiane: ebrei con il rabbino capo Riccardo Di Segni, musulmani, induisti, buddisti, sikh, zoroastriani e giainisti. Questo è fondamentale in un tempo di discordia, dove «troppe ferite sono causate da odio, violenza, pregiudizi, paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i poveri». Ecco perché «una Chiesa segno di unità e di comunione diventa fermento per un mondo riconciliato; piccolo lievito di unità, comunione e fraternità vuole dire al mondo che la Parola di Cristo consola e illumina, che la sua è una proposta di amore che rende tutti un’unica famiglia. Questa è la strada da fare, anche con le Chiese cristiane sorelle, con altri cammini religiosi, con chi coltiva l’inquietudine della ricerca di Dio, con le donne e gli uomini di buona volontà».

UNA CHIESA MISSIONARIA – La Chiesa disegnata da Papa Leone non è chiusa in un piccolo gruppo o in un atteggiamento di superiorità, ma pronta a «offrire a tutti l’amore di Dio, perché si realizzi quell’unità che non annulla le differenze ma valorizza la storia di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo. Questa è l’ora dell’amore! La carità di Dio che ci rende fratelli è il cuore del Vangelo. Costruiamo una Chiesa fondata sull’amore di Dio e segno di unità, una Chiesa missionaria, che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lascia inquietare dalla storia e diventa lievito di concordia per l’umanità».

IL PALLIO E L’ANELLO DEL PESCATORE – Il 267° Pastore della Chiesa universale indica le strade da percorrere: amore, unità, missionarietà. Lo farà con la forza di Pietro, ben documentata dai momenti salienti: la preghiera al sepolcro di Pietro dove è sceso – dopo un lungo giro in papamobile – con i patriarchi orientali, come a segnare il legame con l’apostolo Pietro e il suo martirio; l’imposizione del pallio fatta dal cardinale Mario Zenari, nunzio in Siria (che sostituisce il cardinale Mamberti ricoverato d’urgenza in ospedale); l’effige di Pietro è impressa nell’«anello del pescatore» che il cardinale filippino Luis Antonio Gokim Tagle gli mette al dito: dalla loggia pende l’arazzo della pesca miracolosa; l’obbedienza prestata da 12 rappresentanti del popolo di Dio. Per l’America del Nord il cardinale arcivescovo di Toronto (Canada) Francis Leo; per l’America del Sud il cardinale arcivescovo di Porto Alegre (Brasile) Jaime Spengler; per l’ Oceania il cardinale arcivescovo di Port Moresby (Papua Nuova Guinea) John Ribat; il vescovo di Callao (Perù) Luis Alberto Barrera; il presbitero Guillermo Inca Pereda; il diacono italiano Teodoro Mandato; suor Oonah O’Shea, presidente dell’Unione Superiore generali; il preposito dei Gesuiti Arturo Sosa Abascal, presidente dell’Unione Superiori generali; gli sposi Rafael Santa Maria e Ana María Olguín; i giovani Josemaria Diaz e Sheyla Cruz.

L’ABBRACCIO CON IL FRATELLO – Dopo il «Regina coeli», in Basilica il saluto alle 156 delegazioni di tutto il mondo: i presidenti della Repubblica italiana Sergio Mattarella; del Perù Dina Ercilia Boluarte Zegarra; dell’Ucraina Volodymyr Zelensky; di Israele Isaac Herzog; di Albania, Armenia, Colombia, Ecuador, Nigeria, Portogallo. I regnanti o gli eredi: Andorra, Arabia Saudita, Belgio, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Monaco, Oman, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svezia. A rappresentare gli Stati Uniti il vice-presidente James David Vance e tanti ministri degli Esteri. Poi Papa Prevost si è trovato di fronte il fratello maggiore Louis: si sono abbracciati e hanno parlato a lungo.

GAZA, MYANMAR, UCRAINA – Affinché «la Chiesa apra braccia al mondo», al «Regina coeli» Leone XIV chiede solidarietà e iniziative diplomatiche per le aree in guerra: «Nella gioia della fede e della comunione non possiamo dimenticare i fratelli e le sorelle che soffrono a causa delle guerre»: il dramma della palestinese Gaza «dove i bambini, le famiglie, gli anziani sono ridotti alla fame»; in Myanmar «nuove ostilità hanno spezzato giovani vite innocenti»; «la martoriata Ucraina attende finalmente negoziati per una pace giusta e duratura. Dalla barca di Pietro guardiamo a Maria, Stella del Mare e Madre del Buon Consiglio». Il 20 maggio Leone prende possesso di San Paolo fuori le mura, «la basilica degli annunci», come il Concilio nel 1959; il 21 prima udienza generale; il 24 incontra la Curia e i dipendenti vaticani; domenica 25 prende possesso di San Giovanni in Laterano, la Cattedrale di Roma, e di Santa Maria Maggiore dove riposa Papa Francesco.

Pier Giuseppe Accornero

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