Migranti trattati come spazzatura e popoli derubati da chi li dovrebbe difendere. Il 23 ottobre 2025 Papa Leone ha ricevuto i Movimenti popolari. Citando il suo predecessore Francesco, ribadisce che «terra, casa e lavoro sono diritti sacri»; punta il dito contro l’aumento delle ingiustizie sociali, i «danni collaterali» provocati dalle nuove tecnologie e dall’Intelligenza artificiale, il trattamento disumano riservato ai migranti e il dilagare di nuove droghe sintetiche, come il «fentanyl», che stanno devastando soprattutto gli Stati Uniti.
Proprio il Papa, i vescovi e il clero Usa da tempo contestano le politiche dello «sceriffo di Washington» Donald Trump. Con parole nette su aborto, pena di morte e migranti, Papa Prevost affida ai vescovi americani la guida pastorale dell’azione pro-immigrati; denuncia l’indifferenza e la politica terroristica dell’amministrazione; richiama il Vangelo e sfida l’inquilino della Casa Bianca e la sua la linea dura, fatta di retate dell’«Immigration and Customs Enforcement» (ICE), agenzia federale per il controllo dell’immigrazione, e di militarizzazione delle frontiere.
«Chi dice di essere contrario all’aborto ma favorevole alla pena di morte non è realmente pro-vita. Allo stesso modo, qualcuno che dice di essere contrario all’aborto ma d’accordo con il trattamento disumano riservato agli immigrati che si trovano negli Stati Uniti, non so se sia pro-vita»: così si esprime con i giornalisti. Torna sul tema alla Messa per il Giubileo del missionari e dei migranti: «Quelle barche che sperano di avvistare un porto sicuro non possono e non devono trovare la freddezza dell’indifferenza o lo stigma della discriminazione».
Dopo la sua elezione al soglio di Pietro, lo scorso 8 maggio, suo fratello John Prevost dichiara che il Pontefice «ha un grande desiderio di aiutare gli oppressi e gli marginati» e che «non è contento della situazione dei migranti». Ma già prima aveva difeso quei poveracci. Nel 2019 il vescovo Robert Francis Prevost aveva dissentito dall’allora senatore James David Vance, ora vicepresidente, sul tema migrazioni. Il senatore, che si picca di essere cattolico, aveva dichiarato: «Si ama prima la propria famiglia, poi il prossimo e alla fine il resto del mondo». Prevost gli aveva opposto un editoriale del «National Catholic Reporter» giornale indipendente non affiliato alla Chiesa cattolica (nonostante il nome): «Gesù non ci chiede di fare la classifica del nostro amore per gli altri».
Ora Leone XIV «gira» la questione alla Chiesa cattolica statunitense che da tempo si oppone alla politica abusiva e crudele dell’amministrazione. Il cardinale arcivescovo di Chicago Blase Cupich – e Prevost è nato proprio a Chicago – condanna coloro che vedono i migranti come «capri espiatori» dei problemi americani; attacca il Partito Repubblicano e il Partito Democratico per non aver risolto questa drammatica situazione; dichiara che molti migranti non autorizzati sono legati da decenni alle comunità statunitensi: non rappresentano un’invasione, come spesso ripete Trump, straparlando, «ma si trovano a fare i lavori più umili che gli americani rifiutano». La visione di Cupich si scontra direttamente con la retorica dell’amministrazione sull’«invasione dei criminali». Infatti, la stragrande maggioranza dei migranti detenuti e deportati non ha commesso nessun reato.
Interessante la storia di mons. Michael Phạm Minh, nominato da Papa Leone vescovo di San Diego. Nel 1980 è scappato dal Vietnam comunista su una barca («boat people, popolo delle barche»), è finito in un campo profughi in Malaysia, per poi essere reinsediato in Minnesota, dove è diventato prete e ora vescovo nella California meridionale appena a nord del confine con il Messico, sulla costa del Pacifico. La scorsa settimana ha incoraggiato preti, diaconi e laici ad accompagnare i profughi che si recano alle aule dei tribunali per assisterli contro gli arresti dell’ICE mentre vanno dai magistrati per sbrigare le pratiche e ottenere la residenza.
Michael Pfleger, sacerdote cattolico di Chicago, ha sventolato la bandiera americana, un uso che deriva dalla storia militare come richiesta di soccorso in situazioni drammatiche. Ha spiegato che si riferiva non solo alla situazione dei migranti ma anche «a quella di Gaza, ai tagli al “Medicaid” e “Medicare”, alla chiusura del dipartimento di Pubblica Istruzione, alla fine dei programmi di “affirmative action”, al bando della cultura afro-americana, alla guerra in Ucraina». Tutti hanno visto un chiaro attacco alla politica di Trump che, nelle settimane passate, ha attaccato la città natale di Papa Leone, inviando 400 membri della Guardia nazionale del Texas il cui compito è difendere gli agenti dell’ICE e controllare la criminalità locale. Ha commentato un’agenzia di stampa americana: «Strano vedere gli agenti dell’ICE armati fino ai denti e bisognosi di protezione da migranti e civili disarmati nella guerra inventata da Trump contro i migranti e contro le maggiori città americane amministrate da governi democratici».
Pier Giuseppe Accornero

