L’errore di liberare il Gioco d’Azzardo

Regione Piemonte – Sconcerto per l’amministrazione Cirio che intende rilanciare il giro delle scommesse. Braccio di ferro  delle opposizioni in Consiglio regionale, delle diocesi e delle associazioni contro la modifica della legge del 2016 a tutela delle persone vulnerabili

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In Piemonte nel 2019, rispetto al 2016, il volume del gioco d’azzardo fisico (slot machine e video lottery) è diminuito di 572 milioni di euro (-11%), mentre nel resto d’Italia la riduzione, iniziata nel 2019, ammonta a 18 milioni di euro (-0,03%). Il Piemonte è anche l’unica regione d’Italia in cui la richiesta di presa in carico di giocatori patologici è in diminuzione (da 1.500 pazienti nel 2017 a 1.000 nel 2019).

I dati sugli indiscussi benefici della legge regionale 9/2016 a contrasto del gioco d’azzardo patologico, emersi dagli Studi della Direzione Sanità della Regione, da Ires Piemonte e dal Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), presentati lo scorso gennaio, non hanno di certo fermato l’amministrazione Cirio nel tentativo di smantellare l’impianto normativo del provvedimento che fu approvato all’unanimità durante l’allora Giunta Chiamparino.

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La maggioranza in Consiglio regionale ha, infatti, richiamato in aula mercoledì 14 aprile la proposta di legge del consigliere Claudio Leone (Lega). Un blitz che di fatto ha bloccato le audizioni delle associazioni che dovevano ancora intervenire nelle commissioni, previste dal presidente del Consiglio regionale, Stefano Allasia. Un’accelerata  dovuta anche alla scadenza, il prossimo 2 maggio, del periodo di transizione che la legge stessa, all’articolo 13, indicava agli esercenti delle slot machine per adeguarsi alle normative. La maggioranza in Regione ritiene la legge del 2016 «troppo restrittiva e penalizzante sotto il profilo economico e occupazionale». L’assessore al Bilancio, Andrea Tronzano, negli ultimi mesi ha più volte sottolineato «la necessità di tutelare i posti di lavoro nel settore».

In sostanza la riforma chiede di eliminare la valenza retroattiva delle norme sul distanziamento delle sale slot dai luoghi «sensibili» (scuole, banche, ospedali, parrocchie), anche agli esercenti con licenze antecedenti all’approvazione del provvedimento. Inoltre il disegno prevede il dimezzamento delle distanze fra i luoghi «sensibili» e le sale slot, portandole da 500 a 250 metri. La nuova proposta, infine, elimina le limitazioni di orario alle macchinette disposte dai Comuni. In sostanza con l’approvazione della modifica potrebbero tornare in funzione centinaia di slot spente o rimosse in diverse attività negli ultimi 5 anni. In aula sono stati presentati dalle opposizioni migliaia di emendamenti.

«Non permetteremo l’abrogazione della legge regionale vigente sul contrasto al Gioco d’azzardo patologico», sottolinea la consigliera Monica Canalis (Pd), «che ha fatto conseguire ottimi risultati: sono diminuiti del 20% i pazienti con dipendenza da gioco, si sono ridotti i volumi giocati, i volumi persi e non c’è stato un effetto sostituzione con il gioco on line. La legge piemontese non è una normativa proibizionista, ma semplicemente pone dei limiti, dei paletti, alla collocazione e agli orari di apertura delle sale slot in particolare a tutela dei luoghi sensibili e delle fasce di popolazione più a rischio. E per questo va difesa».

Le diocesi del Piemonte già da diversi anni sono in prima linea a contrasto del fenomeno del gioco d’azzardo patologico. Sin dall’inizio del dibattito sulla legge regionale, che fu poi approvata nel 2016, la Chiesa piemontese, attraverso la Caritas e la Pastorale della Salute, ha infatti partecipato alle consultazioni per la definizione dei vari strumenti normativi offrendo contributi poi inseriti nel testo di legge.

«La maggiore preoccupazione», evidenzia Pierluigi Dovis, delegato regionale Caritas, «è che il dibattito intorno alla legge faccia perdere di vista l’obiettivo principale, che è quello della protezione delle fasce più fragili e più esposte ai rischi del gioco proprio in un momento particolarmente complicato come la pandemia. Per Dovis «non è certamente questo il tempo per abbassare le barriere, al contrario proprio ora occorre rinforzare gli argini: ultimamente sembra in crescita anche l’utilizzo del gioco on line da parte degli adolescenti e dei giovani per ore seduti davanti allo schermo e spesso con la disponibilità di carte di debito prepagate. È fondamentale, quindi, una forte azione educativa e una capacità di accompagnamento che richiedono certamente il sostegno delle comunità, la vicinanza della fraternità, la volontà di non prendere sottogamba il problema da parte di tutti, Istituzioni comprese».

Per Paolo Jarre, direttore del dipartimento di patologia delle dipendenze dell’Asl Torino 3 (Collegno-Pinerolo) «la legge, senza proibire alcunché, regola in modo ragionevole l’offerta. I commercianti ‘colpiti’ dagli effetti del cosiddetto ‘distanziometro’ hanno avuto molti anni di tempo per ricollocare la propria offerta e i dati dell’Osservatorio regionale del Lavoro, presentati in audizione nelle Commissioni consigliari a fine gennaio, dimostrano come il paventato effetto negativo sull’occupazione nel settore non si sia realizzato, al di là di quanto affermato, senza alcun dato oggettivo, dalla filiera commerciale». In base ai dati a disposizione dell’Asl To 3 «i piemontesi in 4 anni di applicazione della legge hanno risparmiato oltre 2 miliardi di euro rispetto a quanto avrebbero speso se avessero giocato come gli altri italiani». Per Jarre «manomettere la legge si configurerebbe come una sorta di ‘attentato alla salute pubblica’, significherebbe di nuovo un proliferare di apparecchi di gioco in ogni dove (ora in Piemonte c’è un esercizio commerciale con slot o videolottery ogni 3.000 abitanti contro 1 ogni 900 nel resto d’Italia) e una inevitabile e inesorabile nuova crescita di un fenomeno che una legge attenta ed efficace aveva grandemente contribuito a contenere».

Mercoledì 14 aprile oltre 20 associazioni  e movimenti ecclesiali, fra cui Libera, il Gruppo Abele, il movimento dei Focolari, la Società San Vincenzo De’ Paoli, l’Azione Cattolica, hanno manifestato in piazza Castello per chiedere di non modificare la legge.

«Continuiamo a opporci alla modifica», hanno sottolineato le associazioni in un comunicato congiunto, «perché riteniamo che quella in vigore sia una buona legge, capace, come ampiamente dimostrato, di produrre ottimi risultati, negli anni della sua applicazione, che hanno portato il Piemonte all’avanguardia in Italia sul fronte della riduzione della dipendenza dall’azzardo. La modifica Leone è un’abrogazione totale della norma del 2016, nonostante essa abbia permesso di contrastare il gioco d’azzardo patologico, il sovraindebitamento e il riciclaggio delle mafie nel settore. Azzerarla, in un momento di crisi economica, aumenterebbe esponenzialmente l’offerta del gioco e la possibilità per i piemontesi di cadere nella falsa speranza di risolvere i problemi attraverso l’azzardo».

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