L’estate rilancia gli oratori

Dopo il Covid – Ritorno alla normalità nei centri giovanili, l’estate vedrà aperti 200 oratori in tutta la diocesi di Torino, 50 e più nel capoluogo. La sfida è ricucire le relazioni spente dal virus: rilanciare le dimensioni del gioco e della spiritualità per la crescita dei ragazzi

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Solo a Torino sfiorano i 6 mila gli iscritti a 50 Oratori estivi delle parrocchie, a cui si aggiungono i 7 Centri oratoriani salesiani. In tutta la diocesi sono 200 gli oratori che già da marzo e aprile hanno acceso i motori per far ripartire le esperienze estive che prenderanno il via lunedì 13 giugno e proseguiranno fino a fine luglio (alcuni offriranno il servizio anche tra fine agosto e inizio settembre). Numeri da record dopo gli anni duri della pandemia, in cui gli oratori non si sono mai fermati ma hanno dovuto fare i conti con le regole e le restrizioni anticontagio che hanno più che dimezzato le iscrizioni. Numeri destinati ancora a crescere, che testimoniano il bisogno dei ragazzi e delle famiglie di riprendere la socialità all’interno di un percorso educativo: elementi che il virus ha soffocato consegnando danni enormi, anche se non immediatamente visibili, alle nuove generazioni, quelle che hanno subìto le maggiori conseguenze dell’emergenza sanitaria.

Una ripartenza, dunque, in grande stile dopo oltre due anni in cui le attività dei centri oratoriani si sono dovute reinventare anche grazie al digitale.

Tra essi ci sono gli oratori di «frontiera» che nelle periferie della città, segnate dal disagio che va acuendosi, da Falchera a Mirafiori sud, da Barriera di Milano a Borgo Vittoria, da Porta Palazzo a San Salvario, ma anche nei numerosi Comuni della diocesi, costituiscono un presidio fondamentale per dare un futuro ai ragazzi e agli stessi animatori ed educatori che prestano servizio.

«I dati che ci giungono rispetto alla prossima edizione dell’oratorio estivo», sottolinea don Luca Ramello, direttore dell’Ufficio di Pastorale giovanile della diocesi, «ci consentono di fare delle proiezioni molto positive per l’aumento di partecipazione rispetto ai due anni di pandemia, in cui si era verificato un affievolimento della proposta educativa estiva a causa delle limitazioni per prevenire il contagio. Non sarà certamente un oratorio estivo uguale al pre-covid, non si torna indietro: i segni della sofferenza della pandemia e anche il clima di scoraggiamento e preoccupazione legato alla guerra in Ucraina influenzano i nostri educatori, ma l’oratorio resta un segno di speranza. In un momento di scoraggiamento e di sfiducia verso il futuro ci sono germogli di bene che dicono alle nuove generazioni ‘io ti voglio bene’. Ecco allora che la dedizione che gli educatori offriranno per tutto il giorno per molte settimane nell’accogliere i nostri ragazzi costituisce un grande segno di speranza per tutti».

«La presenza fitta degli oratori sul nostro territorio che finalmente possono ripartire senza più restrizioni», sottolinea don Stefano Votta, presidente dell’associazione Oratori NOI Torino, «rappresenta la vena che porta la vitalità dei santi sociali torinesi, fra cui don Bosco, che inventò l’oratorio ‘cortile’ così come lo conosciamo noi oggi e che è anche proprio quello di cui c’è bisogno in questo tempo».

Una boccata d’ossigeno dunque per bambini, ragazzi e famiglie che più di tutti hanno patito gli anni del Covid. «Ci sono danni ingenti da riparare», prosegue don Votta, «in particolare negli adolescenti e nei preadolescenti. Non solo le relazioni sono state soffocate, ma anche il momento del gioco, che è relazione, e l’aspetto spirituale è stato tralasciato che nei diversi lockdown: sono due elementi fondamentali nella crescita che aiutano i ragazzi appunto a mettersi in gioco».

Una povertà psicologica e spirituale che anche l’Arcivescovo mons. Roberto Repole ha messo in evidenza nella sua prima conferenza stampa a poche ore dall’ordinazione episcopale lo scorso 7 maggio: «dobbiamo dare senso alla vita dei giovani, non basta dare vita, ma un senso alla vita che si dà», aveva sottolineato.

Ed ecco allora l’auspicio che gli oratori aperti possano essere occasione per offrire percorsi di crescita ai ragazzi.

«Gli oratori che vivono bene la loro vocazione», conclude don Votta, «fanno certamente vivere l’attenzione alla dimensione spirituale, tassello importante per la crescita personale».

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