L’Europa e l’aborto

Dall’Europa porte spalancate all’aborto, con la pretesa che venga inserito tra i diritti fondamentali; porte sprangate ai cristiani che continuano ad essere massacrati in Nigeria e altrove. Il Parlamento europeo con 364 voti favorevoli, 154 contrari e 37 astenuti, il 9 giugno 2022 ha approvato la risoluzione B9-0299/2022

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Dall’Europa porte spalancate all’aborto, con la pretesa che venga inserito tra i diritti fondamentali; porte sprangate ai cristiani che continuano a essere massacrati in Nigeria e altrove.

Il Parlamento europeo con 364 voti favorevoli, 154 contrari e 37 astenuti, il 9 giugno 2022 ha approvato la risoluzione B9-0299/2022: guardando alla situazione negli Stati Uniti, dove si attende una pronuncia della Corte suprema, qualifica l’aborto come «diritto» ed esorta Usa e Paesi europei a non «deteriorare» i diritti delle donne e a garantire un accesso sicuro all’aborto.

La Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (Comece) esprime «preoccupazione e rincrescimento» per la decisione di Strasburgo. Il segretario Comece, il portoghese don Manuel Barrios Prieto, ribadisce che l’Europa deve difendere il diritto alla salute della donna e il diritto alla vita del nascituro: «Il voto dà molta tristezza, su una risoluzione strana, perché fa riferimento a una possibile sentenza della Corte suprema Usa. Risoluzione non vincolante ma che può diventare la base di future proposte legislative. Mostra la tendenza a portare nelle istituzioni europee la scelta della non difesa del diritto alla vita. Posizione diametralmente opposta a quella della Chiesa e alle convinzioni di tante persone che credono necessario difendere la salute e il diritto sia della donna e sia del nascituro». In sostanza questa materia non compete all’Ue.

È un’ingerenza inaccettabile nelle decisioni di uno Stato sovrano, non membro dell’Ue. Rincara Barrios Prieto: «Non c’è alcun diritto all’aborto riconosciuto dal diritto europeo o internazionale e nessuno Stato può essere obbligato a legalizzare l’aborto, né a facilitarlo, né a realizzarlo». Inoltre la risoluzione nega il diritto all’obiezione di coscienza all’aborto, che emana dalla libertà di coscienza, come affermano la Convenzione di Ginevra, la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue e le Nazioni Unite. L’Europarlamento confonde le carte quando descrive l’aborto come «assistenza sanitaria essenziale» e definisce l’obiezione di coscienza «rifiuto delle cure mediche». Ma può un omicidio diventare un diritto? Mentre l’ideologia abortista cancella l’umanità del figlio che è nel grembo della madre e gli effetti deleteri dell’aborto sulla salute fisica e psichica delle donne.

È l’ennesima sbandata dell’Ue pretendere che l’aborto sia un diritto umano e che vada inserito nella Carta dei diritti fondamentali. Paladini dell’aborto «a ogni costo» ancora una volta Socialisti, Democratici, Pd italiano – non hanno niente da dire i cristiani che vi militano? E il segretario Enrico Letta? – Renew Europa (liberali e macroniani), Verdi e Sinistra. Contrari i Popolari, tra cui Forza Italia; i conservatori, tra cui Fratelli d’Italia; la destra euroscettica, tra cui i leghisti. Pretenzioso anche il titolo: «Risoluzione sulle minacce globali ai diritti all’aborto» quando le vere minacce sono al diritto di nascere. Agli abortisti «a ogni costo» non piacciono le restrizioni in Polonia, Ungheria, Slovacchia; il divieto a Malta; soprattutto infastidisce l’obiezione di coscienza di «intere istituzioni mediche che porta al rifiuto dell’aborto su base di religione e coscienza».

Totale è il disinteresse per le persecuzioni e le stragi dei cristiani in Nigeria e altrove. L’Europarlamento vi dedica mezzoretta in una seduta svogliata a tarda ora. Ad alcuni che esprimevano ferma condanna delle violenze, rispondevano altri negando ogni attacco religioso da parte dei pastori fulani (musulmani). Una tesi fuori dal mondo perché da anni gli estremisti islamici di Bobo Haram, il sedicente Stato islamico fanno strage di cristiani, le milizie musulmane Fulani.

. Secondo il rapporto Open Doors nel 2021 «i cristiani uccisi per la loro fede in Nigeria sono più numerosi di qualsiasi altro Paese e gli attacchi più violenti sono condotti da Boko Haram, dai pastori militanti di etnia Hausa-Fulani, dall’Iswap, affiliato allo Stato islamico. La presidenza dal 2015 di Muhammadu Buhari, di etnia Fulani, ha incrementato l’islamizzazione del Paese».

La settimana prima della strage di Pentecoste a Owo sono stati rapiti il capo della Chiesa metodista nigeriana con due pastori e due preti cattolici. La violenza, ormai endemica nel Nord della Nigeria si diffonde anche al Sud: i nigeriani sono al 53 per cento musulmani e al 46 per cento cristiani (11 per cento cattolici).

All’Europarlamento molto chiaro è Dombrovskis Valdis, vicepresidente esecutivo della Commissione europea: «Condanniamo questo attacco e la violenza in tutte le sue forme, a prescindere dalla fede, dalla religione. Persone sono state brutalmente uccise, una donna è stata brutalmente uccisa dopo essere stata accusata di blasfemia. La violenza è aumentata in modo drastico e la sicurezza è deteriorata rapidamente. Ci sono attacchi indiscriminati contro i cristiani per creare panico e dividere la società». Aggiunge Dombrovskis Valdis: «In vista delle elezioni generali del 2023 in Nigeria – ha evidenziato – il rischio di violenze politiche aumenta in quanto la competizione elettorale alimenta le tensioni».

Il 20 maggio Strasburgo ha discusso sulla persecuzione dei cristiani e la cristianofobia, prendendo dal caso di Deborah Samuel, uccisa il 12 maggio con l’accusa di blasfemia contro l’Islam: è stata lapidata e bruciata, e i suoi assassini hanno immortalato il crimine in un video. Nonostante questi e altri fatti, la Commissione Europea non vuole designare un coordinatore per la lotta contro la cristianofobia, mentre c’è un coordinatore per l’antisemitismo o l’islamofobia. Ma l’Europarlamento ha respinto con 244 voti contrari, 231 a favore, e 19 astensioni.

Secondo le stime da un decennio almeno 17 cristiani sono uccisi ogni giorno a causa della fede in Nigeria dagli islamisti. La Costituzione garantisce libertà religiosa, ma ci sono pratiche e leggi discriminatorie che colpiscono una vasta gamma di individui.

Il massacro del 5 giugno di dozzine di cattolici nigeriani innocenti è stata una tragedia assolutamente orribile. Questo non è stato un evento isolato; attacchi violenti contro i cristiani sono all’ordine del giorno nella nazione più popolosa dell’Africa.

Ma la religione rimane la principale causa della violenza in Nigeria, la cui popolazione di 225 milioni è quasi equamente divisa tra musulmani e cristiani. Secondo la Commissione degli Stati Uniti e per la libertà religiosa internazionale e la “World Watch List” dell’organizzazione di Porte Aperte, la Nigeria è uno dei trasgressori più eclatanti del mondo in termini di persecuzione religiosa.

Più di 60.000 cristiani sono stati uccisi negli ultimi due decenni. Un rapporto stima che più di 3.400 cristiani siano stati uccisi nei primi 200 giorni del 2021.

La diocesi di Ondo sul massacro della domenica di Pentecoste a St. Chiesa di Francis Xavier a Owo chiede che gli autori di “questo atto abominevole” siano consegnati immediatamente alla giustizia: “È abbastanza scoraggiante e imbarazzante che queste uccisioni, rapimenti e altre atrocità inutili siano ora fatte impunemente su base giornaliera”.

I cattolici americani fanno pressione sul governo degli Stati Uniti affinché ripristini la designazione ufficiale della Nigeria come “paese di particolare preoccupazione” rispetto alla violazione della libertà religiosa. Nonostante la continua ondata di violenza e l’evidente riluttanza del regime nigeriano ad adottare misure significative per frenarlo, il Dipartimento di Stato degli USA lo scorso novembre ha rimosso la Nigeria dalla sua lista di “Paesi di particolare preoccupazione” che violano sistematicamente la libertà religiosa.

Questo cambiamento dell’amministrazione Biden sulla Nigeria sembra riflettere la tendenza di molti leader politici occidentali a minimizzare la violenza diretta specificamente contro i cristiani e a rifiutare di agire in modo significativo contro le nazioni che ne consentono di verificarsi, anche se è documentato il fatto che i cristiani sono di gran lunga gli obiettivi più comuni delle violazioni internazionali della libertà religiosa.

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