Lingotto, cosa diventerà il villaggio ex Moi

Via Giordano Bruno – Avviati prima di Natale i lavori di completa ristrutturazione delle palazzine che dal 2013 al 2019 furono occupate dai profughi: diventeranno un polo di housing sociale da 400 posti letto. Parlano l’impesa a cui il Comune ha affidato il progetto, il vicesindaco, Sonia Schellino, e il presidente della Circoscrizione 8, Davide Ricca

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Hanno preso il via prima di Natale i lavori per la completa ristrutturazione delle 7 palazzine dell’ex villaggio olimpico Moi in via Giordano Bruno nel quartiere Borgo Filadelfia a Torino, quattro delle quali dal 2013 al 2019 furono occupate abusivamente da circa mille persone migranti in condizioni igienico-sanitarie precarie.

Si tratta di un’operazione da 18 milioni di euro che entro due anni realizzerà un complesso di Social housing da 400 posti letto a tariffe convenzionate per studenti e giovani lavoratori.

In base alla delibera della Giunta Appendino dello scorso 22 maggio la cessione della proprietà è stata affidata al Fondo «Abitare Sostenibile Piemonte», gestito da Investire Sgr, che si sta occupando del progetto e dei lavori, con il sostegno di Cassa Depositi e Prestiti, Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt.

Il piano di riconversione dell’area, da troppo tempo abbondonata al degrado, fu annunciato a luglio 2019 dal sindaco Chiara Appendino, in occasione della liberazione dell’ultima palazzina occupata.

Accanto alla riqualificazione prosegue il progetto «Moi, migranti un’opportunità di inclusione», promosso da Comune, Diocesi di Torino, Prefettura, Regione Piemonte e Compagnia di San Paolo, per l’accompagnamento degli ex dimoranti verso l’autonomia abitativa e lavorativa.

«Il piano prosegue», sottolinea il vicesindaco e assessore alle Politiche sociali Sonia Schellino, «la maggior parte dei migranti ha trovato un’occupazione, c’è ancora un numero di persone fragili che continuano ad essere accompagnate passo passo».

Il vicesindaco Sonia Schellino e il sindaco Chiara Appendino

A regime le residenze saranno gestite da «Camplus», provider italiano di housing per studenti universitari, con 10.000 posti letto, di cui in previsione 2.000 a Torino.

«La prima fase dei lavori», spiega Elisabetta Edwards, fund manager di Investire Sgr, «che sarà ultimata ad aprile, prevede lo sgombero di tutti gli arredi ancora presenti nelle palazzine, la sanificazione, la demolizione dei muri interni e la rimozione di infissi, balconi, porte, impianti di riscaldamento e condizionamento».

I lavori sono partiti dalle quattro palazzine teatro dell’occupazione e a breve prenderanno il via anche negli altri tre edifici, in via di liberazione, utilizzati dal Comune e dalla Fondazione Ceur per l’emergenza abitativa o per accogliere studenti universitari.

«Nella prima fase», prosegue la Edwards, «vengono impiegate aziende altamente specializzate per questa tipologia di lavoro. Si tratta certamente di un’operazione imponente, visto lo stato di degrado in cui versavano le strutture. Quando le palazzine saranno completamente liberate subentreranno, invece, imprese tradizionali per il recupero funzionale e la ristrutturazione vera e propria».

Il cronoprogramma prevede la consegna degli edifici entro la fine del 2022 e l’apertura delle residenze all’inizio del 2023.

«Siamo in linea con i tempi previsti dalla delibera dello scorso 22 maggio», prosegue la fund manager di Investire Sgr, «a parte un leggero slittamento a causa del ritardo nella liberazione delle tre palazzine gestite dal Comune e dalla Fondazione Ceur dettato dall’emergenza Coronavirus».

L’impresa Sgr si occuperà di realizzare un modello di residenzialità temporanea in coerenza con gli interventi di social housing previsti dalla Dgr della Regione Piemonte n° 27 del 2007. «L’individuazione della tipologia di utenti», spiega la Edwards, «deve essere normata da una convenzione che stiamo negoziando con il Comune e che dovrebbe essere sottoscritta a breve. La nostra proposta prevede di destinare il 55% dei posti letto a tariffe convenzionate a categorie di soggetti con particolari requisiti, mentre il 45%, sempre con tariffe convenzionate, ma anche in assenza di requisiti specifici».

La riqualificazione dell’area ex Moi va ad inserirsi all’interno dell’imponente trasformazione urbanistica che interessa il quartiere Lingotto nei prossimi anni: la fine dei lavori del grattacielo della Regione Piemonte, il Parco della Salute, il collegamento della stazione ferroviaria Lingotto alla linea 1 della metropolitana.

Per il presidente della Circoscrizione 8, Davide, Ricca, «il progetto di riqualificazione della zona delle palazzine non può prescindere da una strategia complessiva e integrata sull’intera area, comprendente anche le arcate di quello che fu il villaggio olimpico, e le altre progettualità in corso». Per Ricca la Circoscrizione non è stata sufficientemente coinvolta: «abbiamo chiesto alla Città», sottolinea, «in occasione dell’avvio dei lavori sull’ex Moi, di convocare un tavolo con tutti gli stekeholder del territorio per capire come questo progetto si inserisca all’interno della riqualificazione complessiva di una vasta area in totale trasformazione: ci piacerebbe capire come l’opera possa diventare fertile per il quartiere».

Davide Ricca, presidente della Circoscrizione 8

In merito al complesso di social housing per il presidente della Circoscrizione 8 «è necessario fin d’ora definire la tipologia di utenti che andranno a vivere lì: se si tratta di studenti temporanei, se saranno accolti anche lavoratori impiegati nel comparto medicale rispetto ai nuovi insediamenti della Città della Salute, in modo che l’opera possa autenticamente divenire un progetto di rigenerazione urbana».

«Il piano urbanistico delle palazzine ex Moi», sottolinea il vicesindaco Sonia Schellino, «ha previsto nella formula dell’housing temporaneo (18 mesi) un mix sociale formato da studenti, giovani lavoratori o persone che per motivi di lavoro risiedono temporaneamente in città,  che non crei un ‘effetto ghetto’ ma che si inserisca appieno nel territorio. Il progetto stilato prevede, quindi, un ampio coinvolgimento della Circoscrizione e di tutti gli attori del territorio, è chiaro che nei dettagli questo percorso dovrà essere portato avanti dalle future amministrazioni comunali e circoscrizionali vista la scadenza del mandato in primavera».

«Ci aspettiamo molto da questo progetto», prosegue Ricca, «che si inserisce in un quartiere anziano dal punto di vista della popolazione e che quindi può rappresentare un investimento di rigenerazione urbana vera. Ed è per questo che abbiamo chiesto la convocazione imminente di un tavolo di confronto. Sicuramente è interesse della Città, come delle fondazioni bancarie coinvolte, realizzare una riqualificazione che coinvolga gli abitanti attraverso un rapporto diretto con il territorio. Il piano scavalla questa amministrazione però costruire adesso questo percorso è fondamentale soprattutto se lo si lega alle altre riqualificazioni in atto: stiamo parlando di un’area destinata a diventare nei prossimi anni uno dei più importanti centri direzionali della città. Le trasformazioni vanno accompagnate e guidate».

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