L’Ingresso del nuovo parroco del Duomo don Silvio Cora

Torino – La comunità della parrocchia San Giovanni Battista – Cattedrale di Torino, domenica 24 settembre ha accolto in festa il suo nuovo parroco, don Silvio Cora, che già dallo scorso febbraio aveva assunto l’incarico di amministratore parrocchiale, subito dopo la morte improvvisa, il 28 gennaio, del compianto parroco don Carlo Franco. Ha presieduto l’ingresso solenne l’Arcivescovo mons. Roberto Repole che ogni ultima domenica del mese celebra la Messa in Cattedrale

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La comunità della parrocchia della Cattedrale di Torino domenica 24 settembre ha accolto in festa il suo nuovo parroco, don Silvio Cora, che già dallo scorso febbraio aveva assunto l’incarico di amministratore parrocchiale, subito dopo la morte improvvisa, il 28 gennaio, del compianto parroco don Carlo Franco.

Ha presieduto l’ingresso solenne l’Arcivescovo mons. Roberto Repole che ogni ultima domenica del mese celebra la Messa in Cattedrale.

Il can. Silvio Cora, classe 1965, ordinato il 1° giugno 1991, responsabile della sezione corrente dell’archivio arcivescovile, negli ultimi 15 anni ha prestato servizio come collaboratore parrocchiale nella parrocchia torinese di Sant’Anna rappresentata dal parroco mons. Valter Danna, insieme ad un nutrito gruppo di parrocchiani.

In Duomo, in particolare, erano presenti le congregazioni religiose del territorio: le Suore di Nazareth e le Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. Fra le numerose associazioni e aggregazioni laicali che operano in parrocchia c’erano l’arciconfraternita dell’Adorazione perpetua, inserita nella chiesa di San Tommaso, e l’arciconfraternita peruviana di «Nostro Signore de los Milagros».

Oltre a mons. Danna hanno concelebrato il parroco emerito della Cattedrale don Giancarlo Garbiglia, mons. Giacomo Martinacci, prevosto del Capitolo metropolitano di cui fa parte don Cora come canonico, e don Michele Viviano, rettore della Basilica di Maria Ausiliatrice. In rappresentanza dei sacerdoti ordinati con don Cora c’era don Pierantonio Garbiglia. Sul presbiterio era presente il diacono Flavio Picotti, collaboratore pastorale nella parrocchia del Duomo.

L’Arcivescovo, nel commentare la parabola evangelica degli operai nella vigna (Mt 20, 1-16) ha invitato a soffermarsi sulla bontà di Dio «che guarda ciascuno di noi come unico e irripetibile. Non è forse vero che tante delle nostre tensioni e delle nostre ansie nascono dal confronto continuo in tutti i momenti della nostra vita? Come saremmo pacificati se ci sentissimo guardati dal buono come unici e irripetibili! E come ci sentiremmo invitati ad essere buoni a nostra volta, guardando gli altri nella loro unicità e irripetibilità, anche nella Chiesa!».

«Trovo particolarmente fecondo», ha concluso mons. Repole, «che questa parabola ci raggiunga nel giorno in cui don Silvio diventa parroco di questa comunità parrocchiale. Anche lui è e sarà unico e irripetibile, come ciascun prete, come ciascun cristiano. E il modo di vederlo con bontà sarà di trattarlo da unico e irripetibile. E come sarebbe bello se riuscissimo a portare questo sguardo non invidioso in un mondo come quello attuale, così fortemente competitivo, permettendo anche fuori della Chiesa di essere messi a contatto con il buono che vede l’unicità, l’irripetibilità e anche la bontà di ognuno!»

Don Cora, nel salutare i suoi parrocchiani, ha richiamato le parole con cui Papa Benedetto XVI si presentò la sera della sua elezione a pontefice nell’aprile 2005: «Sono un umile lavoratore nella vigna del Signore». «Questa frase», da detto don Cora, «risuona ora nella mia mente e nel mio cuore pensando all’inizio del mio ministero di parroco». Il pensiero del nuovo parroco del Duomo è poi andato subito al suo predecessore, don Carlo Franco: «ho raccolto il suo testimone in modo inaspettato, improvviso e repentino. La sua malattia, e quindi la sua morte a fine gennaio, hanno scosso profondamente la comunità della Cattedrale, l’intero presbiterio e le numerose persone che hanno beneficiato del suo ministero, delle sue doti umane, del suo sorriso e della sua disponibilità che hanno fatto sì che quel periodo di sofferenza si trasformasse in un tempo di grazia ed edificazione. E proprio il suo sorriso e la sua benevolenza continuano ad accompagnarmi e a darmi la forza per portare avanti questo compito con fiducia, sapendolo vicino».

Foto gallery a cura di Andrea Pellegrini

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