Lo Spirito Santo, Dio ci ama

Commento alle Letture della Solennità di Pentecoste (domenica 19 maggio) – Vangelo Giovanni 15,26-27-16,12-15

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Il brano che leggiamo oggi nella Solennità di Pentecoste è tratto ancora dal Vangelo secondo Giovanni ma è composto da versetti presi da due contesti differenti seppur nello stesso capitolo. Possiamo disgiungere i versetti 26-27 del capitolo 15 e i versetti 12-15 del capitolo 16 che rimandano a due realtà  diverse: il primo riguarda i discepoli nel mondo e il loro essere perseguitati; in mezzo a questa persecuzione lo Spirito Consolatore li sostiene nella loro testimonianza. Il secondo contesto riprende il ruolo dello Spirito Paraclito che conduce i discepoli alla conoscenza della verità. Suddivisi in questo modo è più semplice comporre una piccola riflessione su questa domenica così solenne che però assomiglia tanto ad un compleanno… È normale nella ricorrenza dell’anniversario della nascita fare gli auguri e poi archiviare il compleanno fino all’anno successivo. Similmente sembra che avvenga così anche per la Pentecoste come se fosse il compleanno dello Spirito Santo: lo si celebra, si ringrazia della sua presenza, lo si invoca con la novena e poi si ricomincia come se fossimo appunto «orfani di Lui», della terza persona della Trinità. Finita la festa «gabbato lo santo», lo Spirito Santo…

I discepoli del Maestro soffrono la persecuzione a causa della Buona Novella e lo Spirito accanto a loro «consolatore» non li consola nel senso mondano del termine cioè toglie loro il «privilegio» di soffrire per Cristo, anzi li rafforza. Si direbbe che lo Spirito Santo in opera nei credenti non li trasforma in uomini e donne che desiderano i patimenti e si compiacciono di essi, ma sostiene e rafforza la loro testimonianza.

Suggestivo e significativo il fatto che nel detto di Gesù che esaminiamo in questo primo contesto, lo Spirito Santo renda testimonianza di Gesù che sempre lo stesso evangelista descriverà nel libro dell’Apocalisse come il «testimone fedele e verace» Ap 3,14.

Possiamo chiederci che senso abbia questo detto dello Spirito che da testimonianza di Colui che è il testimone. È lo Spirito che procede dal Padre che ha risuscitato Gesù liberandolo dal potere della morte: questo Spirito testimonia-attesta-conferma  la verità più profonda del Vangelo: per il Figlio nulla è più importante che l’amore del Padre e per il Padre nulla è più importante che la vita del suo Figlio donata per amore degli uomini e agli uomini. Lo Spirito che opera nei credenti non li rende solo bravi e generosi ma autentici e veri. Questo significa essere testimoni: compiere la verità nella propria esistenza conforme al Vangelo e questa verità non è ritrattata, rimangiata, ritirata. L’opera dello Spirito Santo nella vita dei credenti non li rende supereroi ma sinceri e veri.

Nel detto seguente collocato ai versetti 12-15 del capitolo 16, l’azione dello Spirito non riguarda più la testimonianza nella persecuzione ma il cammino del Risorto nella Comunità. Lo Spirito Santo continuamente ripropone nelle vicende, nelle scelte, nel cammino dei discepoli le parole e i gesti di Gesù. Queste parole non sono più contenute solo nel Libro dei Vangeli ma sono impresse nel cuore di coloro che, dopo averne sentito l’annuncio, le hanno accolte e accettate. Lo Spirito Santo le rende sempre attuali: se Lui non fosse con noi le sue parole sarebbero solo un vago ricordo oppure uno slogan per le occasioni e anche i credenti vivrebbero solo della farina del loro sacco. Pochino questo di fronte alla grandezza del Vangelo e all’urgenza di renderlo vivo e vero con i gesti e con le parole.

In questa epoca di cambiamenti, di sconvolgimenti, di affanni lo Spirito Santo annuncia attraverso i credenti al cuore del mondo «le cose future» che sono le cose di sempre: Dio ci ama, ci ha amati di un amore di cui più grande non c’è e ci amerà senza fine: di questo ci parla lo Spirito Santo che riceviamo nel Battesimo, nella Cresima e in ogni Eucarestia.

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