Macron, “l’aborto entri nella carta dei diritti dell’Unione Europea”

Dopo la Francia – Non contento del diritto di uccidere i nascituri nel seno materno nella Costituzione, il Presidente francese Emanuel Macron annuncia l’intenzione di portare la «conquista» della Francia su scala europea

50
Emanuel Macron

Che l’Europa abbia bisogno dei «valori cristiani, condivisi da gran parte dei cittadini» come chiedono le Chiese cristiane alla vigilia delle elezioni europee dell’8-9 giugno 2024, nessun dubbio se si considera che uno dei capi più in vista dell’Europa, Emanuel Macron, auspica che la «libertà di aborto» venga inserita tra i diritti fondamentali dell’Unione Europa.

Non contento del diritto di uccidere i bambini nel seno materno nella CoMacronstituzione, annuncia l’intenzione di portare la «conquista» francese su scala europea, e non solo. E lo ha fatto nella celebrazione a Parigi della «libertà di aborto» nella Costituzione d’Oltralpe. Il presidente aveva voluto la celebrazione non a caso l’8 marzo, giornata della donna, per enfatizzarne la portata «storica» dell’evento: «Mi auguro che la libertà d’interruzione volontaria di gravidanza sia sancita dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. Perché oggi, in Europa, nulla può essere dato per scontato e tutto va difeso. Combatteremo questa lotta nel nostro continente e oltre l’Europa, lotteremo affinché questo diritto sia universale ed effettivo. Combatteremo questa lotta per tutte le donne».

Ma i toni perentori dell’Eliseo non riuniscono affatto il continente, dove emergono al contrario nuove reazioni di segno diametralmente opposto: la Federazione europea «One of Us (Uno di noi)», che riunisce una sessantina di organizzazioni non governative che tutelano la vita, definisce la proposta francese «una deviazione pericolosa». Le Ong «si oppongono all’inclusione dell’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. La priorità è invece la protezione della vita e della dignità umana dal concepimento fino alla morte naturale».

La Pontificia Accademia per la vita dichiara: «Proprio nell’epoca dei diritti umani universali, non può esserci un diritto a sopprimere una vita umana». L’Accademia invita governi e tradizioni religiose a dare il meglio affinché, in questa fase della storia, «la tutela della vita diventi una priorità assoluta, con passi concreti a favore della pace e della giustizia sociale, con misure effettive per un universale accesso alle risorse, all’educazione, alla salute. Le particolari situazioni di vita e i contesti difficili e drammatici del nostro tempo, vanno affrontati con gli strumenti di una civiltà giuridica che guarda prima di tutto alla tutela dei più deboli e vulnerabili. La tutela della vita umana è il primo obiettivo dell’umanità e può svilupparsi soltanto in un mondo privo di conflitti e lacerazioni, con una scienza, una tecnologia, un’industria a servizio della persona e della fraternità».

Per la Chiesa cattolica da sempre – come ricordava Francesco nell’udienza generale del 25 marzo 2020 – «la difesa della vita non è un’ideologia, è una realtà, una realtà umana che coinvolge tutti i cristiani, proprio perché cristiani e perché umani. Si tratta di agire sul piano culturale ed educativo per trasmettere alle generazioni future l’attitudine alla solidarietà, alla cura, all’accoglienza, ben sapendo che la cultura della vita non è patrimonio esclusivo dei cristiani, ma appartiene a tutti coloro che, adoperandosi per la costruzione di relazioni fraterne, riconoscono il valore proprio di ogni persona, anche quando è fragile e sofferente».

«È perché è un asserto contrario alla Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo» ricorda l’arcivescovo Luigi Bressan, emerito di Trento con alle spalle una luminosa carriera di nunzio apostolico: «Il preambolo afferma che il bambino ha diritto all’assistenza speciale sia prima che dopo la nascita» e l’art. 2 chiarisce che «per bambino si intende ogni essere umano fino a 18 anni». Il vescovo chiarisce che il progetto di articolo diceva «dalla nascita a 18 anni», Ma questo «era in contraddizione con il preambolo e fu modificato in modo che non lo fosse, distanziandosi da quanto diceva la “Dichiarazione sul diritti dell’infanzia”».

I valori cristiani possono fornire una garanzia e le Chiese cristiane invitano partiti e candidati «a riconoscerli come fondamento del progetto europeo, a lottare contro la strumentalizzazione dei valori cristiani per interessi politici, a promuovere i valori cristiani nei programmi».

In vista delle prossime elezioni per il Parlamento Ue, le Chiese cristiane sostengono la dichiarazione congiunta «Europa, sii te stessa», firmata – ed è una grossa e bella novità ecumenica – dai responsabili di quattro organismi cristiani: la cattolica Commissione delle Conferenze episcopali dei 27 dell’Unione Europea+Gran Bretagna (Comece); l’ortodossa-protestante Conferenza delle Chiese europee (Cec o Kek); l’Assemblea interparlamentare dell’ortodossia (Iao) e «Insieme per l’Europa»: «Notiamo con rammarico che valori un tempo dati per scontati – pace, stabilità, prosperità, stato di diritto piuttosto che governo basato sul potere – sono stati fatti a pezzi. L’insicurezza e la paura dominano». La dichiarazione è firmata da: mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina e presidente Comece; Maximos Charakopoulos, segretario generale Iao; mons. Nikitas di Thyateira, presidente Cec-Kek; Gerhard Pross, moderatore «Insieme per l’Europa».

Il «bene europeo» è il denominatore comune delle elezioni. La Comece esorta cristiani e cittadini a costruire un bene comune al di là degli interessi particolari e nazionali, con politiche che portino «a una rinnovata fratellanza e a un rilancio del progetto europeo». È un paradosso: nell’Europa sempre meno cristiana sono le Chiese cristiane a crederci di più perché da sempre la Chiesa partecipa alla costruzione europea. Le più grandi sfide sono: paura, ordine, popolo (e non populismo), democrazia, partecipazione, lavoro. Le priorità sono: pace, diritti umani, inclusione sociale, migrazioni, cambiamenti climatici, trasparenza finanziaria, lavoro. Risuona l’interrogativo di Papa Francesco: «Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà?».

Pier Giuseppe Accornero

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome