Maestro, tutti ti cercano!

Commento alle Letture della V Domenica del Tempo Ordinario – Vangelo Marco 1, 29-39

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La fama di Gesù si espande in ogni angolo dell’allora conosciuta come Palestina e anche fuori dalla terra degli Ebrei, lì dove abitano le genti, i popoli così come ci ricorda il termine ebraico «gojm». Oggi siamo a Cafarnao, città per sua natura commerciale, città per sua natura contaminata dagli influssi pagani, non certo un ambiente adatto ai profeti. Cafarnao era la città di Pietro e Andrea e Gesù vi dimora stabilmente all’inizio della sua missione. Nel Vangelo di oggi troviamo un miracolo apparentemente insignificante che è la guarigione della febbre della suocera di Pietro. Cosa può mai comportare la guarigione dalla febbre? Quale è il risvolto positivo di questa guarigione e delle successive guarigioni che Gesù opera in Cafarnao o alle porte di essa dove si radunano tutti gli ammalati in una sorta di nuova Sinagoga. Trovo un significato molto attuale in questa folla che si raduna alla porta con Gesù al centro, quasi a volerci significare della condizione del popolo di Dio che vive malattie fisiche e spirituali di ogni genere. La comunità cristiana spesso è l’unico luogo dove siamo sicuri di non essere valutati sulle nostre prestazioni e il Signore, guarendo gli ammalati guarisce anche la nostra tracotanza, il nostro senso di immortalità conseguente al peccato di origine.

Nella piccola città di Cafarnao Gesù esercita la sua straordinaria forza contro un’altra forza che se non è pari poco ci manca: la forza della prepotenza del male che seleziona, esclude, mortifica. Dicendo questo ritorno solo per un attimo al miracolo della guarigione della febbre di cui è beneficata la suocera di Pietro. Annota l’evangelista che essa dopo la guarigione ritorna a servire Gesù e il gruppo degli apostoli; è significativa questa guarigione non solo per i circostanti ma anche per tutti i lettori del Vangelo di Marco e più in generale di tutti i credenti grazie alla predicazione degli apostoli. La vera comprensione della fede cristiana assimila agli atteggiamenti del Figlio dell’uomo che non è venuto per essere servito ma per servire. La guarigione dalla febbre per servire è un richiamo dolce ma perentorio all’essenza stessa della nostra fede quella cioè di farci servi, di non aspettare di essere serviti ma di servire, scorgere le occasioni per metter la nostra vita a disposizione a servizio, guarire una buona volta della febbre che non è il segno di un’infiammazione del sistema immunitario ma è il segno di un male più oscuro e più avvolgente; quello di vivere per sè stessi.

Marco sapientemente annota poi un secondo quadro di questa scena evangelica: Gesù che si ritira nella preghiera. L’orizzonte del servizio non è piatto per il Signore, il servizio ha un orizzonte di profondità, di altezza che è l’orizzonte del rapporto con Dio. Per Gesù questo è l’orizzonte del rapporto con Dio. Questo orizzonte costerà il superamento della tentazione nel deserto che qui viene anticata dall’espressione d Pietro: «Tutti ti cercano», tutti ti cercano ma non vogliono guarire dalla febbre del vivere per sé stessi e allora Gesù fugge e fugge per predicare che il Regno di Dio è vicino e che è vicino al Regno chi, come il maestro, farà della propria vita un dono e non un possesso, un regalo e non un dovuto.

L’invito di Gesù è rivolto a tutti, principalmente ai discepoli che sono tali perché seguono il maestro sulle sue strade. L’evangelista Marco ci ricorda che essi dovranno fare ancora tanta strada per comprendere fino in fondo il maestro e dovranno sempre ricominciare a comprenderlo ogni giorno di più fino a quando lo troveranno nel dono della loro vita assieme a quella del Maestro: se la chiamata la ritrovi in un momento preciso, la sequela è per tutta la vita. Pregaci su!

padre Andrea MARCHINI

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