Mai più bambini nel cassonetto

Il caso di Villanova – In un Paese come l’Italia dove la natalità è ai minimi storici (meno di 7 neonati per mille abitanti) e il Governo invita le giovani donne «a fare figli», la notizia di un neonato appena partorito e abbandonato «al freddo e al gelo», in una borsa di plastica accanto ad un cassonetto a Villanova Canavese, Comune della diocesi di Torino, ci interroga nel profondo

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In un Paese come l’Italia dove la natalità è ai minimi storici (meno di 7 neonati per mille abitanti) e il Governo invita le giovani donne «a fare figli», la notizia di un neonato appena partorito e abbandonato «al freddo e al gelo», in una borsa di plastica accanto ad un cassonetto a Villanova Canavese, Comune della diocesi di Torino, ci interroga nel profondo.

È accaduto pochi giorni fa. Non basta tirare un sospiro di sollievo perché il bimbo è sopravvissuto grazie alla sorte (o alla Provvidenza) che ha voluto che i suoi vagiti attirassero l’attenzione di un passante che l’ha salvato. Neppure ci lascia tranquilli apprendere – come sempre in questi casi – che decine di famiglie sono pronte ad adottare il piccolo, e che intanto si sta cercando la madre su cui pesa l’accusa di infanticidio… Cosa abbiamo fatto prima del triste episodio, perché questa mamma, chiunque essa sia, non arrivasse a compiere il suo gesto disperato?

I mass media dedicano molto spazio al «diritto delle donne di abortire», molto poco alle alternative. Solo nei casi in cui viene scoperto un bambino in un cassonetto, accennano al fatto che in Italia esiste una buona legge per consentire alle donne in difficoltà di partorire «in anonimato» e poi dare il figlio in adozione, tenendo completamente segreto il proprio nome: queste donne partoriscono in ospedale e in totale sicurezza. Il bambino nasce in completa sicurezza.

Se davvero desideriamo che la natalità italiana cresca, perché non iniziamo a tutelare la vita di chi nasce, anche in situazioni di grave disagio come era probabilmente il figlio della donna che lo ha messo al mondo a Villanova? Tutti pronti a giudicare la «sciagurata» che lo ha abbandonato per strada, ma proviamo a metterci nei panni di una donna che, dopo nove mesi di gestazione, in preda alla disperazione, decide dopo il dolore del parto di eliminare una parte di sé… Come giudicare? Non si può. Così come non potremo giudicare le «madri segrete», ossia le donne che partoriranno in anonimato, daranno il figlio in adozione e non per questo potranno essere accusate di scarso senso materno.

Come dice Papa Francesco, chi siamo noi per giudicare? Cosa sappiamo della storia di una donna che porta in grembo un figlio e poi decide di andare in ospedale e partorire senza poterlo guardare negli occhi? Spesso accade a ragazze giovanissime, che non sono pronte ad allevare un figlio perché il compagno è coetaneo o perché le famiglie sono contrarie; o si tratta di donne che rimangono incinte e sono state abbandonate dal compagno e non hanno la possibilità di tenere il bambino perché non indipendenti economicamente. Oppure sono straniere, che con un figlio rischierebbero di perdere il lavoro.

Abbandonare un figlio che hai portato in grembo non è una passeggiata, è una ferita che ti segnerà per tutta la vita. Ogni «madri segreta» ha storie alle spalle di sofferenza, ma la decisione di rivolgersi ad un ospedale per partorire è un grande dono al proprio figlio e alle famiglie che faranno domanda adozione, pronte ad accogliere con amore un bambino cui è stata donata la vita da una madre che poteva fare una scelta diversa: abortire o abbandonare il piccolo per strada.

Partorire in anonimato è un gesto per la vita: per questo, come evidenziano Anfaa (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie) e Ordine degli Assistenti sociali del Piemonte, la vicenda di Villanova «non è solo una storia privata, ma un richiamo a politiche e azioni concrete» perché l’informazione sull’opportunità di partorire in anonimato venga diffusa il più possibile nelle scuole, nei centri di ascolto, nelle parrocchie, negli studi dei medici di base, sui social per raggiungere le più giovani, e in tutti i luoghi dove le donne, soprattutto le più fragili o straniere, possano venire a conoscenza di questo diritto. Devono sapere che la procedura per l’adozione dei figli non riconosciuti alla nascita è rapida: «In Piemonte e Valle d’Aosta, se il bambino è in salute e non necessita di cure o approfondimenti clinici, trascorsi i 10 giorni dei termini per il riconoscimento, sarà accolto in una famiglia nei 20 giorni successivi» precisa Maria Teresa Buscarino, del consiglio dell’Ordine degli Assistenti sociali, delegata per il tavolo Minori presso il Consiglio nazionale.

Ma torniamo ai dati. Gli ultimi disponibili (Istat ottobre 2023) ci dicono che nella Penisola la denatalità è sempre più alta: da gennaio a giugno 2023 le nascite sono state circa 3.500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2022 e il numero medio di figli per donna è sceso a 1,24, con una lieve flessione sul 2021 (1,25). «La stima provvisoria elaborata sui primi 6 mesi del 2023 evidenzia una fecondità pari a 1,22 figli per donna. Nel 2010 il numero medio di figli per donna aveva toccato il massimo relativo registrato nell’ultimo ventennio di 1,44».

Fin qui la natalità. Altri dati forniti dall’Anfaa rilevano che ogni anno sono circa 250 in Italia i neonati non riconosciuti alla nascita e adottati che «grazie alla possibilità per le gestanti, comprese le extracomunitarie senza permesso di soggiorno, che non intendono riconoscere e provvedere personalmente al proprio nato, hanno diritto a partorire in assoluta segretezza negli ospedali e nelle strutture sanitarie, garantendo, a se stesse e al neonato, la necessaria assistenza e le opportune cure».

Nel 2023 solo 10 donne hanno partorito in anonimato negli ospedali torinesi: Nell’unica culla termica presente in città da 10 anni, realizzata dal Movimento per la Vita presso il Sermig (in via Andreis 18) e collegata con il 118, non è stato mai lasciato un neonato. C’è dunque bisogno di più informazione – ripetono Anfaa, assistenti sociali e Movimento per la Vita – per favorire il parto in anonimato incoraggiando le donne più sole ad un gesto di grande civiltà. «Ribadiamo l’urgente necessità che le Istituzioni preposte si impegnino maggiormente a fare conoscere queste disposizioni e a garantire alle gestanti in difficoltà il sostegno» conclude Frida Tonizzo, dell’Anfaa «attraverso personale adeguatamente preparato (psicologi, assistenti sociali, educatori) che le aiuti prima, durante e dopo il parto, le accompagni a decidere responsabilmente se riconoscere o meno il proprio nato e le sostenga fino a quando sono in grado di provvedere autonomamente a se stesse e, se hanno riconosciuto il neonato, al proprio figlio».

In Piemonte esistono quattro numeri telefonici «Sos donna parto segreto»: a Torino 011.01125489; nel cuneese 0171.334190; ad Alessandria 0131.229769; a Novara 0321.3703721.

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