Marzo 1978, l’inizio della più tragica crisi della Repubblica

45 anni fa – Iniziò la forse più tragica crisi che la Repubblica Italiana ha dovuto finora affrontare. Il giorno 16 di quel mese il cosiddetto Governo d’unità nazionale, che per la prima volta aveva l’appoggio esterno del PCI, avrebbe iniziato il dibattito per ottenere il voto di fiducia di entrambe le Camere…

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Quarantacinque anni or sono, nel marzo 1978, iniziò la forse più tragica crisi che la Repubblica Italiana ha dovuto finora affrontare. Il giorno 16 di quel mese il cosiddetto Governo d’unità nazionale, che per la prima volta aveva l’appoggio esterno del PCI, l’allora partito comunista più importante dell’Europa occidentale, avrebbe iniziato il dibattito per ottenere il voto di fiducia di entrambe le Camere. Era il frutto di un cammino che aveva avuto tra i suoi principali promotori il presidente della DC Aldo Moro e il segretario del PCI Enrico Berlinguer. Quella stessa mattina, in via Fani a Roma, i terroristi delle Brigate Rosse barbaramente uccisero le cinque persone che componevano la scorta di Moro e lui venne rapito. Il Governo, presieduto da Giulio Andreotti, uomo dalle molte stagioni politiche, ottenne velocemente la fiducia, mentre per la nazione iniziavano due terribili mesi che ebbero il loro epilogo con il ritrovamento del cadavere dello statista democristiano il 9 maggio, ammazzato dai criminali che lo avevano rapito.

I quasi due mesi che intercorsero tra i due avvenimenti misero a dura prova il sistema italiano: impreparazione, depistaggi, indagini forse mal condotte, intromissioni straniere, l’opinione pubblica e la politica divisa tra coloro che avrebbero trattato con i brigatisti e coloro che erano intransigenti, ecc. In un clima rovente vennero fatte trovare copie di presunte lettere di Moro scritte dal carcere (gli originali non sono mai stati trovati), sulla cui autenticità si continua a dibattere, che tra l’altro ponevano in discussione l’intera classe dirigente nazionale.

In quei dolorosi frangenti mancò il ruolo del garante dell’unità nazionale, che è affidato al Presidente della Repubblica. Allora lo era Giovanni Leone, giurista napoletano ed esponente della DC di destra, che da mesi era al centro di una durissima campagna stampa che lo accusava di presunta corruzione (accuse che alcuni anni dopo si rivelarono totalmente infondate). Indebolito dagli attacchi e isolato politicamente per un concorso di circostanze a lui sfavorevoli, non riuscì ad essere il punto di riferimento dello Stato. Di diverso profilo fu invece il suo successore, Sandro Pertini, eletto nel luglio successivo dopo le dimissioni di Leone, che è tutt’ora considerato il presidente più amato dagli Italiani.

Anche se il terrorismo rosso continuò i suoi crimini ancora per qualche anno (e il Piemonte ebbe ancora molte vittime), forse dopo tutte quelle vicende iniziò la sua sconfitta, ricordiamo che il 9 marzo 1978, a Torino, si riuscì finalmente a comporre la giuria popolare nel processo ai capi storici delle BR, alcuni dei quali erano in carcere.

Il 1978 fu anche l’anno dei tre papi. Ad inizio agosto morì Paolo VI, già minato da problemi di salute, probabilmente aggravati dall’esito negativo dei suoi tentativi di liberare l’amico Moro (inutile fu il suo appello del 21 aprile agli uomini delle Brigate Rosse, col quale chiedeva semplicemente di liberare senza condizioni un uomo buono ed onesto); seguì il breve pontificato di papa Luciani ed infine fu eletto Giovanni Paolo II. Paolo VI e Giovanni Paolo II sono stati proclamati santi e Giovanni Paolo I, beato.

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