Mattarella e Zuppi: “la scuola sia aperta a tutti e inclusiva”

Appelli – Unanime il pensiero del Capo dello Stato e del Presidente della CEI dopo l’annuncio della Presidente del Consiglio di un decreto che pone un tetto massimo agli studenti stranieri per classe. Il Presidente Sergio Mattarella: «La scuola è aperta a tutti e non crea ghetti». Il cardinale Matteo Zuppi: vogliamo «una scuola aperta e inclusiva»

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Sulla scuola i due presidenti concordano. Il capo dello Stato Sergio Mattarella: «La scuola è aperta a tutti e non crea ghetti». Il presidente della Conferenza episcopale italiana cardinal Matteo Maria Zuppi: vogliamo «una scuola aperta e inclusiva».

Consiglio permanente Cei: l’analisi del cardinale Zuppi sulla pace mondiale

«Lo scenario internazionale rischia di sfuggire di mano ai capi che si sentono i padroni della situazione»; «Solo la fine della guerra può garantire che tutti, popoli grandi e piccoli, non siano travolti da un conflitto più grande. Solo la pace può garantire la fine di tanti conflitti che insanguinano il mondo, quelli più geograficamente a noi vicini e quelli più lontani o dimenticati». Il cardinale arcivescovo di Bologna Zuppi, presidente della Cei, introduce il Consiglio permanente dei vescovi (21-13 settembre 2026) italiani, sottolineano come nella prima enciclica di papa Leone «Magnifica humanitas», «c’è stato un vero cambio di paradigma nel discorso pubblico e nelle scelte di riarmo, con una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale».

Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, apre il Consiglio episcopale permanente

L’eredità di San Francesco a 800 anni dal transito

Allora è più urgente che mai rivalutare la figura di San Francesco negli 800 anni del transito del «patrono d’Italia» (insieme a Caterina da Siena) che si celebra il 4 ottobre: «Egli ci spinge in una dimensione universale e non localista, di apertura e non di chiusura, di superamento delle frontiere e non di costruzione di muri perché ci fa vedere nel prossimo il nostro fratello».

I temi chiave del parlamentino Cei: evangelizzazione e diritti

«L’Italia Paese da evangelizzare»: libertà, pace politica, accoglienza, educazione, primato dell’annuncio; «non può esistere un diritto a morire»; i 50 anni dal primo convegno ecclesiale nazionale «Evangelizzazione e promozione umana»; dare continuità e attuazione alle proposte del documento di sintesi del Cammino sinodale «Lievito di pace e di speranza», in parte sono in cantiere nelle diocesi e alla Cei. Sono i tempi principali affrontati da Zuppi davanti al «parlamentino».

Accoglienza degli immigrati e responsabilità dell’Europa

Accoglienza degli immigrati- «Occorre fermarsi, avvicinarsi, assumersi la responsabilità di quella vita. La prossimità non può essere affidata solo alla generosità dei singoli; deve trovare espressione nella cultura, nelle leggi, nelle scelte politiche ed economiche. È la responsabilità richiamata dal Papa anche per l’Europa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare, lavorando insieme perché nessuno sia costretto a lasciare la propria terra. La dignità delle persone chiede risposte comuni e lungimiranti, capaci di superare la paura e l’indifferenza alla sofferenza altrui».

Pace, disarmo e il messaggio del Poverello d’Assisi

Pace e corsa al riarmo – In questo tempo in cui è avvenuto «un vero cambio di paradigma nel discorso pubblico e nelle scelte di riarmo, con una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale», è più urgente che mai rivalutare la figura di San Francesco: «Solo la fine della guerra può garantire che tutti, popoli grandi e piccoli, non siano travolti da un conflitto più grande. Il Poverello ci insegna a essere ogni giorno persone di pace, rispettare l’altro, accogliere i poveri, curare la formazione propria e altrui, custodire il bene comune e soprattutto la vita dal nascere sino alla fine».

L’Italia è un Paese da evangelizzare: il nesso con la promozione umana

L’Italia è un Paese da evangelizzare – Il primo convegno ecclesiale nazionale, su «Evangelizzazione e promozione umana» (Roma, 30 ottobre-4 novembre 1976) secondo Zuppi, quell’affermazione «è un’eredità e un impegno per noi»: nota che i partecipanti «avevano centrato la vocazione permanente della Chiesa: comunicare il Vangelo agli italiani, che cambiano con il passare delle generazioni». Dal primo appuntamento di Roma ne seguirono altri quattro ogni dieci anni, fino al «Cammino sinodale» nel quale «il nesso tra evangelizzazione e attenzione all’uomo resta il criterio per leggere questo tempo di guerre e nuove fragilità».

Scuola ed educazione: contrasto alle disuguaglianze educative

Scuola ed educazione – È il punto più delicato, anche politicamente. «La questione educativa non è un tema tra gli altri» scandisce Zuppi, anche perché siamo all’inizio dell’anno scolastico: «I recenti episodi di violenza ci interrogano profondamente. La prima sfida non più rinviabile è quella delle disuguaglianze educative: non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento». È la ragionevole e sonora risposta – senza nominarli – a chi nel «pratone» bergamasco ha fatto scrivere a caratteri cubitali negli striscioni che fasciavano il palco e nelle bandiere agitate dai sostenitori: «Non passa lo straniero»; e chi, nella festa dei giovani del proprio partito, ha annunciato di voler «limitare il numero di stranieri per classe» suscitando l’orrore dei costituzionalisti: «È una follia».

Il ruolo della scuola di fronte all’Intelligenza Artificiale

Non cedere lo scettro all’Intelligenza Artificiale – Spiega il presidente: «Può offrire risorse preziose ma non sostituisce l’opera educativa. La scuola non compete con le macchine nel fornire risposte rapide, ma insegna a porre le domande che rendono umana la vita. Nessun algoritmo può prendere il posto dello sguardo di un insegnante che incoraggia, corregge, comprende e accompagna».

Il dibattito sul fine vita e l’importanza delle cure palliative

Dibattito sul fine vita – «Auspichiamo un confronto parlamentare ampio, responsabile, attento alle necessità dei cittadini e libero da strumentalizzazioni e ipocrisie. Non esiste un diritto a morire. La Chiesa rigetta l’accanimento terapeutico e riconosce la liceità della rinuncia a trattamenti sproporzionati, rinuncia distinta dal procurare la morte. Tra accanimento e anticipazione della morte c’è lo spazio che le istituzioni devono riempire con le cure palliative».

Pier Giuseppe Accornero

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