Messe e intenzioni, un nuovo Decreto per maggiore trasparenza

Santa Sede – Le offerte per le Messe e i Sacramenti non diventino «un commercio sacro». Lo chiede un decreto del dicastero per il Clero firmato da Papa Francesco il 13 aprile, in vigore da domenica 20 aprile (Pasqua): aggiorna la disciplina con regole più chiare per garantire trasparenza, correttezza e rispetto della volontà dei fedeli

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Le offerte per le Messe e i Sacramenti non diventino «un commercio sacro». Lo chiede un decreto del dicastero per il Clero firmato da Papa Francesco il 13, in vigore da domenica 20 aprile 2025 (Pasqua): aggiorna la disciplina con regole più chiare per garantire trasparenza, correttezza e rispetto della volontà dei fedeli.

Chiedere che venga celebrata una Messa per i vivi o per i defunti è una consuetudine molto antica. Per mezzo dell’offerta i fedeli – si legge nel decreto – «vogliono unirsi più strettamente al Sacrificio eucaristico aggiungendovi un sacrificio proprio e collaborando alle necessità della Chiesa e contribuendo al mantenimento dei sacerdoti. Così i fedeli si uniscono più intimamente a Cristo che offre sé stesso, secondo un uso che non solo è approvato ma promosso dalla Chiesa». In sostanza, l’offerta non vuole assolutamente dire «vendita della Messa» e le offerte hanno lo scopo di aiutare chi è nel bisogno.

Il testo integra e specifica il decreto «Mos iugiter» del 1991 e affronta alcune criticità emerse nella prassi in questi 34 anni, in merito specialmente alle Messe con «intenzioni collettive». Il Dicastero guidato dal cardinale Lazzaro You Heung-sik stabilisce che «i sacerdoti possono accettare più offerte da offerenti distinti, cumulandole con altre e soddisfacendovi con una sola Messa, celebrata secondo un’unica “intenzione collettiva” solo se tutti gli offerenti ne siano stati informati e abbiano acconsentito. In assenza di un consenso esplicito, la volontà degli offerenti non può mai essere presunta». Anzi, «in assenza, si presume sempre che non sia stata data». I donatori devono essere sempre informati, per evitare appunto «il commercio sacro».

Molto importante è il passaggio successivo: si tratta di «garantire i Sacramenti ai più poveri e di sostenere le missioni». Il ministro, «oltre alle offerte determinate dalla competente autorità, per l’amministrazione dei Sacramenti non domandi nulla, evitando sempre che i più bisognosi siano privati dell’aiuto dei Sacramenti a motivo della povertà». Ogni vescovo, secondo le esigenze della Chiesa particolare e del clero, «può disporre la destinazione delle offerte alle parrocchie in stato di necessità della propria o di altre diocesi, specialmente nei Paesi di missione».

Vescovi e parroci sono chiamati a vigilare con attenzione. Infine, il Dicastero annuncia che, trascorsi dieci anni dall’entrata in vigore di queste norme, promuoverà uno studio della prassi nonché della normativa vigente, in vista di una «verifica della sua applicazione e di un eventuale aggiornamento».

In conclusione, per le celebrazioni delle Messe e dei Sacramenti non ci devono essere delle «tariffe». È il caso di ricordare che in diocesi di Torino, dai tempi del cardinale arcivescovo Michele Pellegrino (1965-77), già prima della lettera pastorale «Camminare insieme» (1971) si parla di perequazione economica del clero, di abolizione delle tariffe per i Sacramenti, di bilanci pubblici, di «cooperazione diocesana» per pagare dipendenti e servizi; per contribuire ai bisogni dei sacerdoti indigenti, malati e anziani; per costruire le nuove chiese e per altri scopi pastorali,  nella convinzione che le strutture della Chiesa devono essere povere. Pellegrino scrive: «Il vescovo chiede soldi. Proprio così, anche se sembra strano. Non ho vergogna a chiedere, anzi ritengo mio dovere esortarvi a dare. Chiedo di venire incontro alle necessità della Chiesa locale: sacerdoti anziani e invalidi, seminari, parrocchie nuove, opere di apostolato». E «a determinate prestazioni di ministero corrisponde un compenso in denaro: ciò non significa compra-vendita di beni spirituali ma è un mezzo di sostentamento di chi dedica tempo e forze al ministero. Si deve tendere allo sganciamento della prestazione ministeriale dal compenso in denaro. Fraternità tra i sacerdoti significa comunità di vita e preghiera, di lavoro e borsa». La diocesi di Torino diventa una trasparente «casa di vetro»: quanto si incassa, quanto e come si spende, quali opere si finanziano. E il successore cardinale Anastasio Alberto Ballestrero (1977-89) continuerà nella politica «I Sacramenti non si pagano».

Pier Giuseppe Accornero

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