Migliaia di cristiani martiri nella prima parte del XXI secolo

Verso il Giubileo 2025 – Papa Francesco ha creato, presso il Dicastero delle Cause dei santi, una commissione per elaborare un catalogo di tutti coloro che hanno versato il sangue per Cristo nell’ultimo quarto di secolo, dal Grande Giubileo del 2000 con Giovanni Paolo II a quello deciso da Francesco fra due anni

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Il 7 maggio 2000, nel Grande Giubileo, Giovanni Paolo II disse al Colosseo: «L’esperienza della Seconda guerra mondiale e degli anni successivi mi ha portato a considerare con grata attenzione l’esempio luminoso di quanti, dai primi del Novecento sino alla sua fine, hanno provato la persecuzione, la violenza, la morte, per la loro fede e per il loro comportamento ispirato alla verità di Cristo. E sono tanti! La loro memoria non deve andare perduta, anzi va recuperata in maniera documentata».

MIGLIAIA DI CRISTIANI MARTIRI

Per recuperare tale memoria istituì la commissione «Nuovi martiri» auspicando il carattere ecumenico della ricerca per l’importanza dell’«ecumenismo del martirio». I risultati del lavoro sono impressionanti: in poco tempo la commissione ha raccolto più di 12 mila storie del martirio e la basilica San Bartolomeo a Roma è diventata santuario dei nuovi martiri, con le memorie e le reliquie in chiave geografica o ideologica: i testimoni della fede di Asia, Oceania e Medio Oriente; delle Americhe; le vittime dei regimi comunisti; dell’Africa; della Spagna e del Messico; del regime nazista.

Il santuario dei martiri cristiani all’Isola Tiberina si arricchisce delle nuove reliquie e memorie, come la lettera ai familiari di suor Maria Paschalis Jahn, la più giovane di dieci suore polacche della congregazione di Santa Elisabetta che trovarono il martirio per mano dei soldati sovietici: fu uccisa a 29 anni l’11 maggio 1945 durante un tentativo di violenza di un soldato sovietico. Hanno sofferto il martirio nel clima di violenza perpetrato dall’Armata Rossa nella sua avanzata nella Slesia – allora territorio tedesco, ora polacco – e della Repubblica Ceca. Dopo l’ingresso delle truppe sovietiche in territorio tedesco, le dieci suore scelsero di non essere evacuate insieme alla popolazione, ma rimasero nei conventi per continuare ad assistere malati, anziani e feriti. I «liberatori» dell’Armata Rossa si comportarono in maniera brutale, come gran parte dei soldati: rubarono, terrorizzarono, picchiarono, violentarono donne e ragazze, anziane e suore. Il processo diocesano di beatificazione, cominciato a Breslavia nel 2011 e concluso nel 2015, a Roma. Papa Francesco ha emesso nel 2021 il decreto sul martirio: le suore sono state beatificate l’11 giugno 2022 a Breslavia.

Spiega il biografo Zbigniew Kijas: «Le dieci suore di Santa Elisabetta beatificate come martiri rappresentano, in un certo senso, l’intero gruppo: i soldati sovietici uccisero centinaia di suore di varie congregazioni e migliaia di laiche. Sono state selezionate queste dieci perché è stata conservata la maggior parte delle prove sulla loro vita e morte. Le prove dimostrano che hanno effettivamente subito la morte di un martire e che i loro carnefici erano mossi dall’odio per la fede».

La fede – aggiunge padre Kijas – «ha dato loro il coraggio di non scappare, di rimanere con i malati e i bisognosi in una situazione apparentemente senza speranza di fronte all’aggressore che sembrava onnipotente. Si sapeva che quello che stavano facendo i soldati dell’Armata Rossa era terribile. Difendendo la loro castità, credendo che Dio le avesse chiamate a farlo, difendevano la loro fede. Senza fede, probabilmente non avrebbero deciso di morire. Per le suore polacche di Santa Elisabetta è stato possibile provare che l’aggressore le colpiva non solo perché donne, ma perché religiose».

IN VISTA DEL GIUBILEO DEL 2025

Papa Francesco ha creato, presso il Dicastero delle cause dei santi, una commissione per elaborare un catalogo di tutti coloro che hanno versato il sangue per Cristo nell’ultimo quarto di secolo, dal Grande Giubileo del 2000 con Giovanni Paolo II a quello deciso da Francesco fra due anni. «Non possiamo dimenticarli». Il dato significativo è che la ricerca è estesa a tutte le confessioni cristiane e non soltanto ai cattolici.

Con lettera del 5 luglio 2023 il Pontefice ha istituito la «Commissione dei nuovi martiri. Testimoni della fede». L’obbiettivo è elaborare un catalogo di tutti coloro che hanno versato il sangue per confessare Cristo e testimoniare il Vangelo: «I martiri nella Chiesa sono testimoni della speranza che deriva dalla fede in Cristo e incita alla carità. La speranza mantiene viva la profonda convinzione che il bene è più forte del male, perché Dio in Cristo ha vinto il peccato e la morte».

Spiega Francesco: «I martiri hanno accompagnato in ogni epoca la vita della Chiesa e fioriscono come “frutti maturi ed eccellenti della vigna del Signore” anche oggi. Sono più numerosi nel nostro tempo che nei primi secoli: vescovi, sacerdoti, consacrate e consacrati, laici e famiglie che nei diversi Paesi, con il dono della vita, hanno offerto la suprema prova di carità». Giovanni Paolo II afferma che occorre fare di tutto perché l’eredità dei «militi ignoti della grande causa di Dio» non vada perduta.

È quello che anche Francesco, dopo Papa Wojtyla, ha più volte definito «ecumenismo del sangue»: «Anche nel prossimo Giubileo ci ritroveremo uniti per una simile celebrazione. Con tale iniziativa non si intendono stabilire nuovi criteri per l’accertamento canonico del martirio, ma continuare l’iniziato rilevamento di quanti seguitano a essere uccisi solo perché cristiani. Si tratta di proseguire la ricognizione storica per raccogliere le testimonianze di vita, fino allo spargimento del sangue, di queste nostre sorelle e questi nostri fratelli, affinché la loro memoria spicchi come tesoro che la comunità custodisce. La ricerca riguarderà non solo la Chiesa cattolica, ma si estenderà a tutte le confessioni cristiane».

I cristiani continuano a mostrare, in contesti di grande rischio – dice Bergoglio – «la vitalità del Battesimo che ci accomuna. Non pochi sono coloro che, pur consapevoli dei pericoli che corrono, manifestano la loro fede o partecipano all’Eucaristia domenicale. Altri vengono uccisi nello sforzo di soccorrere nella carità la vita di chi è povero, nel prendersi cura degli scartati dalla società, nel custodire e nel promuovere il dono della pace e la forza del perdono. Altri ancora sono vittime silenziose, singoli o in gruppo, degli sconvolgimenti della storia. Verso tutti loro abbiamo un grande debito e non possiamo dimenticarli».

Pier Giuseppe Accornero

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