Ministeri battesimali, il primo gruppo per le diocesi di Torino e Susa

Santo Volto – Nella Veglia di Pentecoste presieduta dall’Arcivescovo Repole, sabato 23 maggio alle 21 al Santo Volto, alla preghiera per invocare il dono dello Spirito Santo si unirà quella per i 78 laici delle diocesi di Torino e Susa che riceveranno i ministeri dell’accolitato, del lettorato, del catechista e dell’ufficio di referente della carità e dell’azione sociale

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Nella Veglia di Pentecoste presieduta dall’Arcivescovo Repole, sabato 23 maggio alle 21 al Santo Volto, alla preghiera per invocare il dono dello Spirito Santo si unirà quella per i 78 laici delle diocesi di Torino e Susa che riceveranno i ministeri dell’accolitato, del lettorato, del catechista e dell’ufficio di referente della carità e dell’azione sociale. Sono i primi, uomini e donne di età e appartenenze differenti, che al culmine di due anni di preparazione presso l’istituto di formazione interdiocesano «Percorsi» si metteranno a servizio delle comunità. Un servizio che non si sovrappone ad altri, ma che è maturato in un   tempo di cambiamento sociale in cui, come sottolinea don Paolo Tomatis, direttore di «Percorsi», «emerge sempre più l’importanza – in una Chiesa ricca di carismi – di condividere nelle parrocchie e tra parrocchie le ministerialità».

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I 78 laici sono i volti di una Chiesa pluriministeriale nella quale però «non basta istituire per far funzionare», precisa don Tomatis, «ma è importante camminare insieme, per far sì che questa impostazione sia condivisa dall’ambiente ecclesiale». Una armonizzazione, un inserimento nel tessuto e nel percorso delle Chiese di Torino e Susa  che la Veglia interdiocesana di Pentecoste dunque esplicita, riunendo tutti i fedeli – laici, religiosi, sacerdoti e diaconi – nella preghiera perché lo Spirito guidi, illumini e sostenga il cammino dei nuovi ministri.

Una «novità» preparata in due anni – anche con un vero e proprio tirocinio sul campo – in cui anche l’équipe che ha seguito la formazione si è arricchita: «si è imparato facendo», precisa don Tomatis. «Nella Veglia», prosegue, «l’Arcivescovo presenterà il sacerdote che avrà il compito di accompagnare i ministri e anche le comunità in cui saranno presenti, preti e diaconi con cui si interfacceranno nelle parrocchie» un ulteriore segno dell’importanza di un cammino che non è delegato a nuove figure, ma costruito insieme. Si sta inoltre definendo un terzo anno di ‘accompagnamento’ per un ulteriore passaggio formativo alla luce anche di quanto sarà vissuto e sperimentato con l’entrata in servizio.

Nelle storie dei nuovi ministri, in questo tempo di ripensamento dell’essere Chiesa nel cambiamento, l’entusiasmo e il desiderio di mettere a frutto un percorso «che ci ha dato soddisfazione». Così nella testimonianza di Chiara Costa portata al Consiglio pastorale interdiocesano ad inizio maggio, le parole di «apripista» e «pionieri» ben riassumono anche il senso di responsabilità che si assume: «Oggi, a conclusione di due anni di formazione e in attesa del momento dell’istituzione, tanti sono i pensieri, ma soprattutto i sentimenti e le emozioni che animano i nostri cuori. Una delle parole che più è riecheggiata in questi due anni è ‘pionieri’. Noi rappresentiamo i primi ministri istituiti e ovviamente speriamo che tanti siano i futuri compagni di viaggio che si aggiungeranno in questo percorso. L’essere pionieri porta con sé, almeno per me, elementi positivi ed elementi più critici. Da una parte la bellezza di vivere un’esperienza non del tutto predeterminata, non completamente già scritta, e di sperimentare veramente la co-costruzione di un cammino di formazione, di mettere un passo dopo l’altro in una dimensione di comunione reale. Dall’altra parte, l’essere gli ‘apripista’, ci ha dato una carica in più, ci ha spronato al vivere al meglio l’esperienza (e anche a fare bene i compiti…!), ma sentiamo anche forte la responsabilità, una responsabilità nei confronti delle Chiese di Torino e di Susa che hanno investito e stanno investendo molto su “Percorsi” e quindi su tutti noi; una responsabilità nei confronti dell’equipe formativa e dei compagni di viaggio di questo biennio; una responsabilità verso le comunità delle nostre Parrocchie e delle nostre Unità Pastorali; una responsabilità nei confronti di noi stessi. Siamo consapevoli, però, che si tratta di una co-responsabilità e che il prefisso non è per nulla secondario».

«Il cammino ‘Percorsi’», aggiunge Bruno Bossina,  «ci ha aiutato a comprendere che il cambiamento pastorale non passa prima di tutto dalle strutture, ma da persone che imparano ad ascoltare, accompagnare e lavorare insieme. È un cammino ancora in divenire, con fatiche reali, ma anche con una grande potenzialità: quella di contribuire a costruire una Chiesa sempre più capace di discernere e camminare insieme». E sul camminare insieme è tornata anche Alessia Votta: «Spesso viviamo le nostre parrocchie come isole, ma confrontarmi con realtà di Torino e di Susa mi ha insegnato che i confini sono solo sulla carta. Abbiamo scoperto di avere le stesse sfide e questo ci ha dato coraggio: non siamo soli a cercare nuove strade per l’evangelizzazione. Mi ha dato uno sguardo più largo, meno ‘campanilista’ e più ecclesiale». «Il ministero istituito è questo», precisa, «essere un ponte che mette in movimento i doni degli altri. Ho lavorato fianco a fianco con i futuri accoliti e lettori della mia stessa Unità Pastorale. Abbiamo dimostrato che se i ministri laici non corrono da soli ma collaborano davvero con i sacerdoti, la comunità lo sente e risponde con entusiasmo. La fatica è svanita davanti alla bellezza di vedere una Chiesa che si muove insieme. Grazie perché questo percorso non ci ha dato solo nozioni, ma ci ha insegnato uno stile: quello della corresponsabilità».

E in una Chiesa in cui da Pentecoste ci saranno nuovi ministri, non poteva mancare anche la preghiera e la festa per i neofiti, i nuovi Cristiani che nella notte di Pasqua ricevendo i sacramenti dell’inziazione hanno  arricchito le comunità torinesi. Sono il volto di chi ha cercato, si è interrogato, ha raccolto da testimonianza di colleghi, amici, persone che ne hanno incrociato il percorso. Con padrini e accompagnatori si ritroveranno al santo Volto alle 19 per vivere insieme ancora un momento di condivisione e poi partecipare alla Veglia indossando nuovamente la mantella bianca, come nel giorno del Battesimo. «Sarà un momento anche di confronto dell’esperienza vissuta con gli altri catecumeni che hanno appena iniziato o stanno compiendo il loro cammino».

Neofiti e ministri, insieme a quanti hanno vissuto per tutto l’anno al Santo Volto il cammino delle catechesi guidate dall’Arcivescovo, accomunati  dunque, nella Veglia del 23, dal desiderio di continuare a camminare secondo lo Spirito nei  percorsi che si delineeranno nelle loro vite e in quelle delle comunità in cui porteranno la freschezza dell’adesione al Vangelo e del desiderio di esserne strumento.

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