Mirafiori chiede di essere ascoltata sul futuro della fabbrica

Intervista – I sindacati e gli enti locali hanno espresso giudizio positivo sui nuovi progetti di sviluppo presentati dal gruppo automobilistico Stellantis per la fabbrica ex Fiat di Mirafiori. Abbiamo chiesto a Luca Rolandi, presidente della Circoscrizione 2 (Mirafiori Nord, Mirafiori Sud e Santa Rita) di ragionare sul futuro di un quartiere nato attorno alla fabbrica

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I sindacati e gli enti locali hanno espresso giudizio positivo sui nuovi progetti di sviluppo presentati dal gruppo automobilistico Stellantis per la fabbrica ex Fiat di Mirafiori: sono in arrivo la produzione di cambi per motori ibridi e il polo dell’economia circolare.

Abbiamo chiesto a Luca Rolandi, presidente della Circoscrizione 2 (Mirafiori Nord, Mirafiori Sud e Santa Rita) di ragionare sul futuro di un quartiere nato attorno alla fabbrica.

Luca Rolandi, presidente della Circoscrizione 2

Presidente Rolandi, come la Circoscrizione ha recepito i progetti di sviluppo annunciati dall’Amministratore delegato di Stellantis, CarloS Tavares, per Mirafiori?

L’incontro di Stellantis con le istituzioni pubbliche di Regione Piemonte e Città di Torino, gli impegni per fare tornare Mirafiori un hub non ai margini del futuro sono certamente annunci importanti. Dunque la vecchia fabbrica ultra ottantenne dovrebbe essere la casa della 500 elettrica, un hub per il riciclo e lo smaltimento delle batterie. Si spera nel rilancio, magari con i motori di nuova generazione, di corso Settembrini, nell’area delle Officine Meccaniche della grande fabbrica torinese ora in gran parte dismessa.

La lettera di intenti sottoscritta da Regione e Comune con il gruppo automobilistico è un impegno di Stellantis verso la Città e al contempo della Città e della Regione verso l’azienda; manca però il coinvolgimento di quella porzione di città che ha supportato e sopportato la fabbrica per oltre ottanta anni. Mirafiori appunto chiede, attraverso la voce dei suoi residenti, di essere consultata per sentirsi parte di un «patto» perché le scelte di questo sperato rilancio ricadano a beneficio del territorio, non solo della città, ma anche dei quartieri della periferia sud.

Concretamente quindi come è possibile coinvolgere il quartiere, simbolo della Torino industriale, in questo processo?

Fabbrica e città, ma ancora di più fabbrica e quartiere sono stati caratterizzati per decenni da un binomio inscindibile: un legame che ha determinato lo sviluppo urbanistico, la geografia sociale e, di conseguenza, i servizi che sorsero in funzione dei grandi stabilimenti di Mirafiori con le storie delle famiglie e dei suoi abitanti in larga parte lavoratori della Fiat. Un quartiere che ha visto l’immigrazione imponente dal Sud Italia dal dopoguerra e fino ai primi anni Novanta. In seguito il processo si è dapprima inceppato e poi affievolito fino ad interrompersi. Per la porzione sud della Circoscrizione 2 la fabbrica, con il suo imponente complesso di 3 milioni quadrati di stabilimento, non ha più il significato di un motore trainante verso lo sviluppo e il lavoro, ma è diventata una zavorra intrisa di storia e senza futuro. Una fabbrica che va compattata con la creazione di spazi per altre iniziative: culturali, di formazione, universitaria in primo luogo, e di ricerca. Ma per realizzare tutto ciò sono necessari investimenti, tante risorse pubbliche e private, soprattutto straniere. La grande sfida è ripopolare un territorio molto anziano che perde residenti in maniera costante.

Dalla riconversione industriale mancata alla trasformazione del paesaggio urbano, e soprattutto sociale: è così accaduto che negli ultimi trent’anni sia cambiato tutto. Il passaggio repentino e tumultuoso della riconversione industriale e post-industriale è stato caratterizzato dall’arretramento del complesso produttivo e dalla crescita di sempre più vaste aree dismesse. Gli esempi di riconversione non sempre virtuosi, con l’eccezione dello stabile e progressivo impegno del Politecnico di Torino, hanno allontanato sensibilmente la popolazione residente dalla fabbrica che incombeva sul proprio vissuto materiale e ideale.  Il futuro dell’area industriale non potrà essere ripensato, quindi, senza il coinvolgimento del territorio di Mirafiori e dei suoi residenti, che negli anni sono sensibilmente invecchiati e ridotti di numero.

Come è cambiato il quartiere sud di Mirafiori?

Il quartiere non tornerà come un tempo, né giardino e prato rupestre incontaminato, ma neppure il centro pulsante dell’epoca aurea industriale fordista. Tutto ciò appartiene alla storia ma deve costituire sedimento di conoscenza e progettualità politica ed economica per prefigurare un possibile avvenire. Obiettivo comune per la gente di Mirafiori è la possibilità di dare un futuro all’area con la creazione di nuovi posti lavoro in un contesto in cui solidarietà e sviluppo, competenza, innovazione e nuove tecnologie siano la base di una economia rispettosa dell’ambiente. Tutto questo in una dimensione condivisa in cui la transizione «green» produca un equilibrio sempre in aggiornamento tra il metallo pesante e l’industria digitale 4.0. Mirafiori per la sua storia, le sue donne e i suoi uomini, il sudore e la fatica di generazioni che hanno contribuito alla costruzione del benessere della città e del Paese chiedono maggiore considerazione e coinvolgimento in una dinamica rinnovata di consultazione, per non rimanere ai margini nella costruzione della «città del futuro.

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