Mirafiori non può più attendere

Assordante silenzio sul futuro – Fabbrica sempre ferma, Tavares non svela i programmi di Stellantis, dodicimila torinesi allo sciopero generale

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Dividendi e maxi stipendi ai vertici di Stellantis, ma nuova cassa integrazione fino al 6 maggio per i lavoratori di Mirafiori. A pochi giorni dallo sciopero (12 aprile) che ha portato in piazza 12 mila torinesi per chiedere il rilancio della grande fabbrica, restano ferme le catene di montaggio, assordante il silenzio dell’ex Fiat sui progetti che riguardano lo stabilimento simbolo dell’auto italiana.

«La manifestazione della scorsa settimana ha contribuito a riaccendere l’attenzione –commenta Alessandro Svaluto Ferro, direttore della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Torino, presente al corteo – Viviamo una crisi che riguarda non solo i lavoratori e le lavoratrici di Stellantis, ma tutta la città: la grande partecipazione alla manifestazione rappresenta una presa di consapevolezza importante, perché ha mostrato il coinvolgimento di tutto il territorio, compresa naturalmente la Chiesa torinese».

«Dobbiamo partire da questa manifestazione – auspica Svaluto Ferro – per ricostruire un dialogo fruttuoso con Stellantis, perché il rapporto con l’industria e il mondo dell’automotive in particolare è strategico per la nostra città. Non possiamo fare a meno di ragionare attorno al futuro di Mirafiori, al fatto che rimane uno stabilimento chiave produttivo per il settore automotive italiano ed europeo. Servono risposte certe, concrete. Non possiamo più attendere, siamo preoccupati, anche perché di attendismo si può anche morire».

Il silenzio di Stellantis. Visitando Torino alla vigilia dello sciopero l’amministratore delegato di Stellantis, Carlo Tavares, ha usato toni duri contro l’ipotesi che la società Dongfeng Motor Group, uno dei principali gruppi cinesi dell’auto, aderisca agli inviti del Governo italiano e si insedi nel nostro Paese, affiancando la storica presenza di Fiat. Dal punto di vista del Governo, questo sarebbe un modo per moltiplicare le presenze industriali. Ma Stellantis non ci sta: non svela i progetti per Mirafiori, ma continua a chiedere che l’Italia si concentri sull’ex Fiat e la sostenga con incentivi economici.

Tavares ha appena incassato il via libera a uno stipendio pari a 23,5 milioni di euro (55% in più del 2022, stipendio pari a quello di 1000 operai torinesi). Grossi aumenti in «busta paga» sono andati anche ad altri manager dell’azienda. Cifre da capogiro, che Stellantis considera «in linea» con le altre multinazionali. Le fabbriche italiane sono ferme, ma gli affari del gruppo internazionale vanno bene: l’Assemblea degli Azionisti ha annunciato un dividendo pari a 4,7 miliardi di euro.

«Il 2024 continuerà a essere un anno impegnativo – ha detto Tavares – Abbiamo alcuni aspetti positivi e naturalmente degli ostacoli. Sarà un altro anno fantastico con ottimi prodotti». Nelle stesse ore l’azienda ha comunicato lo stop completo per due settimane della produzione a Mirafiori per oltre 2000 lavoratori delle linee della 500 elettrica e delle Maserati.

Sindacati in allarme. Sono ovviamente critici i sindacati, che continuano a chiedere un incontro tra il premier italiano Giorgia Meloni e il numero uno di Stellantis. Gli stessi sindacati che sono scesi in piazza a Torino il 12 aprile stanno assistendo, insieme ai lavoratori, a vicende che disorientano. Come il cambio di nome dell’ultimo modello di suv in casa Alfa Romeo, annunciata con squilli di trombe dal Governo. Presentata inizialmente come «Alfa Romeo Milano», si chiamerà invece Alfa Romeo Junior visto che di italiano ha ben poco: è costruita in Polonia.

«Ho sentito l’ad Tavares dichiarare che l’Italia è fondamentale e che Mirafiori è un pilastro – ha spiegato Michele De Palma, leader della Fiom Cgil – Sì, vero, lo pensiamo anche noi ma allora ci chiediamo perché pochi giorni dopo Stellantis ha annunciato cassa integrazione e uscite incentivate, mentre le parole che avremmo voluto ascoltare sono che ricominciano le assunzioni perché abbiamo bisogno di giovani laureati e operai per produrre 200 mila auto a Torino e 1 milione in Italia. L’ad Tavares dice inoltre che con l’arrivo di altri produttori in Italia, per esempio produttori cinesi, sarebbero a rischio gli stabilimenti italiani, ma nel frattempo cosa è successo? Sono fake news la messa in vendita del Lingotto, di Grugliasco, dell’edificio della Mopar? Lo dico da questa piazza a chi ci chiede di essere pragmatici e non dogmatici».

I sindacati chiedono al Governo di «smetterla di fare annunci e raddoppiare il fondo per l’automotive». Chiedono a Stellantis di «fermarsi senza cancellare la struttura industriale dell’indotto».

Lo sciopero di Torino. Tra sigle sindacali, tute blu, colletti bianchi a Torino hanno sfilato in piazza anche tanti paradossi. Numeri importanti per i sindacati, ma il colpo d’occhio era di una piazza Castello piena a metà. Qualcuno l’ha confrontata con quella a favore dell’alta velocità nel 2018 che mobilitò il doppio di persone.

C’è stato spazio anche per le critiche all’ormai noto selfie tra il sindaco di Torino Stefano Lo Russo e il presidente della Regione Alberto Cirio insieme a Carlos Tavares, un paio di giorni prima della manifestazione. Un gesto che non è passato inosservato. Meno eclatante, ma segnale dei tempi, anche qualche autoscatto di troppo durante il corteo, con tanto di gonfaloni istituzionali al seguito, da parte di alcuni manifestanti che, in alcuni casi sembravano più dei turisti o studenti in gita scolastica.

Non tutti ovviamente, c’è chi ha applaudito i messaggi, forti e chiari, giunti dal palco allestito per l’occasione in piazza Castello. Come quello di un operaio della Lear che ha misurato la crisi dell’auto dai sedili, cuore del business del gruppo che per anni ha prodotto a Moncalieri e ormai è candidato a diventare storia industriale. «I sedili non li produciamo più, non ci vengano a raccontare di transizione ecologica: le auto elettriche hanno sedili così come le auto endotermiche: la verità è che non si producono nemmeno più le auto».

«Questa moltitudine sarà un’onda se non ascolteranno questa piazza, perché non molleremo. Vogliamo dare nuova speranza ai territori e a Torino». Lo ha detto Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl, dal palco in piazza Castello dove ha sfilato anche la Pastorale del Lavoro della Diocesi di Torino. «Le batterie, l’economia circolare, i cambi elettrici e il campus possono portare qualche posto di lavoro, ma non mettono in garanzia i 73.000 addetti del gruppo. Faccio un appello alle istituzioni e ai manager: meno selfie e più unità con i lavoratori e il sindacato» ha aggiunto Uliano.

«Le parole di Tavares non hanno senso, i cinesi sono già in Europa» afferma Edi Lazzi, segretario generale della Fiom Torino. «Per salvare Torino abbiamo bisogno di produzioni di 200 mila auto all’anno e di assunzioni perché altrimenti lo stabilimento fra sette anni chiude da solo. Serve una missione anche per i tecnici e gli ingegneri che sono scarichi di lavoro» ha aggiunto Lazzi e concluso dicendo: «I consumatori possono comunque comprare quelle auto e quindi è una sciocchezza pensare che se viene un produttore a Torino e in Italia toglie quote di mercato a Stellantis. L’azienda chiude gli stabilimenti se non ha un progetto di sviluppo non perché arriva un nuovo produttore».

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