Mons. Bettazzi festeggia 75 anni di ordinazione sacerdotale

Bologna – «Ringrazio il Signore per avermi chiamato, per avermi assistito, per avermi sempre perdonato di nuovo a ogni sbaglio che ho fatto». Mons. Luigi Bettazzi, 98 anni, vescovo emerito di Ivrea, a Bologna ha celebrato i 75 anni di Messa il 4 agosto 2021

25

«Ringrazio il Signore per avermi chiamato, per avermi assistito, per avermi sempre perdonato di nuovo a ogni sbaglio che ho fatto». Mons. Luigi Bettazzi, 98 anni, vescovo emerito di Ivrea, a Bologna ha celebrato i 75 anni di Messa il 4 agosto 2021. Nato a Treviso il 26 novembre 1923, conta: 75 anni di sacerdozio, 58 di episcopato – 3 ausiliare del cardinale arcivescovo di Bologna Giacomo Lercaro, 32 vescovo di Ivrea, 22 emerito. È l’ultimo vescovo italiano ancora in vita ad aver partecipato al Concilio Vaticano II (1962-65) dalla seconda alla quarta sessione (1963-65). Ha concelebrato nella basilica San Domenico, compatrono di Bologna, nella cappella del Rosario, dove il 4 agosto 1946 fu ordinato dal cardinale arcivescovo di Bologna Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano. Hanno concelebrato il cardinale arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi; l’eporediese mons. Arrigo Miglio che successe a Bettazzi a Ivrea prima di andare arcivescovo di Cagliari; l’eporediese di Castellamonte canavese Roberto Farinella, vescovo di Biella; vari sacerdoti e il sindaco di Bologna Virginio Merola.

DA MEZZO SECOLO IN PIEMONTE – Con una lettera al quotidiano «Avvenire» mons. Miglio ricorda gli aspetti più nascosti Bettazzi, vescovo di Ivrea per 33 anni (1966-1999), pastore conosciuto «in una regione a lui sconosciuta – il Piemonte – vi si è incarnato con entusiasmo e continua a viverci con grande amore da oltre mezzo secolo». Svela: «Quando il 15 gennaio 1967 giunse il 43enne vescovo Luigi a sostituire mons. Albino Mensa, nominato arcivescovo di Vercelli, fu subito chiaro che i ritmi sarebbero cambiati. Le prime auto del vescovo – “500”, “600”, “850” non ebbero vita lunga, nonostante la buona volontà dei meccanici per le continue visite alle parrocchie. Ciò che ha sempre colpito tutti è stata la sua vicinanza ai preti ammalati e anziani – 50 anni fa a Ivrea eravamo 300 preti – e la vicinanza a quanti vivevano in casa con loro, genitori e familiari. Abituati alla visita del vescovo ogni cinque anni, quando un parroco della Valchiusella disse al vecchio papà ammalato che era venuto il vescovo a salutarlo, la reazione fu: “Diavolo! Non è possibile”, in dialetto stretto, e la risposta del vescovo fu: “Tranquillo, non sono il diavolo”, anche questa in dialetto, un po’ meno stretto. Questo ritmo durò per tutti gli anni, nonostante gli impegni».

CORAGGIO E FEDELTÀ ALLA CHIESA E AL PAPA – L’emerito di Cagliari conclude: «Sempre abbiamo ricevuto una testimonianza di grande “parresìa” e di piena fedeltà alla Chiesa e a Pietro. I rapporti con Giovanni Paolo II ne è buona testimonianza. E se una cosa mi ha fatto talvolta soffrire in ambiente ecclesiastico è stata l’ombra del sospetto da parte di chi non lo conosceva bene, forse per i luoghi comuni o forse perché si ritiene più virtuoso il silenzio accomodante rispetto al confronto leale, anche se critico». A Ivrea compie numerose visite pastorali e celebra due Sinodi diocesani. Durante il suo episcopato quattro sacerdoti eporediesi diventano vescovi: Pietro Giachetti a Pinerolo; Vittorio Bernardetto a Susa; Piergiorgio Debernardi a Pinerolo; Arrigo Miglio a Iglesias, poi a Ivrea, infine a Cagliari.

SI OFFRE PER SALVARE ALDO MORO – Laureato in teologia all’Università Gregoriana di Roma e in filosofia all’Università statale di Bologna, il 23 giugno 2000 riceve dall’Università di Torino la laurea «honoris causa» in scienze politiche «per aver sempre coniugato e congiunto la riflessione religiosa e teologica all’impegno sociale e all’osservazione dell’uomo nella storia, nella società contemporanea, nella  dimensione sociale, e soprattutto partecipando alla lotta per la pace». Il vescovo ha visitato molti Paesi del mondo come membro della Commissione episcopale per la cooperazione tra le Chiese e come presidente di «Pax Christi», nazionale (1968-78) e internazionale (1978-85): nel 1985 l’Unesco gli conferisce il «Premio per l’educazione e la pace». Figura di riferimento del movimento pacifista, nel 1978 – assieme ai vescovi Alberto Ablondi di Livorno e Clemente Riva, ausiliare di Roma – propone alla Curia romana di offrirsi prigioniero delle Brigate Rosse in cambio di Aldo Moro, presidente della Democrazia cristiana: la Curia rifiuta.

MOLTI LIBRI DI «UN VESCOVO UN PO’ LAICO» – Molto impegnato sul piano sociale, ha una vasta produzione molto vasta di articoli – per anni tutte le settimane scrive l’editoriale su «Il risveglio popolare», settimanale diocesano di Ivrea – e di libri: «Intelligenza e fede» (1963); «Una Chiesa per tutti» (1971); «La Chiesa fra gli uomini» (1972); «La carne di Dio. Rifles­sioni sul Vangelo e sulla Chiesa» (1974); «Farsi uomo. Confessioni di un vescovo» (1977); «Al di là, al di dentro» (1978); «Lettera a un amico un po’ materialista e ateo» (1978); «Cari bambini, caro vescovo» (1979); «Ateo a 18 anni» (1982) il testo più conosciuto; «La sinistra di Dio» (1996); «Povertà e servizio» (2003); «Esseri ed Essere. Cicaléccio… per i filosofi principianti» (2004): «Giovani per la pace» (2004); «Anticlericali e clericali. Dal Risorgimento italiano alla nonviolenza» (2006); «Chi crede in Cristo sarà salvo» (2007); «Difendere il Concilio» (2008); «In dialogo con i lontani. Memorie e riflessioni di un vescovo un po’ laico» (2009); «Vescovo e laico? Una spiegazione per gli amici» (2010); «Quale Chiesa? Quale Papa?» (2015); «Apocalisse messaggio di speranza» (2018)«Il mio Concilio Vaticano II» (2019). Va ricordato anche per la monumentale biografia «Obbediente in Ivrea. Mons. Luigi Moreno vescovo dal 1838 al 1878» (1989).

CELEBRE LO SCAMBIO DI LETTERE CON ENRICO BERLINGUER – Bettazzi è aspramente criticato per la corrispondenza con segretario del Partito comunista «sul rapporto fra la conciliabilità o meno della fede religiosa con l’ideologia marxista». Conduce memorabili battaglie sull’obiezione fiscale alle spese militari e l’obiezione di coscienza. Ricorda che «al Concilio non si riuscì a condannare completamente la guerra. Era in corso il conflitto in Vietnam e tra i vescovi c’era il timore di “pugnalare alle spalle” i giovani che – diceva qualcuno – “in Oriente combattono per diffondere la civiltà cristiana”. Si giunse a una condanna della “guerra totale”: affermando che era contro Dio e contro l’umanità».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

15 − 14 =