Nella II Domenica di Pasqua, il 16 aprile, la Comunità parrocchiale di Gesù Nazareno ha accolto l’Arcivescovo Roberto Repole per la celebrazione eucaristica e per la festa liturgica di san Cesare de Bus, fondatore dei Preti della Dottrina Cristiana, canonizzato da papa Francesco il 15 maggio 2022. I Dottrinari l’11 novembre 1902 arrivarono nel Cit Turin, allora quartiere periferico, per fondare prima una nuova casa, poi una parrocchia e infine costruire una chiesa monumentale.
«Gesù Nazareno ha avuto la gioia di accogliere l’arcivescovo Roberto Repole per la celebrazione di ringraziamento che la Comunità dei padri Dottrinari ha innalzato al Signore per il dono del nostro fondatore», dice il parroco padre Andrea Marchini, «san Cesare De bus, che proprio nel giorno di Pasqua, il 15 aprile 1607, concludeva la sua esistenza terrena. San Cesare de Bus ha fondato la Congregazione dei Preti della Dottrina Cristiana nel 1592: oggi siamo presenti in Francia, Italia, Brasile, India e Burundi. La parrocchia di Gesù Nazareno è stata edificata dai Dottrinari nel 1905 e da allora si è sviluppata una storia di testimonianza e di annuncio che ancora oggi trova linfa ed entusiasmo alla sorgente della santità di Cesare de Bus. Alla presenza dell’arcivescovo abbiamo riconsegnato l’altare nella navata destra dedicato al santo che viene proposto come modello a tutti i catechisti per la sua grande passione alla Parola di Dio e al suo annuncio; con l’invito che sia la passione di tutti, perché, esortava san Cesare, ‘tutto in voi catechizzi affinché siate un catechismo vivente’».
In preparazione alla festa di san Cesare la parrocchia ha vissuto una settimana vocazionale, guidata da padre Paolo De Leo, nato e cresciuto a Gesù Nazareno e oggi responsabile del Seminario Internazionale Cesare de Bus a Roma.
Con l’Arcivescovo hanno concelebrato il parroco padre Andrea con i confratelli dottrinari del Nazareno padri Battaglio, Binay, Chiavero, Mpitabavuma e Perizzolo, padre De Leo e il Superiore Generale dei Dottrinari padre Sergio La Pegna, e padre Lorenzo Curti, rettore del Santuario della Madonna di Lourdes.
Commentando il Vangelo di Giovanni (20, 19-31) l’Arcivescovo Repole si è soffermato sulla paura che i discepoli provano di essere riconosciuti come discepoli di «Colui che è stato crocifisso o di essere accusati di aver trafugato il cadavere. Sono angosciati dagli eventi drammatici che hanno attraversato, hanno paura per se stessi: ma angoscia e paura sono sconfitti dalla pace di Gesù che sta in mezzo a loro: ‘Pace a voi’. Ricevere il Vangelo è ricevere la vita, Gesù può essere riconosciuto solo attraverso le piaghe e le ferite trasfigurate, la Sua presenza non è segno di rivincita, ma di misericordia. Il Signore viene e sta in mezzo, qui e ora. Senza la Sua presenza saremmo solo un’assemblea come altre, tutte le cose che facciamo – carità, catechesi, liturgia – senza Gesù sarebbero come quelle del mondo, la presenza di Gesù le trasforma. Contemplando le ferite viene per noi la misericordia che riscatta il passato, per quanto sia stato difficile e doloroso».
Al termine della celebrazione padre Sergio La Pegna, Superiore dei Dottrinari, ha ringraziato l’Arcivescovo e gli ha donato i primi tre dei quattro volumi con le «Istruzioni Familiari» che le Edizioni Dottrinari hanno rieditato per la canonizzazione di padre Cesare.
L’altare a lui dedicato nella navata destra della chiesa di Gesù Nazareno è stato ritinteggiato e al dipinto in chine su tavola che ritrae il santo catechista è stato affiancato un monitor: un breve video racconta la storia terrena di san Cesare.