Morto l’Arcivescovo anglicano Desmond Tutu, eroe del Sudafrica

Il ricordo del Papa – Desmond Tutu era «al servizio del Vangelo attraverso la promozione della uguaglianza razziale e della riconciliazione nel suo Sudafrica». Papa Francesco è molto dispiaciuto per la morte dell’arcivescovo anglicano, eroe della non violenza e della battaglia contro il razzismo

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L'Arcivescovo anglicano Desmond Tutu

Desmond Tutu era «al servizio del Vangelo attraverso la promozione della uguaglianza razziale e della riconciliazione nel suo Sudafrica». Papa Francesco è molto dispiaciuto per la morte dell’arcivescovo anglicano, eroe della non violenza e della battaglia contro il razzismo. Un telegramma al nunzio apostolico nel Paese africano, mons. Peter B. Wells a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, ricorda l’arcivescovo scomparso il 26 dicembre 2021 a 90 anni. Francesco ne «affida l’anima all’amorevole misericordia di Dio, invocando le benedizioni divine di pace e di consolazione nel Signore Gesù su tutti coloro che piangono la sua scomparsa nella sicura e certa speranza della risurrezione».

Il Papa lo cita nell’enciclica «Fratelli tutti» (3 ottobre 2020) tra «i fratelli non cattolici» che lo hanno motivato «nella riflessione sulla fraternità universale»: «In questo spazio di riflessione sulla fraternità universale, mi sono sentito motivato specialmente da San Francesco d’Assisi, e anche da altri fratelli che non sono cattolici: Martin Luther King, Desmond Tutu, il Mahatma Gandhi e molti altri. Ma voglio ricordare una persona di profonda fede: a partire dalla sua intensa esperienza di Dio, ha compiuto un cammino di trasformazione fino a sentirsi fratello di tutti. Mi riferisco al beato Charles de Foucauld», che proclamerà santo il 15 maggio 2022.

Desmond Mpilo Tutu, primo arcivescovo anglicano nero di Città del Capo e primate della Chiesa anglicana dell’Africa meridionale, nasce il 7 ottobre 1931 nella piccola città mineraria di Klerksdorp, a sud di Johannesburg: contro il razzismo organizza marce pacifiche e chiede sanzioni internazionali contro il regime bianco di Pretoria.

Vescovo anglicano in Lesotho (1976-78) e segretario generale del Consiglio sudafricano delle Chiese, porta avanti il suo impegno con il consenso delle Chiese. Sostiene risolutamente la riconciliazione con le azioni, gli scritti e le lezioni, in patria e all’estero. Simbolo della resistenza alla discriminazione razziale («apartheid»), promotore della riconciliazione, coscienza del Sudafrica: nel 1984 è insignito del Premio Nobel per la pace, per la sua instancabile lotta non violenta contro il regime razzista, per aver sostenuto il processo di riconciliazione nazionale e per la strenua difesa dei diritti umani. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa lo definisce «figura essenziale della storia del Paese». «Un grande guerriero per la giustizia che non ha mai smesso di combattere» per Justin Welby, arcivescovo di Canterbury e capo della Comunione anglicana «che piange la sua perdita esprimendo tristezza e dolore. Ma è unanime il desiderio di accompagnare le lacrime con parole di gratitudine e riconoscenza per una vita sempre spesa con coraggio e forza interiore a difesa dei diritti umani e della riconciliazione. L’amore di Arch (come era conosciuto nel mondo anglicano, n.d. r.) ha trasformato la vita di politici e preti, abitanti delle “township” (Wikipedia-Geoglee spiega che sono aree urbane limitrofe ad aree metropolitane nelle quali abitavano esclusivamente cittadini non-bianchi, neri ed indiani, n. d. r.) e capi mondiali. Tutu era un profeta e sacerdote, un uomo di parole e di azione, una persona che incarnava la speranza e la gioia che erano le fondamenta della sua vita. Era un uomo di straordinario coraggio personale e audacia: quando la polizia fece irruzione nella cattedrale di Capetown, li ha sfidati ballando lungo il corridoio». Dopo la fine della segregazione e dopo l’elezione di Nelson Mandela a presidente del Sudafrica, mons. Tutu promuove e presiede la «Commissione per la verità e la riconciliazione» per fare luce sulle atrocità commesse dai bianchi e tentare un doloroso e drammatico processo di pacificazione fra le due parti della società sudafricana. Ricorda l’arcivescovo Welby: «Era soprattutto un discepolo cristiano e questa era la radice di tutto il resto. Siamo grati per una vita ben vissuta».

Dice Thabo Makgoba, arcivescovo anglicano di Cape Town: «Credeva profondamente che ognuno di noi è fatto a immagine di Dio e come tale deve essere trattato dagli altri. Voleva che ogni essere umano sperimentasse la libertà, la pace e la gioia di cui tutti dobbiamo godere, se ci rispettiamo veramente l’un l’altro come persone create a immagine di Dio».

Definisce il Sudafrica «Rainbow Nation, Nazione arcobaleno» proponendo un ideale di convivenza pacifica e armoniosa fra le diverse etnie, espressione ripresa da Nelson Mandela e divenne parte della cultura nazionale. In una lettera al primo ministro Vorster descrive il Sudafrica come «un barile di polvere da sparo che poteva esplodere in qualsiasi momento». Né quella volta né mai ci fu risposta. Tutu, sempre attivo nella difesa dei diritti umani, lotta a favore degli oppressi, contro Aids, tubercolosi, povertà, razzismo, sessismo, omofobia e transfobia.

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