Napoleone, riformatore della legislazione

Bicentenario della morte – Nell’esilio di Sant’Elena, dove spira il 5 maggio 1821, Napoleone confida ai fedelissimi di essere sicuro che «la sconfitta di Waterloo cancellerà il ricordo delle sue quaranta vittorie», «ma ciò che vivrà eternamente è il mio Codice civile». Un’identificazione quasi fisica, come dimostra il possessivo «mio»: non vuole che altre immagini offuschino quella di legislatore, alla cui costruzione si dedica con convinzione

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Nell’esilio di Sant’Elena, dove spira 200 anni fa il 5 maggio 1821, Napoleone confida ai fedelissimi di essere sicuro che «la sconfitta di Waterloo cancellerà il ricordo delle sue quaranta vittorie», ma «ce qui vivra éternellement, c’est mon Code civil, ma ciò che vivrà eternamente è il mio Codice civile». Un’identificazione quasi fisica, come dimostra il possessivo «mio»: «Pourquoi mon Code Napoléon n’eut-il servi de base à un Code européen?». Non vuole che altre immagini offuschino quella di legislatore, alla cui costruzione si dedica con convinzione.

A Napoleone si deve il consolidamento delle conquiste civili ottenute dalla Rivoluzione francese, ma anche la creazione di un regime autoritario basato sull’onnipotenza del capo. L’esperienza imperiale esalta il rapporto diretto tra il capo e le masse. Nell’esilio – rammenta lo scrittore Ernesto Ferrero – «traccia un profilo tra le vicende di Gesù Cristo, eroe spirituale, e le sue imprese civili e militari. Per lui Gesù è un collega. Paragona la passione sul Golgota al suo “martirio” a Sant’Elena. Fino all’ultimo costruisce il proprio mito». Si prefigge di cancellare la tradizione giuridica dell’Ancien Régime, caratterizzata dalla molteplicità giurisprudenziale e dal particolarismo giuridico e prende a modello il Diritto romano «Corpus iuris civilis». Conferma le principali conquiste della Rivoluzione francese: uguaglianza dei cittadini davanti alla legge; abolizione del feudalesimo; protezione del diritto di proprietà, particolarmente importante per i ricchi borghesi;

Il «Code Napoléon» è il Codice civile in vigore in Francia, uno dei più celebri del mondo: influenza i codici successivi in numerosi Paesi. Anzitutto istituisce una commissione con il compito di raccogliere in un unico «corpus» la tradizione giuridica francese. In quattro mesi, agosto-novembre 1800, si redige una bozza inviata alla Corte di Cassazione e al Consiglio di Stato, presieduto sempre da Napoleone, e al Parlamento per l’approvazione. Grazie all’imperatore si superano gli ostacoli rappresentati dalle Corti e l’ostruzionismo dell’apparato burocratico. Il 21 marzo 1804 Napoleone promulga il «Code civil des français». Gli esperti lo considerano il primo codice civile moderno. Il 2 dicembre 1804 si celebra a Notre Dame «le Sacre de l’Empereur, l’incoronazione».

Napoleone legislatore moderno nelle stanze del Consiglio di Stato presiede più della metà delle sedute. Senza mai abbandonare l’autorità del Primo Console, si rivolge ai presenti con l’appellativo rivoluzionario di «cytoien, cittadino»; si presenta come difensore di «libertà, eguaglianza e proprietà» reinterpretando, attraverso la cancellazione della «fraternità», la triade rivoluzionaria. Ma indossa i segni del potere assoluto: corona, scettro, ermellino. In 2.281 articoli il Codice ci­vile napoleonico abolisce ogni distinzione e i privilegi nobiliari, la primogenitura e i vinco­li ereditari; estende i diritti e la tolleranza religiosa alla comunità ebraica; liberalizza l’attività produttiva; elimina le corporazioni; favorisce il commercio; abolisce dazi e barriere do­ganali; promuove istituzioni essenziali come la Camera di commercio, la Borsa, il Tribunale commerciale. La modernità transita all’amministrazione: grazie alla centralizzazione, accresce il potere del sindaco a spese del Consiglio cittadino; introduce una contabilità più sistematica; amplia le competenze dell’amministrazione comunale: ordine pubblico, sanità, assistenza.

Libro primo: «Delle persone» (articoli 7-515) – I diritti della persona e della famiglia; norme sullo stato civile; matrimonio – viene istituito quello civile – e divorzio; paternità con riduzione dei poteri del «pater familias»; filiazione con la parificazione tra figli legittimi maschi e femmine e con l’attribuzione di qualche diritto ai figli naturali; capacità d’agire. All’articolo 17 proibisce l’aborto, non per ragioni morali per avere soldati a disposizione per le battaglie. Nessuna attenzione al fatto che la donna per l’aborto sia consenziente o meno: essa appare un «soggetto muto» di cui nessuno, nemmeno il legislatore, si cura.

Libro secondo: «Dei beni e della differente modificazione della proprietà (articoli 516-710) Abolisce il feudo e i vincoli sulla proprietà, caratterizzata da assolutezza, pienezza ed esclusività. Oltre al diritto imperiale, sono presi in esame gli altri diritti. Pare di capire che Napoleone strzzi l’occhio ai ricchi borghesi.

Libro terzo: «Dei differenti modi d’acquisto della proprietà» (articoli 711-2281)Statuisce la completa equiparazione tra maschi e femmine, rifiuta i privilegi a favore di qualche figlio, l’inviolabilità della volontà testamentaria, la materia delle obbligazioni: le convenzioni legalmente formate hanno forza di legge.

Il «Décret impérial sur les sepultures» è più noto come «editto di Saint-Cloud» (12 giugno 1804) – Bonaparte dispone che i cimiteri siano dislocati fuori le cinte urbane. Decisione intelligentissima, determinata non da un motivo igienico-sanitario ma dal principio egalitaristico: è il figlio della Rivoluzione francese che disciplina la dimensione delle tombe e il contenuto delle epigrafi. Ma il Cristianesimo aveva fatto di meglio, e senza spargimento di sangue, affermando la totale uguaglianza degli uomini davanti a Dio, alla vita e alla morte.

Il piccolo imperatore còrso agli imbarbariti nipoti dei giacobini nel 1810 regala il «Code pénal» e decide cosa proibire e cosa autorizzare; i cittadini debbono solo obbedire. Ben consapevole che la Francia era cattolica, nonostante i tentativi di scristianizzazione, convinto che la pacificazione non è impossibile senza «les bons prêtres», concede maggiori garanzie al clero. Nel Concordato – siglato il 25 luglio 1801 dal cardinale segretario di Stato Ercole Consalvi e da Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore dell’imperatore, re di Napoli e poi di Spagna – la Repubblica riconosce la religione cattolica, apostolica e romana come quella della maggioranza dei cittadini; ammette il fallimento del processo di scristianizzazione sostenuto dalla Rivoluzione; rinuncia a istituire una religione nazionale; rigetta il progetto della «costituzione civile del clero».

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