Natale di speranza nelle periferie dimenticate

Storie di integrazione – Italiani e migranti uniti dalla celebrazione dei battesimi: la bella esperienza del Gruppo ecumenico nella parrocchia San Giuseppe Cafasso alla periferia nord di Torino. Il parroco don Zucchi: «è così che mettiamo in pratica ciò che ha scritto papa Francesco nella ‘Fratelli tutti’»

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Nel giorno dell’Immacolata nella parrocchia Cafasso il battesimo del piccolo Emanuele e la prima tappa dell’itinerario catecumenale di Merit e dei suoi due figli, Angel e Maxwelll, che hanno ricevuto il Credo (tutte le foto sono di Mihai Bursuc)

Periferia non è solo gang giovanili, scippi, spaccio, degrado, paura di uscire la sera o guerra tra poveri che spinge a credere che per stare meglio «prima ci sono gli italiani» (come decenni fa si leggeva sui portoni: «non si affitta ai meridionali»). C’è un’altra faccia della periferia in questa Torino «a due velocità», come più volte l’ha definita il nostro Arcivescovo (e chi va a scartamento ridotto è proprio chi vive lontano dal centro o dalla collina), dove si sperimenta che, come dice Papa Francesco, siamo «Tutti fratelli» ovvero siamo «Tutti nella stessa barca». Uno dei tanti esempi che questo stile «di comunità» è possibile si è vissuto il giorno dell’Immacolata, mercoledì 8 dicembre, nella parrocchia San Giuseppe Cafasso che come slogan non a caso si è scelta «Il Centro della periferia». Qui il cammino verso il Natale è iniziato con il battesimo del piccolo Emanuele e con la prima tappa dell’itinerario catecumenale di Merit e dei suoi due figli, Angel e Maxwelll, che hanno ricevuto il Credo.

Siamo in Borgo Vittoria, Torino Nord Ovest ai confini con la Barriera di Milano dove una comunità cristiana – che ieri ha accolto gli immigrati italiani sbarcati a Torino in cerca di lavoro e oggi fa lo stesso con gli stranieri – può fare la differenza. Nella parrocchia intitolata al Cafasso, maestro e confessore dei santi sociali torinesi, spezzata in due da corso Grosseto tra le case Fiat da una parte e le Case popolari  dall’altra –  a cui due settimane fa l’Atc ha dato in comodato un locale, «Casapop», centro servizi per le famiglie più fragili – è ospitato da 13 anni il Gruppo ecumenico di preghiera. È l’unico della diocesi seguito dai Missionari della Consolata, un modello di integrazione con  60 famiglie nigeriane tra cui Merit Umoru, mediatrice culturale e i suoi figli adolescenti.

La prima tappa dell’itinerario catecumenale di Merit e dei suoi due figli, Angel e Maxwelll, che hanno ricevuto il Credo

Quando la mamma e il papà di Emanuele, Giovanni e Lucia Arbore, hanno chiesto al parroco don Angelo Zucchi di preparare il battesimo di Emanuele con gli altri figli Davide e Luca, padre John Nkinga, missionario della Consolata originario del Kenya dal 2020 cappellano del Gruppo ecumenico, ha proposto di avviare un percorso comune anche con Merit, Angel e Maxwell che desiderano battezzarsi. Don Angelo ha accettato subito perché, come ha detto l’8 dicembre durante la Messa, «mentre a Torino cade la prima neve nel giorno in cui si celebra la purezza di Maria, è così che mettiamo in pratica ciò che ha scritto papa Francesco nella ‘Fratelli tutti’. Oggi stiamo vivendo una pagina di quell’enciclica perché la nostra comunità che accoglie i fratelli che vengono in Italia per dare un futuro ai propri figli e condividono il cammino di fede con noi è un segno di come ‘nulla è impossibile a Dio’ se abbattiamo le barriere del pregiudizio perché tutti siamo suoi figli».

Il parroco don Angelo Zucchi e padre John Nkinga, missionario della Consolata

L’approssimarsi al battesimo di Emanuele e il percorso di catecumenato di Merit e dei suoi figli, che si stanno preparando anche alla Comunione e alla Cresima, è stato davvero un cammino di famiglia, come ha sottolineato padre John che ha presieduto l’eucaristia con don Angelo. Merit, Angel e Maxwel con padre John e Samantha, catechista della comunità ecumenica, si sono ritrovati per mesi ogni settimana nella casa parrocchiale con Lucia, Giovanni e i loro figli che hanno fatto da «tutori» (o meglio da famiglia) ai tre catecumeni e, tra una cena a base di piatti nigeriani e italiani, momenti di preghiera e di catechesi battesimale si è giunti alla presentazione alla comunità. Le famiglie di connazionali nei costumi tipici, tenendo per mano Merit e i suoi figli danzando e cantando una lode al Signore in lingua nigerian,a sono stati accolti in chiesa dai parrocchiani (nella foto). Dopo l’omelia il piccolo Emanuele – accompagnato dai genitori e dai fratelli, dalla madrina Maria Vultaggio, responsabile del Centro Caritas parrocchiale e dal padrino, il parroco don Angelo – ha ricevuto il battesimo cui è seguita la consegna del Credo ai catecumeni. Al termine, accanto al grande presepe allestito vicino al quadro di san Giuseppe Cafasso e al fonte battesimale, ad ogni famiglia nigeriana i parrocchiani hanno donato un piccolo presepe confezionato dai volontari.

«Il beato Giuseppe Allamano, santo sociale torinese, fondatore dei missionari della Consolata in Africa oggi è con noi» ha detto padre John, «in questa parrocchia di periferia, Chiesa in uscita, stiamo vivendo una tappa del Sinodo che sta celebrando la nostra Chiesa, il modo migliore per accostarci al Natale sentendoci tutti fratelli ad accogliere Gesù che viene». E a Natale, a conclusione del cammino di «Avvento battesimale» che ha caratterizzato la comunità del Cafasso che faticosamente sta uscendo dalla pandemia che qui ha inasprito le fragilità, durante la Messa di Mezzanotte sarà battezzata la piccola Nicole. Un altro gesto di speranza al «Centro della periferia».

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