Nella notte di Pasqua 53 nuovi cristiani

In Duomo – In Cattedrale la sera di sabato 4 aprile il cardinale Arcivescovo Roberto Repole ha presieduto la solenne Veglia pasquale in cui alcuni catecumeni hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Altri hanno ricevuto i sacramenti nelle parrocchie della diocesi, in totale sono 53. GALLERY

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Per la prima volta sono i catecumeni a essere «protagonisti» del rito della Lavanda dei piedi nella Messa in Coena Domini il Giovedì Santo in Cattedrale.

Ogni anno l’Arcivescovo compie il rito con un gruppo di persone che viene scelto tra realtà diverse, quest’anno sarà una rappresentanza dei 53 catecumeni che la notte di Pasqua riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Uomini e donne che sono testimonianza viva della fecondità del messaggio evangelico anche nella nostra diocesi, anche in tempi segnati dalla secolarizzazione. Ci sono persone che si interrogano, che sono provocate dalla Parola, che imboccano un cammino di discernimento e trovano nella fede cattolica la risposta alle proprie domande di senso. Persone che per due anni sono accompagnate dal Sevizio diocesano per il Catecumenato e che spesso portano nelle comunità un nuovo entusiasmo. Quello della scoperta o riscoperta del cristianesimo. Quello di chi si è posto domande e ha iniziato a individuare risposte che ne hanno cambiato la vita.

Ecco dunque che nella Veglia di Pasqua in cattedrale saranno 24 a ricevere Battesimo, Eucarestia e Confermazione, gli altri nelle parrocchie in cui sono inseriti. Dei 53 eletti 24 sono uomini e 29 donne, 22 stranieri e 31 italiani, ci sono anche due detenuti. I giovani sono 38 e ci sono un bimbo con il suo papà.

«Dei giovani», sottolineano dal Servizio diocesano, «colpisce che arrivano a chiedere i Sacramenti per una trasmissione ‘orizzontale’ della bellezza del Vangelo. Non sono stati i genitori, non educatori, ma spesso i compagni di università, i coetanei. Per loro determinanti anche esperienze come il cammino di Santiago, iniziate senza una motivazione religiosa… Per alcuni stranieri infine la bellezza del cammino cristiano è passata dall’esperienza di accoglienza e fraternità».

Nuovi cristiani dunque per la diocesi che li accoglie come segno prezioso, come incoraggiamento a continuare a testimoniare e ad affidarsi allo Spirito che si rivela anche tra le mura di un carcere, anche nella disperazione profonda come nella gioia di accogliere un nuovo bambino.

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