“Noi cattolici nel Pd di Schlein”

Intervista – Il torinese Stefano Lepri, eletto nella direzione nazionale del Partito Democratico, spiega la scelta e le condizioni degli ex popolari: “la mediazione è nella nostra natura; non vogliamo ridurci in un piccolo gruppo di testimonianza, troveremo punti d’incontro pur nelle diverse sensibilità”

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Stefano Lepri

C’è posto per i cattolici nel Partito democratico di Elly Schlein? L’orientamento della nuova segretaria su alcuni temi controversi – dalle nozze gay, alla modifica della legge sulle adozioni, alla liberalizzazione delle droghe leggere – ha favorito l’uscita dal partito dell’ex ministro Giuseppe Fioroni, ma è un fatto isolato: i popolari che avevano fondato la vecchia Margherita restano nel Pd. Certo, non mancano i mal di pancia, ma secondo il ‘cattodem’ torinese Stefano Lepri, senatore non rieletto nel 2022 eppure inserito nella direzione nazionale del partito, resta «utile all’Italia l’idea di un grande partito riformista, impegnato a cercare la sintesi fra i valori solidali della sinistra e quelli del mondo cattolico. Ma a una condizione: che, come avvenuto finora, sia garantita anche nel futuro alle diverse anime del partito la possibilità di esprimersi e organizzarsi liberamente».

Alcuni ritengono che la linea Schlein ricordi quella di un partito radicale…

Su alcuni temi la nuova segreteria ha avanzato prime proposte generali, ma sono orientamenti che andranno ampiamente discussi. La mediazione è nella natura del nostro partito, nato con una vocazione maggioritaria che ambisce a governare. Non vogliamo ridurci a un piccolo gruppo di testimonianza. Sono convinto che sapremo cercare e trovare punti d’incontro, tenendo conto delle diverse sensibilità. Il Pd è nato infatti, quindici anni fa, con lo spirito di una grande formazione plurale, costituita dalle migliori culture politiche che hanno scritto insieme la Costituzione. E finora i cattolici popolari hanno avuto un peso rilevante, se solo pensiamo al ruolo di personalità come Prodi, Marini, Bindi, Castagnetti, Franceschini, Letta, Delrio, Renzi, Sassoli e Mattarella.

Ma sui temi eticamente sensibili come vi siete mossi?

Se guardiamo i fatti e non gli annunci, credo che l’immagine di un Pd vicino a diventare un partito radicale di massa non sia veritiera, bensì alimentata ad arte dagli avversari politici. La storia mostra infatti come sui temi etici siano state finora trovate sintesi alte e come, a questo scopo, i cattolici democratici abbiano contribuito in modo decisivo. Ad esempio, in Italia abbiamo le unioni civili, mentre la cattolicissima Irlanda o la Germania di Angela Merkel hanno approvato il matrimonio egualitario. La nostra legge del 2017 sul fine vita è apprezzata da tutti e pure da Massimo Gandolfini (ex presidente del Family Day), che venne in Commissione giustizia nel corso di alcune audizioni riconoscendo il suo equilibrio. La nostra proposta di legge sul suicidio assistito (non approvata) aveva circoscritto i casi possibili, introducendo ulteriori condizioni oltre quelli già definiti dalla Corte costituzionale. Nessuno dei leader Pd ha finora dichiarato di voler consentire l’eutanasia, mentre Carlo Calenda si è già dichiarato a favore. Occorre dunque guardare i fatti: il Pd non ha finora compiuto passi effettivi di rottura sui temi etici. Qualche volta tuttavia ha comunicato questa sensazione, forzando e pagando in termini di consenso. Peraltro abbiamo anche fatto riforme fondamentali, a sostegno dei nostri valori.

Per esempio?

Nella scorsa legislatura, su mia iniziativa insieme a Graziano Delrio, abbiamo elaborato, proposto e guidato il percorso legislativo che ha portato all’approvazione, all’unanimità, della legge sull’Assegno unico per i figli a carico. Una riforma epocale attesa da decenni e apprezzata anche da Papa Francesco con una sua dichiarazione. Oggi quasi sette milioni di famiglie ne fruiscono, senza distinzione di stato civile o di condizione lavorativa. Una misura a sostegno della natalità e della genitorialità, ma anche capace di contrastare la povertà minorile. Si pensi che una famiglia indigente, che prima non aveva nulla, riceve ora per ogni figlio quasi 200 euro al mese, cioè circa 50 mila euro complessivi per il suo mantenimento fino ai ventun anni. È una cifra che non si era mai vista. Ed è anche il più concreto passo, perché stabile e continuo, mai compiuto nella storia della Repubblica per rimuovere gli ostacoli di ordine economico alla prosecuzione di una gravidanza imprevista.

Cosa unisce il centrosinistra?

Se su alcune questioni coesistono sensibilità diverse, su molte altre si è quasi sempre trovato sintonia e unità. Per esempio, ricordo che ogni volta che il Pd è stato al governo abbiamo tenuto sotto controllo la spesa pubblica e, parallelamente, combattuto l’evasione fiscale. Con maggioranze di centrodestra è successo il contrario. Non si tratta di questioni secondarie, bensì di criteri fondamentali per avere credibilità internazionale e mantenere universalistico il nostro sistema di protezione sociale. Prendiamo poi il welfare: durante i governi Renzi e Gentiloni abbiamo più che raddoppiato il fondo nazionale per le politiche sociali e approvato la legge sul terzo settore. Oppure consideriamo la difesa dell’ambiente, la più grande sfida del nostro tempo: non c’è dubbio che sia una battaglia nata e cresciuta tra le forze progressiste. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è divenuto una realtà a seguito della pandemia, ma per molti anni Gentiloni e Sassoli avevano lavorato duramente per convincere i Paesi riottosi a sostenere un grande programma di investimenti pubblici, finanziato attraverso l’accensione di debito pubblico europeo.

E sulla politica estera e la cooperazione internazionale?

Sosteniamo il diritto dell’Ucraina a difendersi, ma non ci arrendiamo nell’insistere sull’importanza che deve rivestire l’Europa nel favorire un processo di pace. L’attuale maggioranza in Italia, almeno per una metà, strizza invece l’occhio a Putin. Siamo convintamente europeisti mentre la destra, nonostante la correzione di rotta recente, resta amica di chi (come la Polonia e l’Ungheria) sta nell’Unione per trarne vantaggi senza caricarsi gli oneri. C’è inoltre il tema della democrazia: noi siamo contro il presidenzialismo, proposto a danno delle libertà costituzionali e del bilanciamento tra i poteri. Vede, queste precisazioni servono perché ormai è difficile interpretare la complessità e contrastare gli slogan e le semplificazioni. Così possiamo aiutare a fare meglio un confronto e domandare, anche ai cattolici: forse fanno meglio dall’altra parte?

Torniamo al merito di alcune questioni, come quella dell’accoglienza dei migranti. Fu il ministro democratico Minniti a pagare la Libia perché schierasse la Guardia costiera contro le partenze…

Minniti, di fronte a una situazione totalmente fuori controllo sulle coste africane, scommise sulla stabilizzazione democratica della Libia, che invece non si verificò. Fu una valutazione sbagliata. E alla fine fu un messaggio incoerente. Ma a Bruxelles, a batterci perché i migranti siano redistribuiti in modo equo tra tutti i Paesi europei, fino a poco tempo fa c’eravamo solo noi. E il centrosinistra è da sempre per salvare i disperati in mare, per una seria politica di integrazione. Anche a costo di subire, pagandola in termini elettorali, la becera propaganda usata in questi anni ad arte per alimentare le paure.

Il centrodestra sta chiedendo di rendere l’utero in affitto un reato internazionale. Lei è d’accordo?

Vedremo i testi finali su cui discuterà il Parlamento, ma in linea di principio è ragionevole pensare che la maternità surrogata non possa essere reato in Italia e legale all’estero. Anche se si tratta di un principio di difficile applicazione pratica. L’effetto peraltro dovrà valere anche per le coppie eterosessuali, che ne fanno ricorso nella maggioranza dei casi e che invece hanno una certa facilità nel registrare in Italia i figli ottenuti dalla maternità surrogata all’estero.

Lei come valuta l’esplosione delle rivendicazioni sui temi del gender?

Non è in discussione il rispetto dell’identità di genere di ogni persona ed è giusto contrastare duramente ogni forma di discriminazione al riguardo. Tuttavia trovo eccessiva l’enfasi verso il concetto di fluidità di genere, quasi che ci si debba rifiutare di riconoscerci in un’identità sessuale definita e definitiva.

Il ddl Zan contro l’omofobia non è riuscito a diventare legge anche perché conteneva il riferimento al gender…

Il contrasto all’omotransfobia è sacrosanto e va meglio definito, con pene e sanzioni giuste. Il disegno di legge tuttavia prevedeva alcune questioni controverse, contestate anche da buona parte del mondo femminista, che potevano essere rimosse dal testo consentendone l’approvazione. Si è invece preferito farne una battaglia frontale, quando con pochi correttivi potevano essere ottenuti avanzamenti. La conduzione dell’iter di quella proposta di legge è un esempio di cosa significhi fare battaglie giuste ma condotte in modo esasperato, diventando così velleitari.

C’è chi dice che la grande finanza internazionale abbia ormai vinto sulla politica. Crede sia vero?

Purtroppo la politica conta meno di un tempo, ma può riscattarsi. Le grandi sfide che abbiamo di fronte richiedono una superiore capacità di iniziativa e di lotta da parte delle forze politiche, che possono ritrovarsi su obiettivi comuni. Penso soprattutto all’esigenza di valorizzare la famiglia, i corpi intermedi e ogni iniziativa economica improntata alla condivisione tra i lavoratori e il capitale. C’è un disegno di chi ci vorrebbe tutti individui, soli e quindi costretti a vivere freneticamente per lavorare e consumare. Serve invece un di più di comunità e fraternità. Mi ha colpito molto un inserto de «La Stampa» di qualche mese fa, dal titolo «Singoli tutti», in cui si elogiava uno stile di vita improntato alle fluidità dei rapporti affettivi e al cambio di lavoro, quasi che la realizzazione di ciascuno si possa trovare nella molteplicità, potenzialmente illimitata, di esperienze a termine. Non a caso l’editorialista ricordava come questo stile di vita piaccia molto all’economia. Perché in questo modo possono renderci tutti produttori e fruitori seriali, una volta rinsecchite tutte le forme di relazione e di mutuo aiuto stabili che non passano dallo scambio economico. Combattere questo modello, che sta diventando dominante è, per me, una delle sfide più importanti della buona politica.

1 COMMENTO

  1. Egregio Direttore, ho letto l’articolo/intervista all’On.le Stefano Lepri, membro della Direzione nazionale del Partito Democratico. Essendo stato citato personalmente, è necessario che intervenga precisando che non sono stato MAI d’accordo con il testo di legge del 2017 riguardante le “disposizioni anticipate di trattamento” né – tantomeno – con il testo di legge Bazoli/Provenza sul “suicidio medicalmente assistito”. Ho sempre ritenuto che la vita è un bene indisponibile e che la vita va difesa e rispettata dal concepimento alla morte naturale. Ogni tentativo di piegare il valore della vita alla libera scelta personale, in nome di un’autodeterminazione assoluta, è inaccettabile, dannoso e da contrastare fortemente.
    Ovviamente, sono completamente disponibile ad approfondire con Lei la mia posizione e quella del Family Day, se Lei lo ritiene utile e opportuno. Con stima, Le auguro buon lavoro. Massimo Gandolfini

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