Sono numerosi gli insegnanti di diverse scuole torinesi, di ogni ordine e grado, che domenica sera all’annuncio della Presidente del Consiglio Meloni dell’arrivo di un decreto legge che pone un tetto massimo (del 30%) agli studenti stranieri per classe si sono messi a contare i propri alunni, per capire le percentuali: «rileggendo l’elenco ho appreso», dice una maestra di Scuola primaria dell’Istituto comprensivo Pacinotti tra i quartieri San Donato e Campidoglio, «di avere 5 alunni su 20 di nazionalità italiana, dunque il 75% di stranieri, ma non avevo ancora fatto questi conti dall’inizio dell’anno perché per me non esistono alunni ‘stranieri’: c’è il gruppo classe, che ci è stato affidato e che cresce e si forma insieme. Non occorre spostare gli studenti, ma servono risorse per formare i cittadini di domani: i bambini, con gli strumenti adeguati, apprendono in fretta la lingua italiana e il programma didattico; la classe diventa una vera scuola di integrazione e inclusione».
Le percentuali di studenti stranieri nelle scuole della periferia nord di Torino
Nella periferia nord di Torino il numero degli studenti di nazionalità straniera nelle scuole elementari e medie supera il 55% e arriva ad oltre il 70% – se si contano gli studenti di seconda generazione – fino ad oltre il 90% nell’Istituto comprensivo Aristide Gabelli in Barriera di Milano (via Santhià 25). A Torino la media è del 30% di studenti di nazionalità straniera.
Il nodo dell’inapplicabilità del provvedimento nei quartieri torinesi
«Il provvedimento annunciato dalla premier», sottolinea il Dirigente scolastico della Gabelli Luca Bollero, «non tiene conto della realtà che ormai da anni caratterizza le nostre città. Nel mio Istituto la misura sarebbe realizzabile solo se il Governo attuasse una re-migrazione di almeno 800 studenti italiani dal centro città – o dai Comuni della provincia torinese – in Barriera di Milano». Situazione analoga in tutte le scuole della periferia nord, in particolare la Circoscrizione 6. «Il problema non è quanti studenti stranieri ci sono nelle nostre classi», prosegue il prèside, «ma il numero adeguato di docenti di italiano L2 di cui c’è bisogno per lavorare bene in modo che nessuno resti indietro. Non occorre un decreto che fissi un tetto alla presenza di stranieri, ma una misura che stabilisca quanti insegnanti assegnare alle scuole che superano il 30-35% di studenti stranieri».

Mancanza di docenti L2 e risorse professionali per l’inclusione
Nello specifico l’IC Gabelli attualmente dispone di una sola cattedra di L2 per circa 1.200 studenti, di cui oltre 1.000 stranieri. «La difficoltà nell’apprendimento per tutti», evidenzia Bollero, «nasce da questo limite ed è il vero cuore del problema: i bambini della primaria aiutati a scuola – grazie a personale formato sull’insegnamento dell’italiano L2 – imparano rapidamente la lingua e a loro volta aiutano i propri genitori nell’apprendimento». «Per includere», conclude, «servono risorse professionali preparate e non provvedimenti inapplicabili e lontani dai reali bisogni della scuola».
L’esperienza dei docenti: integrazione, motivazione e continuità didattica
Esprime rammarico Rosarina Spolettini, insegnante in pensione in una scuola elementare di Borgo Vittoria e senior civico volontario nelle biblioteche e negli istituti scolastici del quartiere: «oggi nelle scuole manca tutto, ma si preferisce far leva su argomenti demagogici che parlano alla pancia: nelle classi non esistono stranieri ma cittadini del mondo». «Dalla mia esperienza», racconta, «che continua ancora oggi posso testimoniare che se gli alunni stranieri non vengono discriminati dimostrano una grande motivazione nel percorso scolastico. Per sostenere l’integrazione servono maggiori risorse, occorre ridurre il numero di studenti per classe, garantire la continuità didattica per gli insegnanti di sostegno, oltre a valorizzare le attività di laboratorio per far emergere le qualità e le competenze che ciascun alunno ha».
Le reazioni delle Quirinale, della Chiesa Italiana e della Pastorale Migranti della diocesi di Torino
Dure le reazioni del Presidente Mattarella e del cardinale Zuppi, presidente della Cei: «la scuola è aperta a tutti e inclusiva».
Per Sergio Durando, referente della Pastorale dei Migranti della diocesi e responsabile del Festival dell’Accoglienza che si sta tenendo a Torino e in Piemonte in queste settimane, «il provvedimento annunciato porta in realtà in luce il tema della segregazione territoriale della popolazione immigrata nei quartieri». «Quello dell’integrazione», prosegue, «è un tema serio che non può essere risolto spostando i bambini e sradicandoli dal territorio in cui vivono».

Il precedente della circolare Gelmini del 2010 e le precisazioni del Ministero
Una misura analoga a quella annunciata dal Governo era già arrivata nel 2010 con una circolare dell’allora ministro all’Istruzione Gelmini. «Già all’epoca», sottolinea Durando, «non fu applicata dai Dirigenti in quanto migliaia di istituti superavano il limite del 30% di stranieri, «la vera risposta è supportare le scuole, investire sull’educazione, per preparare al meglio i cittadini di domani. Non esistono studenti ‘stranieri’: studiano nelle nostre scuole, crescono qui – nella nostra comunità – si sentono italiani. Investiamo allora per aiutarli a crescere e diventare cittadini».
In merito al provvedimento martedì 23 settembre al Tg1 è intervenuto il ministro all’Istruzione Valditara, precisando che la misura «prevederà deroghe in tutte quelle zone in cui è molto alta la concentrazione di stranieri o è difficile trovare altre scuole nelle vicinanze. Laddove non fosse possibile inserire lo studente in una scuola di prossimità, il Governo ha deciso di stanziare 14 milioni di euro a regime per potenziare l’insegnamento dell’italiano».
Stefano DI LULLO



