Nosiglia a Valdocco: “la Chiesa ha bisogno dei giovani per rinnovarsi”

31 gennaio – L’Arcivescovo nella Messa per la festa di san Giovanni Bosco ha spronato la Chiesa torinese “ad interrogandosi e rinnovare il proprio stile di vita, promuovendo con i giovani un dialogo e un confronto aperti e liberi, senza pregiudiziali, chiusure o risposte e proposte precostituite”. GALLERY

222
Mons. Nosiglia a Valdocco

Pubblichiamo l’omelia che l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia ha pronunciato lunedì 31 gennaio durante la concelebrazione nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino nella festa liturgica di san Giovanni Bosco.

Oggi celebriamo la festa liturgica di San Giovanni Bosco e accogliamo il suo esempio e la sua azione educativa come un forte appello a stimare i giovani capaci di grandi cose e a spronarli a non arrendersi mai di fronte alle difficoltà.

Di questo ci parla il Vangelo, con la stupenda pagina dell’incontro di Gesù con un giovane volenteroso, anche se carico di paure per il suo futuro. La domanda che quel giovane ricco fa a Gesù: «Che cosa devo fare per avere la vita eterna?» (Mc 10,17), esprime un interrogativo che non è più usuale oggi, ma che abita il cuore, se lo traduciamo nella tensione alla felicità che ogni giovane sente forte e prepotente dentro di sé. Come realizzare la propria vita in modo che i desideri, le aspirazioni e i sogni più grandi si avverino? Quali sono le vie più facili e a buon mercato? Tante sono le proposte interessanti che la cultura e la società del nostro tempo promettono e offrono, pubblicizzandone la bellezza e la sicura riuscita. Altrettanto deludenti sono spesso i risultati ottenuti.

Gesù non illude nessuno, non vuole catturare l’adesione di alcuno e non promette niente di facile. Chiede il coraggio di scegliere non la via larga e comoda di tutti, ma quella stretta e faticosa che solo pochi percorrono. «Se vuoi essere felice, va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi» (cfr. Mc 10,21). Felicità e rinuncia a ciò che ti apre tutte le porte, come sono i soldi e i beni materiali, come possono andare d’accordo? L’una scaccia l’altra. Molti la pensano così e vedono nella scelta cristiana una serie di “no” a quanto di bello e desiderabile sentono in cuore e vogliono perseguire nella vita.

Così, il bello, il buono e il giusto sono ciò che ciascuno considera bello, buono e giusto dal proprio punto di vista, per se stesso. In questo modo, a poco a poco, si diventa insoddisfatti di tutto e si va alla ricerca di esperienze e sensazioni estreme, senza più alcuna remora morale o ascolto della propria coscienza, fino a sognare un mondo fantastico, che evade dal reale, costruito da chi vuole rendere succubi le persone per farne oggetto di sfruttamento per il proprio arricchimento. La libertà dalla responsabilità verso Dio e verso gli altri si ritorce contro se stessi e diventa via di schiavitù, da cui è difficile uscire senza seri danni psicologici, fisici e morali.

La parola di Gesù e il suo stile di vita non sono un invito a dire una serie di “no”, ma indicano la vera via del “sì”, che può realizzare in pienezza anche i sogni impossibili e ritenuti umanamente irraggiungibili. Non tutti i giovani hanno il coraggio di puntare così in alto; ma credo che la voglia ci sia e non venga mai meno, malgrado il peso di quei bagagli inutili che ci portiamo appresso e che impediscono di correre speditamente o di salire con meno fatica la vetta della felicità.

Gesù indica al giovane due condizioni per raggiungere quest’obiettivo: l’amore ai poveri, ossia la condivisione con loro di quanto si possiede; la sua sequela, e quindi il vivere come lui è vissuto, uomo povero ma libero e portatore di gioia e di vita per tutti. È infatti il dono di se stessi che diventa fonte di gioia, perché, come testimonia Gesù: «C’è più gioia nel dare che ne ricevere» (cfr. At 20,35). Questo invito è accompagnato da uno sguardo di amore di Gesù nei confronti del giovane di cui ci parla il vangelo di oggi, un giovane buono e disponibile, ma timoroso di perdere le sicurezze della sua vita. Egli però non accetta. Era venuto pieno di entusiasmo e di gioia e se ne va triste.

È un invito che la nostra Chiesa di Torino intende raccogliere seriamente, interrogandosi e rinnovando il proprio stile di vita, linguaggi e vie per promuovere con i giovani un dialogo e un confronto aperti e liberi, senza pregiudiziali o chiusure o risposte e proposte precostituite. Bisogna partire dal fatto che i giovani hanno bisogno della Chiesa e questa ha bisogno dei giovani. L’estraneità e l’indifferenza reciproche non giovano a nessuno e lasciano nel cuore dei giovani dei vuoti enormi, che nessun’altra realtà umana, sociale o religiosa può colmare. Ma lasciano anche, nel cuore della Chiesa, un ampio posto vuoto, che impedisce di rinnovarsi e di puntare al futuro con coraggio e speranza.

Il Sinodo in corso, che investe anche i giovani delle nostre comunità, li stimola a partecipare attivamente a questa impresa, operando anzitutto nelle parrocchie, nelle associazioni e movimenti, nei gruppi e realtà ecclesiali. C’è bisogno di lievito nuovo, che solo i giovani sono in grado di portare nel tessuto degli ambienti e delle situazioni di vita delle comunità. Più che mai oggi i giovani, sotto la spinta di Papa Francesco, sono chiamati ad essere responsabili di una Chiesa, che intende essere casa e scuola di comunione per tutti.

Per questo dico ai giovani in questa festa di Don Bosco: «Abbiate il coraggio di raccontare con gioia ed entusiasmo ai vostri coetanei l’esperienza cristiana che state facendo, invitandoli a sperimentare l’amicizia in un gruppo alternativo ai tanti che frequentano; un gruppo dove non ci si accontenta di stare insieme per parlare, discutere o organizzare feste, gite e iniziative, ma dove si impara anche a pregare insieme, ad accostare la Bibbia, a celebrare l’Eucaristia, a servire con amore e solidarietà i piccoli, i poveri e sofferenti; un gruppo dove è possibile anche oggi fare esperienza di incontro con Gesù, nella sua comunità».

Cari amici, l’incontro con i Frères di Taizé ci ha aiutato e ci aiuterà – quando lo vivremo in modo completo nel luglio prossimo – a sperimentare tutto ciò. Risuoni dunque nel vostro animo questo invito del Signore: «Seguimi!». Egli vuole avere bisogno di ciascuno di voi, cari giovani. Vi inquieta nei modi e nelle forme più diverse, affinché abbiate il coraggio di dare una risposta, staccandovi dalle molte cose morte che impediscono di rischiare sulla sua Parola, anche quando appare troppo alta e impegnativa, come sono le vocazioni al sacerdozio o alla vita consacrata o al matrimonio. Don Bosco vi aiuti a credere in voi stessi e a puntare in alto nella vostra vita, verso i traguardi inesplorati delle vette della fede e dell’amore.

+ Cesare NOSIGLIA

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome