Nosiglia, “affidiamo alla Consolata le famiglie stremate dalla pandemia”

Santuario – L’Arcivescovo domenica 20 giugno ha presieduto la Messa nella festa della Consolata: “la crisi generata dal Covid può diventare un’opportunità, se aiuta le nostre famiglie e comunità ad interrogarsi seriamente sul proprio stile di vita, sull’uso corretto e solidale delle risorse economiche, sul senso del limite, sull’apertura alla fraternità”

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Cari confratelli e fedeli, ci mettiamo ai piedi della Madonna Consolata e ci affidiamo a Lei, Madre amorevole e vigile, pronta ad intervenire per la gioia ed il bene dei suoi figli. Per questo accogliamo il suo invito, che ha rivolto ai servi della casa di due giovani sposi di Cana, al cui matrimonio era stata invitata insieme al Figlio suo. Maria – ci racconta il Vangelo –, accortasi che non c’era più vino in tavola, segnala la cosa a Gesù e poi dice ai servi: «Fate quello che lui, il Figlio mio, vi dirà». Gesù compie il miracolo e tramuta l’acqua in vino per la gioia e l’unione degli sposi e dei commensali.

L’intercessione della Madre di Dio e madre nostra, per volere di Gesù ci rivela la sua premurosa cura per le nostre famiglie e comunità e apre il nostro cuore alla fede in Cristo. Ma la condizione  per avere grazia, vita e gioia è che accogliamo il suo Vangelo sine glossa, diremmo, cioè senza troppi distinguo e riserve quando esso ci invita a compiere scelte e gesti controcorrente. È il Signore, Figlio di Maria e nostro Salvatore, che ha qualcosa di preciso da dirci in merito alle condizioni di vita e ai problemi che ci assillano, in questo tempo che stiamo attraversando. Molte famiglie sono allo stremo non solo per difficoltà del lavoro che viene meno, ma anche perché prive di una sicura speranza per il futuro. L’epidemia ha molto abbassato il nostro orgoglio e ha fatto emergere quanto la carenza di valori etici e spirituali siano stati ignorati e disattesi, sotto la spinta di un cieco individualismo e della ricerca del bene per se stessi a scapito del bene comune.

«Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia ed ogni cosa di cui avete bisogno vi sarà data in aggiunta». Questa è la parola forte, che Gesù ci consegna. Essa va certamente controcorrente, perché pone una scala di valori che non corrispondono a quelli reclamizzati e indotti dai messaggi dominanti della cultura e del mondo che ci circonda, dove spesso la cura dello spirito conta molto meno di quella del corpo e la ricerca dei beni spirituali ed eterni è considerata un’astrazione rispetto alla concretezza dei beni materiali e quotidiani, di cui pure abbiamo bisogno. Inoltre, penso che questa tragica esperienza che abbiamo vissuto interpelli la nostra società e il nostro stile di vita, ritenuti fino a ieri, con un certo orgoglio, all’avanguardia nella tecnologia, nella medicina, nelle previsioni del futuro, nell’uso smodato dei mezzi più sofisticati per la propria felicità… insomma, una società che credeva molto nelle conquiste della scienza e che aveva fatto in questi ultimi anni in diversi campi un progresso enorme e se ne gloriava, perché era frutto della sua potenza e grandezza, ritenute invincibili.

Tutto ciò è stato messo in ginocchio, nel caos  e nella  paura, da un piccolissimo virus, così come è avvenuto nell’“ignorante Medioevo” con la peste o il colera. Dove è finito tutto il progresso della scienza e della tecnica, che rappresentava il nostro orgoglio e la fonte di sicurezza assoluta, se siamo stati battuti in tutto e per tutto da un insignificante organismo, che ci spaventa come un mostro invincibile e ci obbliga a cambiare radicalmente la nostra vita quotidiana?

Sì, le grandezze umane, che sembrano assicurarci una vita bella e ricca di felicità, sono come la torre di Babele, che illudeva l’umanità di aver conquistato il cielo: in realtà sono solo all’apparenza invincibili, perché esaltano con orgoglio se stesse, dimenticando il detto di Gesù: «Che giova  all’uomo se guadagna tutto il mondo e perde se stesso?… E cosa potrà dare in cambio della propria anima?» (cfr. Mc 8,36-37). E ancora: «L’uomo stolto costruisce la sua casa sulla sabbia: cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono sulla casa, che crollò; l’uomo saggio invece costruisce la sua casa sulla roccia: cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non crollò» (cfr. Mt 7,24-27). La roccia stabile e sicura della vita è Gesù, è la sua Parola, è il Vangelo… Quanti regni e nazioni o casati ricchissimi e fortissimi, quante civiltà ricche di storia e di progresso, che sembravano “eterni”, sono caduti come la torre di Babele e sono scomparsi come la neve al sole, perché costruiti sulla sabbia del potere politico, della ricchezza, della forza militare?

Il virus che ha colpito tanti in questo anno e mezzo di pandemia dovrebbe farci comprendere che la precarietà fa parte della nostra vita umana, ne è il DNA che resta imperituro, malgrado tutte le nostre capacità, ricchezze e scoperte. Ci insegna che dovremmo essere molto più umili e che la vita e la morte, il tempo e il futuro non ci appartengono e non ne siamo gli assoluti padroni, ma c’è un “di più” a cui dobbiamo riferirci e a cui chiedere aiuto e protezione, che è Gesù, il Figlio prediletto del Padre celeste e unico nostro Salvatore. Solo il suo Vangelo, che apre il nostro cuore a Dio e agli altri, resisterà, perché può contare sulla sua forza divina, questa sì invincibile ed eterna.

Mi auguro dunque che riflettiamo su questo e confermiamo la fiducia nel Signore che, malgrado tutto, ama questo nostro mondo e per questo mondo continua ad offrire il suo Figlio come Salvatore. Perché la fede e l’amore di Dio, se riempie il cuore, lo apre anche all’amore degli altri, fino a farsi carico di quella prossimità che apre le vie di un concreto sostegno verso chi sappiamo nel bisogno. Il criterio evangelico del cercare prima di tutto il Regno di Dio non significa dunque uscire dal mondo, ma operare dentro di esso per indirizzarlo al bene, al vero e al giusto, pagando anche un prezzo, ma sicuri che Dio non si lascia mai vincere in generosità. Significa inoltre inserire il proprio agire in quell’orizzonte del bene per tutti, che è anche il bene di ciascuno.

La crisi può diventare pertanto un’opportunità, se aiuta le nostre famiglie e le nostre comunità ad interrogarsi seriamente sul proprio stile di vita, sull’uso corretto e solidale dei soldi e delle risorse economiche, sul vivere ogni giorno con sobrietà, sul senso del limite, sull’apertura alla fraternità. Essa ci sprona soprattutto a ricercare la fede in Gesù Cristo, morto e risorto, quale fondamento della vita personale, familiare e comunitaria, andando oltre il proprio travaglio vissuto e scoprendo che c’è anche in questa pandemia un appello del Signore a non cedere allo scoraggiamento, ma a confermare ancora di più la convinzione che niente e nessuna, pur tragica, esperienza umana potrà mai separarci dall’amore di Cristo, il quale ci assicura: io sono con voi ogni giorno lieto o triste che sia  e non vi abbandono a voi stessi. Questa certezza apre il cuore, la mente e la parte più intima e profonda di ciascuno alla speranza.

Preghiamo dunque la Consolata, Madre dolcissima di misericordia: Ella, che ama ogni famiglia ed è attenta e premurosa per le sue necessità, interceda presso il Figlio suo, affinché in ogni casa non manchi l’amore e l’unità; gli sposi siano forti nelle prove e carichi di speranza nel Signore; i figli siano aperti al dialogo con i genitori e ne accolgano gli insegnamenti della vita; gli anziani siano sostenuti e non lasciati soli nel loro cammino a volte di sofferenza; in tutti si rinsaldi la fede in Gesù, mediante la preghiera familiare e l’ascolto della sua Parola. Maria Consolata doni a tutti noi la volontà di seguire il suo invito a «fare sempre quello che Gesù suo Figlio ci dice».

+ Cesare NOSIGLIA, Arcivescovo

PREGHIERA DELLA SERA

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