Nosiglia con i lavoratori delle aziende in crisi

L’emergenza di Torino – Troppe famiglie colpite dalle crisi delle fabbriche, Chiesa mobilitata per la ricerca di soluzioni, l’Arcivescovo Nosiglia sabato 20 novembre al Centro congressi del Santo Volto ha incontrato i lavoratori Embraco, Elcograf e Mahle. GALLERY

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foto Bussio

Gli operai dell’ex Embraco che consegnano una targa per dire grazie al «391° operaio Cesare Nosiglia». È l’immagine «simbolo» dell’incontro con il mondo del lavoro voluto dall’Arcivescovo, sabato 20 novembre al Centro congressi Santo Volto – dove   la parrocchia ha come campanile ha la ciminiera dell’ex acciaieria Teksid –  per ricordare i 50 anni della Lettera pastorale «Camminare insieme» con cui il card. Michele Pellegrino, «ricentrò» la Chiesa torinese sul carisma dei santi sociali che l’hanno resa unica nel mondo.  «Ci ritroviamo negli stessi giorni in cui, l’8 dicembre 1971,  il mio predecessore, pubblicò la ‘Camminare insieme’» ha detto Nosiglia salutando i convenuti «quel documento, frutto di un ampio lavoro di consultazione di tutte le componenti della Chiesa e del territorio, rimane un riferimento ideale anche per l’oggi. Perché segna definitivamente la ‘scelta preferenziale per i poveri’ della Chiesa torinese. I poveri allora erano individuati soprattutto negli operai; in questi anni abbiamo scoperto che i cammini della miseria si sono articolati e diversificati; e dunque la Chiesa ha cercato in ogni modo di continuare ad essere presente a fianco delle persone , delle loro angosce come delle loro speranze».

È passato mezzo secolo e, se allora gli operai erano i poveri con cui «camminare insieme»,  oggi la situazione di Torino e della sua Provincia – un territorio a vocazione industriale in larga parte  diventata un’area dismessa (e nonostante le promesse per ora sulla carta  del gruppo Stellantis) – è peggiorata perché negli anni ’70 il lavoro c’era. Oggi invece  è l’emergenza numero uno. Lo sanno bene i 390 lavoratori dell’ex Embraco, accompagnati dai rappresentanti sindacali e dai sindaci di Riva, Lodovico Gillio, e di Chieri Alessandro Sicchiero,  che hanno ringraziato l’Arcivescovo per l’ interesse manifestato fin da 4 anni fa, all’inizio della crisi, quando si recò ai cancelli dell’impianto a Riva di Chieri. «Da allora non ha mai smesso di pungolare i vertici aziendali, assessori e perfino i vari ministri dello Sviluppo economico che si sono susseguiti» ha ricordato Maurizio Ughetto, operaio ex Embraco. L’ultimo Giancarlo Giorgetti  che Nosiglia ha promesso di sentire di nuovo, per la quarta volta, finché il Governo non darà qualche risposta per scongiurare i licenziamenti quando a fine gennaio scadrà la cassa integrazione.

«Lo stallo dell’ex Embraco, che ormai si trascina da 4 anni, è purtroppo non solo ingiusto, ma profondamente disumano» ha ribadito Nosiglia dopo aver ascoltato i lavoratori, Elena  Chiorino e Giovanna Pentenero, rispettivamente  assessori al Lavoro della Regione e del Comune di Torino, i sindaci e, per i sindacati,  Enrica Valfrè, segretario provinciale della Cgil. «La comunità cristiana non può restare indifferente dinanzi a queste situazioni, quando incidono in modo grave e devastante sulla vita delle famiglie, sul futuro dei giovani e sulle prospettive di un futuro sereno e garantito di lavoro sul territorio».

E poi, ricordando l’attenzione del Papa per la vicenda Embraco e del Presidente Mattarella a cui Nosiglia ha parlato nei giorni scorsi, durante la visita del Capo dello Stato a Torino,  ha richiamato ancora una volta  «tutte le parti in causa a fare ogni sforzo, con responsabilità, per superare la situazione e ritrovare la via di una soluzione».

Tra i rappresentati dei lavoratori hanno ringraziato Nosiglia anche  Mario Mussati dell’Elcograf di Borgaro  e  Igor Albera  della Fim Cisl della Mahle di La Loggia, due imprese che hanno vissuto una crisi profonda e che l’Arcivescovo, attraverso l’Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro, ha seguito da vicino contribuendo per ora a scongiurarne la chiusura.

«Si sente la necessità, alla luce della lunga e faticosa transizione sociale ed economica che il territorio di Torino sta vivendo da diverso tempo» evidenzia Alessandro Svaluto Ferro, direttore della Pastorale sociale e del lavoro della diocesi «di avviare un cammino comune tra istituzioni, organizzazioni sindacali, imprese, soggetti della formazione ed educazione sui temi dello sviluppo e del lavoro. L’idea è di cogliere il Sinodo come un’occasione di dialogo e riconoscimento per sviluppare sinergie, progetti e collaborazioni per ridare dignità al mondo del lavoro nella prospettiva dell’ecologia integrale rilanciata dalla recentissima edizione della Settimana Sociale. Ascolto, dialogo, alleanza e co-progettazione possono essere i temi chiave per lanciare un percorso sinodale ampio per il mondo del lavoro a Torino, con la finalità di ricostruire cammini di speranza e giustizia».

Dopo aver ascoltato tutti gli interventi e invitato a non disperare, Nosiglia ha ribadito che  Chiesa sarà sempre accanto ai lavoratori a maggior ragione nell’anno che il Papa ha voluto dedicare a san Giuseppe lavoratore.

Al termine, un pranzo in amicizia offerto dall’Arcivescovo: tutti i partecipanti hanno ricevuto un omaggio «dolce»  preparato dalle volontarie della Caritas diocesana e 100 pacchi viveri e per l’igiene personale da consegnare alle  famiglie dei lavoratori più in difficoltà, donati da Caritas e Banco Alimentare del Piemonte. L’incontro si è conclusa con la benedizione dell’Arcivescovo del  nuovo furgone per il trasporto degli aiuti che la Fondazione Lavazza ha messo a disposizione delle Caritas Diocesane di Torino e di Susa.

Di seguito pubblichiamo l’intervento integrale che l’Arcivescovo ha rivolto ai lavoratori:

Cari amici, ho deciso di rivolgere il mio più caro e vivo saluto a tutti voi e a tanti altri lavoratori, che hanno vissuto momenti molto difficili nelle loro aziende, con i quali mi sono coinvolto e dei quali mi sono interessato, ma anche e in special modo a quanti ancora lottano perché rischiano di perdere il posto di lavoro. Il nostro incontro vuole nutrire la speranza che, con l’apporto solidale di tutti, si possano affrontare le prove e le difficoltà in cui si trovano diverse aziende. Mi auguro che le componenti istituzionali e sociali che si stanno occupando del problema possano trovare gli accordi necessari a garantire la continuità di un lavoro assicurato e permanente.

La disoccupazione totale o parziale è una piaga sociale che va combattuta sempre e comunque, senza mai arrendersi all’ineluttabile. Il diritto al lavoro resta il punto centrale di ogni società e di ogni sviluppo ed esige dunque il massimo impegno da parte di tutti. Il diritto al lavoro porta con sé quello di condizioni dignitose e umane del lavoro stesso, rispettoso di altri importanti diritti quali la famiglia, il tempo libero, il riposo.

La giustizia e la solidarietà camminano insieme e si realizzano quando ci si rende conto che le difficoltà di alcuni sono difficoltà di tutti e i diritti di alcuni sono da difendere e promuovere come diritti di tutti. Se vogliamo che l’uomo sia al centro del lavoro, e si affrontino le crisi insieme bisogna che tutte le componenti sociali, politiche ed economiche facciano squadra all’unisono e operino come un corpo solo. E siano poi coerenti nel mantenere fermo tale obiettivo. Penso per esempio, al buon esito di una vicenda, quella della Elcograf, dove con l’impegno di tutti gli attori in campo, si è pervenuti a soluzioni ragionevoli e sostenibili quando tutto sembrava prendere un’altra piega.

Il caso dell’ex Embraco è solo l’ultimo di una serie di situazioni in atto anche in altre aziende del territorio, in cui tanti lavoratori si sono trovati ad affrontare scelte ingiuste e devastanti per la loro vita e la loro famiglia. Colpisce per l’ampiezza dell’azienda e per il venir meno, da parte anche delle istituzioni, di un percorso programmato insieme con gli imprenditori, i sindacati e il personale, con accordi idonei ad affrontare i problemi. Tanto più che il lavoro non manca nella nostra realtà e sembra dare buoni frutti anche sul piano della produzione, negli ultimi anni. Lo stallo dell’ex Embraco, che ormai si trascina da quattro anni, è purtroppo non solo ingiusto, ma profondamente disumano. La comunità cristiana non può restare indifferente dinanzi a queste situazioni, quando incidono in modo grave e devastante sulla vita delle famiglie, sul futuro dei giovani e sulle prospettive di un futuro sereno e garantito di lavoro sul territorio. Il Papa ha più volte ripetuto che chi licenzia i propri operai è come se vendesse la loro dignità; questo conduce a svendere anche la propria dignità di persona.

Non tocca alla Chiesa indicare soluzioni concrete al riguardo, ma richiamare con forza tutte le parti in causa a fare ogni sforzo, con responsabilità, per superare questa situazione e ritrovare la via di una soluzione, che salvaguardi il bene più prezioso, che è l’uomo che lavora – e, insieme a lui, la sua famiglia. Si tratta di un impegno, che viene prima d’ogni altro, pure importante, aspetto economico e che esige la massima solidarietà da parte di tutte le forze del lavoro interessate: imprenditori, sindacati, lavoratori, istituzioni, comunità civile ed ecclesiale.

La Chiesa torinese è pronta a fare la sua parte, non solo con l’appoggio morale, ma anche con ogni altro mezzo a sua disposizione, per dare un concreto sostegno ai lavoratori e alle loro famiglie.

In questi giorni riflettevo su questa situazione. Il primo anno in cui ho celebrato la Messa davanti alla fabbrica per i lavoratori della ex Embraco è lo stesso del viaggio e udienza a san Pietro dal Papa, che li ha accolti e li ha incoraggiati a stare uniti e ad operare insieme anche con tutti gli altri operai di aziende che di recente hanno condiviso la stessa amara sorte. Proprio in questi giorni, Il Papa, tenendo presente la situazione di alcune fabbriche del bellunese che rischiano esattamente come quella di Ex Embraco di licenziare tutti i loro operai, ha detto: “rivolgo un accorato appello affinché’ in questa situazione e in altre simili, non prevalga la legge del profitto ma quella dell’equità e solidarietà” Il Papa conosce dunque bene le difficoltà e i problemi che in questo periodo il mondo del lavoro soffre e apre il suo cuore e la sua solidarietà per richiamare tutti e, in particolar modo, le istituzioni ad affrontare seriamente questi problemi.

Dopo sei mesi, ho incontrato per ben tre volte il ministro Giorgetti. Insieme alla Regione e ai sindacati abbiamo firmato una lettera al presidente del Consiglio per sollecitare l’elaborazione di piste concrete. Recentemente il Consiglio regionale ha interpellato il Presidente del Consiglio perché si affrontino le crisi aziendali nella chiave dell’integrazione e della collaborazione tra le istituzioni.

In questi giorni, durante il pranzo al Sermig con il Presidente della Repubblica, ho potuto direttamente parlargli dei problemi del lavoro nel nostro territorio, evidenziando come la situazione dell’ex Embraco sia emblematica; so che anche il Prefetto gli ha fatto pervenire una lettera scritta dai lavoratori. A tal proposito mi chiedo: che cosa ancora si può fare e come si può passare dalle parole e promesse che certo non sono mancate e non mancano su questo annoso problema alla soluzione sicura e riconosciuta.

Cari amici, chiediamo a San Giuseppe, patrono dei lavoratori, la forza di operare affinché il “vangelo” del lavoro sia salvaguardato nel nostro territorio e si possano trovare vie adeguate e giuste per affrontare e risolvere i gravissimi problemi che stanno davanti a noi. In questo territorio è tempo che ogni imprenditore e operaio possano guardare in avanti con rinnovata fiducia e la serena certezza di poter trovare nel proprio lavoro il sostegno necessario alla propria vita e a quella dei propri cari.

Per queste ragioni, ritengo utile che la diocesi, con l’opera della Pastorale sociale e del lavoro, avvii e favorisca un percorso sinodale per il mondo del lavoro, affinché l’esperienza del lavoro diventi davvero un attore di sviluppo e si possano avviare quelle auspicate e necessarie alleanze per costruire insieme un altro modello di sviluppo.

+ Cesare, vescovo, padre e amico

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