Nosiglia, “davanti alla Sindone con lo sguardo di Maria”

Cattedrale di Torino – Pubblichiamo la meditazione che l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia ha tenuto sabato 3 aprile nella preghiera, in diretta Tv e social, di fronte alla Sindone. GUARDA LA DIRETTA – GALLERY

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foto Andrea Pellegrini - La Voce e il Tempo

Pubblichiamo la meditazione che l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia ha tenuto sabato 3 aprile nella ltirugia di preghiera, in diretta Tv e social, di fronte alla Sindone.  

Cari fratelli e sorelle e cari giovani,

nella prima parte della nostra preghiera davanti alla Sindone abbiamo meditato sul calvario del Signore cogliendone la profondità del significato umano e spirituale che la Sindone ci dona mediante i segni concreti della passione e morte di Gesù. La Sindone è il vangelo comunicato non con lo scritto o le parole ma con quanto il Telo ci mostra concretamente, per cui papa Giovanni Paolo II l’aveva giustamente definita: lo specchio del vangelo. Nella seconda parte abbiamo voluto rivedere la Sindone con gli occhi e il cuore della Madre di Gesù nel momento supremo della sua morte e sepoltura.

Ci sono molti modi per portare la croce di Gesù. Quello del Cireneo è uno dei più comuni. La croce ti viene messa sulle spalle per forza e tu ti rassegni a portarla. Sono tutte quelle croci di cui sembra che nessuno possa fare a meno. Una malattia grave, un problema difficile di famiglia o di lavoro, una realtà pesante e dura da sopportare per te o per chi ti è vicino, la morte di una persona cara. Insieme a questi si è aggiunto nel tempo presente anche la pandemia che ci obbliga a gestire una realtà faticosa e di sofferenza per molti ammalati e soggetti al coronavirus.

Insomma nella vita si sa che la croce è parte integrante dell’esperienza di ognuno. In tale circostanza lamentarsi è d’obbligo, dimenticando che di croci ben più pesanti delle nostre è pieno il mondo e che comunque, per chi ha fede, la croce è anche via di purificazione e di redenzione, come lo è stata per Gesù.

C’è però un altro modo di portare la croce, quello di Maria, la madre di Dio. Ella sceglie di portare la croce con il Figlio sul Calvario. È la croce del dolore di madre, che vive la solitudine e l’abbandono; è la croce dell’offerta del proprio sacrificio in unione a quello del Figlio per redimere il mondo dal peccato e dalla morte. È via di solidarietà, dunque, e di amore, dono di sé e atto di confidenza in Dio e di speranza.

Come si uniscono questi due modi di portare la croce? È Gesù stesso che li fa diventare una cosa sola, quando dall’alto della sua croce, vedendo Giovanni e la Madre, li affida l’uno all’altro. Così la croce dei discepoli viene associata a quella di Maria e diventa scelta di amore e di consolazione, e quella di Maria viene associata a quella dei discepoli e diviene intercessione e mediazione di grazia.

Maria, la Madre, dunque aiuta i figli a portare la croce del Figlio suo. Maria si fa presente sempre in ogni casa ed è in ogni vita dove c’è la prova e la sofferenza; è presente quando la Chiesa è nella persecuzione, quando nel mondo è in pericolo la pace. Ella è presente, perché è la Madre a cui ogni uomo è stato affidato affinché trovi in lei la sponda desiderata per vincere la paura della croce e vivere nella speranza della vittoria pasquale.

Tutti conosciamo il capolavoro della «Pietà» di Michelangelo che ci mostra la madre di Gesù, Maria addolorata ma serena, che accoglie sulle sue ginocchia il corpo morto del figlio. Un’opera che ci richiama al Sabato Santo e dunque tempo di attesa in un atteggiamento di silenzio e di preghiera insieme a Maria, nella vigilia della risurrezione di Gesù.

Abbiamo voluto vivere davanti alla Sindone la contemplazione del corpo di Gesù con l’amore della Madre davanti al sepolcro, nel silenzio e nella preghiera come ci offre lo sguardo di fede di Maria. In questi momenti abbiamo rivissuto i suoi stessi sentimenti del cuore di Madre addolorata ma forte che confermano la certezza della risurrezione. Come ci ha ricordato papa Francesco il nostro sguardo incrocia anzitutto quello di Gesù stesso che dalla Sindone ci invita ad andare oltre il mistero della sua passione e morte e apre il nostro cuore insieme a tutta la Chiesa perché vediamo il suo volto in quello di tanti nostri fratelli e sorelle sofferenti, poveri e bisognosi di affetto e di sostegno umano e spirituale, mentre lodiamo e rendiamo grazie al Signore sicuri e gioiosi della sua risurrezione e professiamo con fede: «il tuo amore è per sempre».

+ Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa, Custode pontificio della Sindone

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