Nosiglia, “non dobbiamo accettare la cultura dello scarto”

Giornata Mondiale dei Poveri – L’Arcivescovo sabato 13 novembre, alla vigilia della quinta edizione della ricorrenza voluta dal Papa, ha celebrato la Messa nella Chiesa dei Santi Martiri in via Garibaldi tornando a chiedere di ribaltare la logica delle due città “dove la politica si colloca più dalla parte dei benestanti che dei poveri”. GALLERY

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foto Andrea Pellegrini

I poveri li avrete sempre con voi

La Parola di Gesù risuona nel nostro cuore e scuote le nostre coscienze intorpidite a volte dalla paura o dall’impotenza di fronte alle gravi situazioni di povertà crescente che assillano tante famiglie, lavoratori  e giovani.

Il Papa ha scritto una frase che può bene illuminare la riflessione che intendo fare. Scrive: «è interessante che la rivelazione ci dica che la pienezza dell’umanità e della storia si realizza in una città (cf. Ap. 21, 2-4). Abbiamo bisogno di riconoscere la città a partire da uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che riscopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze. Egli vive tra i cittadini promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia» (n. 71).

Il Papa si riferisce alla città, come lo spazio dove vive la gente, le famiglie e persone che si incontrano. Non sono solo spazi fisici, ma luoghi in cui si manifesta la presenza di Dio. Purtroppo spesso sono “non luoghi” perché semplici agglomerati di abitazioni e strade dove regna l’estraneità tra le persone e la cultura dell’individualismo e dell’indifferenza. La città dell’uomo in cui Dio abita è quella in cui esiste e si promuove un tessuto di relazioni tra le persone che vanno accolte e coltivate. È la trama del vivere semplice della gente che si riconosce solidale gli uni gli altri. È l’esperienza di quella fraternità che rende vero e carico di significato quello che facciamo. Ed è anche il campo in cui la Chiesa è mandata e che le è stato affidato da Dio perché venga ben curato e abbondantemente irrorato con la Parola che dà salvezza. Guardare con sguardo contemplativo la “città” e dunque le nostre realtà sociali in cui viviamo oggi ci induce a due atteggiamenti di fondo. Il primo è la concretezza del realismo. Il secondo l’operosità della speranza. Messi insieme i due generano e promuovono fraternità, giustizia, verità. I numeri della vulnerabilità sono cresciuti perché, più il tempo passa, più gli invisibili che avevano cercato di farcela con le loro forze residue si trovano senza risorse. Il realismo ci porta a fare ancora nostre le parole di Francesco: «Vi sono cittadini che ottengono i mezzi adeguati per lo sviluppo della vita personale e familiare, però sono moltissimi i “non cittadini”, i “cittadini a metà” o gli “avanzi urbani”» (EG, n. 74). No, non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo cadere in questo inghippo. Non possiamo e non dobbiamo accettare la cultura dello scarto, perché abbiamo le potenzialità e la passione per generare novità.

Un nuovo patto sociale e generazionale per il lavoro

In questo momento diventa scelta prioritaria e strategica anche per il domani, il lavoro fonte di dignità per ogni persona, volano positivo per ogni sviluppo senza il quale tutto diventa più difficile e faticoso. Dove non c’è lavoro non c’è dignità. E questo lo sappiamo bene è derivato da quella sete di denaro e di potere che è prevalsa sulla ricerca del bene comune e ha messo in secondo piano la persona che lavora, la sua famiglia, l’ambiente e il territorio. Il lavoro deve essere dignitoso per ogni persona umana e la crisi non deve essere adoperata come scusa per non osservare le regole proprie del lavoro sia per quanto riguarda la sicurezza, la giusta paga, gli orari, il tempo libero, la salvaguardia del creato perché esso non è merce da sfruttare ma dono da custodire e conservare anche per le generazioni future. Il lavoro inoltre deve rispettare la vita della famiglia nelle sue necessità economiche, ma anche morali come è quella di potersi incontrare e vivere insieme tempi ed esperienze ricche di umanità e di spiritualità. La Messa in campo di risorse e progetti per affrontare sul serio il grave problema della precarietà e disoccupazione deve stare al centro dell’impegno del mondo politico e finanziario.

Cari amici, come credenti siamo chiamati a mettere in evidenza l’azione dello Spirito Santo nella società che si manifesta attraverso l’inventiva, la volontà e il coraggio di tante persone. Non possiamo lasciarci abbattere dalle difficoltà, non possiamo gettare la spugna. Il grido intenso dei poveri ci chiede di ascoltarli, accoglierli, accompagnarli, mettendo loro al primo posto e non noi, le nostre strutture, programmi e necessità. L’accontentarsi  di un assistenzialismo occasionale non aiuta le persone  ad assumere le loro responsabilità.  Il principale fattore di produttività, più rilevante del profitto e del capitale, è infatti l’uomo che lavora e il suo ambiente di vita, in particolare la famiglia e la comunità locale dove abita. Va messo in bilancio che l’organizzazione del lavoro, la produzione, le leggi economiche, il mercato comportano una serie di difficoltà, che possono apparire a volte insormontabili e comunque creano tensione, conflittualità, ingiustizie. Di qui l’impegno a mantenere sempre aperta e vigile quella riserva di valori spirituali e morali che il cristiano possiede nella fede e che ogni uomo sente dentro di sè.

Più volte ho parlato delle due città e resto della mia opinione al riguardo e mi pare che anche la politica si collochi più dalla parte dei benestanti che dei poveri. Eppure alla fine della vita questo fattore sarà totalmente ribaltato. Allora i primi che vengono circuiti e adolatrati diventeranno gli ultimi e gli ultimi disprezzati o non presi in considerazione saranno i primi. Ci sono in Diocesi parrocchie di benestanti che vengono poste in primo piano e ricercate anche dalla politica e tante povere che sono ignorate, e ritenute solo un peso. Stupisce e mi addolora vedere tutto ciò e credo che tocchi alla Chiesa rovesciare totalmente la situazione. Perché così ci dice il Vangelo per cui è meglio stare dalla parte di Dio e cioè dei poveri che di coloro che guidano la città a partire da chi sta meglio e scartano senza darlo da vedere chi sta peggio: è questo un fatto sotto gli occhi di tutti perché lo attuano giorno per giorno. Io mi auguro che non tralasciamo mai l’insegnamento  del Signore che in ogni persona vede risplendere un figlio di Dio soggetto di amore del Padre e di Maria  e  ricco di prospettive positive per chiunque su questa terra soffre  di situazioni dolorose che ci uniscono a Gesù e ne rinnovano la passione per viverne in pienezza la vita eterna; Venite a me dice infatti a queste persone il Signore voi tutti che siete miseri e derelitti, affaticati e oppressi perchè sarete  quelli che per primi usufruiranno del Regno di Dio.

+ Cesare, Vescovo, padre e amico

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