Nosiglia Vescovo da 30 anni

Martedì 14 settembre – Ricorre il trentesimo anniversario di ordinazione episcopale di mons. Cesare Nosiglia. La diocesi di Torino si stringe attorno all’Arcivescovo con una celebrazione eucaristica alle 19 presso il Santuario della Consolata. Prete dal 1968, mons. Nosiglia venne ordinato vescovo il 14 settembre 1991 a Roma per le mani del cardinale Camillo Ruini

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«Mons. Cesare Nosiglia vescovo ausiliare di Roma. La grande gioia della diocesi di Acqui». Trent’anni fa su «L’ancora», settimanale diocesano (14 luglio 1991) il vescovo di Acqui, il torinese Livio Maritano, annuncia che «la nomina è prova di stima e fiducia di Giovanni Paolo II verso un figlio della nostra Chiesa. Ciò è motivo di esultanza e compiacimento per la comunità diocesana che, in un suo degno sacerdote, si onora di offrire un importante servizio alla diocesi di Roma».

Ligure-piemontese, figlio di un operaio cassaintegrato, Cesare Nosiglia nasce il 5 ottobre 1944 a Rossiglione, 3 mila abitanti in Valle Stura, provincia di Genova e diocesi di Acqui Terme. A Rossiglione sfolla la famiglia, originaria di Campo Ligure. «Fin da ragazzo, alla scuola delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ho imparato ad amare San Giovanni Bosco». Dopo gli sudi seminaristici ad Acqui, nel 1964 segue la propedeutica nel Seminario maggiore di Rivoli dove conosce don Livio Maritano, professore molto stimato di sociologia, e don Guido Fiandino, suo assistente, che Nosiglia avrà come vicario generale e vescovo ausiliare a Torino. Ordinato il 29 giugno 1968 da mons. Giuseppe dell’Olmo – torinese, parroco di Settimo Torinese e vescovo di Acqui – Nosiglia trascorre l’estate 1968 come collaboratore nella parrocchia Santi Pietro e Paolo di Santena. Nel 2018 in un’intervista «La Voce e il Tempo» rammenta «Divenni prete nel cuore del Sessantotto».

Il vescovo lo manda a Roma per gli studi: licenza in Teologia all’Università Lateranense e in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico quando professore e rettore è il gesuita torinese Carlo Maria Martini. Docente di Teologia al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, per vent’anni (1971-91) lavora all’Ufficio Catechistico nazionale (addetto, vicedirettore, direttore 1986-91); collabora con tre presidenti Cei – Antonio Poma, Anastasio Alberto Ballestrero, Ugo Poletti – e con quattro segretari: Enrico Bartoletti, Luigi Maverna, Egidio Caporello, Camillo Ruini per il quale –  segretario e poi presidente Cei e cardinale vicario di Roma – «trovare Nosiglia fu una fortuna. Stabilimmo un rapporto di fiducia e collaborazione. Era un formidabile lavoratore, capace di portare a termine gli impegni con rapidità sorprendente. Parlavamo nel pomeriggio dell’opportunità di stendere un testo o di articolare un progetto e il mattino dopo don Cesare mi metteva in mano quel testo o quel progetto in forma compiuta. Quando nel 1991 divenni vicario di Roma e si doveva nominare un vescovo ausiliare il mio pensiero andò a lui, che da molti anni prestava un notevole servizio nelle parrocchie romane».

In Italia uno dei più originali e creativi frutti del Vaticano II è «Il catechismo per la vita cristiana» che coinvolge vescovi, sacerdoti, operatori pastorali, catechisti e vede don Nosiglia in un ruolo attivo nella stesura, nella verifica, nel rifacimento. L’Ufficio Catechistico nazionale è diretto da mons. Aldo Del Monte, poi vescovo di Acqui e quindi vescovo di Novara, e da mons. Egidio Caporello, poi vescovo di Mantova. Dopo «Il rinnovamento della catechesi in Italia. Documento base» (1970), escono: «Il catechismo dei bambini» (1973); quello dei fanciulli in tre testi: «Io sono con voi» (1974; 6-8 anni), «Venite con me (1975; 8-10 anni), «Sarete miei testimoni» (1976; 10-12 anni); dei ragazzi, «Vi ho chiamato amici» (1982; 12-14 anni); «Io ho scelto voi» (1982; 14-17 anni); dei giovani «Non di solo pane» (1979; dai 18 anni); degli  adulti: «Signore da chi andremo?» (1981). Testi «per la consultazione e la sperimentazione» firmati dalla Commissione episcopale per la dottrina della fede e la catechesi. Dopo il «Direttorio generale per la catechesi» (1971) alla Congregazione per il clero spetta la «recognitio et approbatio». Nel 1986-1997 escono i nuovi test firmati da tutta la Cei: «Catechismo degli adulti “La verità vi farà liberi”» (1991); dei giovani: «Io ho scelto voi» (1993; 14-18 anni); «Venite e vedrete» (1997; dai 18 anni); per l’iniziazione cristiana dei bambini: «Lasciate che i bambini vengano a me» (1991); dei fanciulli e ragazzi: «Io sono con voi» (1991; 6-8 anni), «Venite con me» (1991; 8-10 anni), «Sarete miei testimoni» (1991; 11-12 anni), «Vi ho chiamato amici» (1991; 12-14 anni). In «La verifica dei catechismi» («Orientamenti pastorali», luglio 1986), Nosiglia esprime soddisfazione per gli aspetti positivi,  preoccupazione per i nodi irrisolti e alcuni orientamenti. Organizza il primo convegno nazionale dei catechisti a Roma (23-25 aprile 1988) «Catechisti per una Chiesa missionaria»: 30 mila incontrano Giovanni Paolo II.

Ruini apprezza molto l’intelligenza, il lavoro e la prontezza. Nominato vescovo ausiliare di Roma per il Settore Ovest, la catechesi e la scuola il 6 luglio 1991, riceve l’ordinazione in San Giovanni in Laterano il 14 settembre da Ruini: conconsacranti i vescovi Aldo Del Monte e Livio Maritano. Al Sinodo della diocesi di Roma (1986-1993) è relatore generale e presidente della Commissione post-sinodale. Il 19 luglio 1996 è vicegerente di Roma, preceduto nell’incarico dal novarese di Omegna Ugo Poletti (1969-1973), poi vicario di Roma e l’alessandrino di Castelspina Giovanni Canestri (1975-1984), poi arcivescovo di Genova.

In ambito Cei, ricopre molti uffici elettivi: membro della Commissione per la dottrina della fede e la catechesi (1992-99); segretario della Commissione per l’educazione cattolica, la scuola e l’università (1995-00) e presidente (2000-05). Nel Giubileo 2000 è vicepresidente della Commissione pastorale-missionaria del Comitato centrale e presidente del Comitato per la Giornata mondiale della gioventù. Nel 2010-15 è vicepresidente Cei per il Nord Italia; è presidente del Consiglio nazionale della scuola cattolica; presidente dell’Organismo internazionale dell’educazione cattolica (1998-02); delegato del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa per la catechesi e l’università; membro della Commissione che tratta con il Governo l’attuazione dell’intesa legislativa sull’insegnamento della religione cattolica nella scuola.

Dal 6 ottobre 2003 è arcivescovo-vescovo di Vicenza. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, vicentino di Schiavon, ripensa «con simpatia agli incontri con lui. I progetti e le prospettive pastorali per la diocesi berica erano segnati dalla sua passione apostolica e dal suo cuore di pastore. Il suo interesse specifico è la catechesi, legata all’educazione. Nel suo ministero pastorale risplende questa passione perché la catechesi raggiunga il cuore e la mente dei destinatari con modalità ispirate alla più aggiornata pedagogia. Quante volte ci ha ricordato che “il primo annuncio della fede sia semplice ed essenziale, mostrato dalla nostra vita di santità e amando con lo stesso cuore di Cristo”. Ha lanciato uno slogan per la catechesi, che rimane attuale: “Di generazione in generazione”. Ha sottolineato il ruolo fondamentale della famiglia e ha avviato la catechesi familiare».

In un’intervista a «La Voce e il Tempo» (1° settembre 2019) dice: «Ho avuto la fortuna di vivere con Papi santi che mi hanno offerto un insegnamento di fede e di forte testimonianza di servizio. Giovanni XXIII ha accompagnato i primi anni di sacerdozio. Conobbi Paolo VI alla Cei e ricordo che gli si poteva parlare facilmente senza timore reverenziale e con familiarità. Avevo conosciuto Albino Luciani quando era patriarca di Venezia e mi invitava a presentare i catechismi. Giovanni Paolo II mi nominò ausiliare e poi vicegerente di Roma: ho avuto modo di pregare nella sua cappella e di pranzare con lui. Benedetto XVI mi accolse nelle «visite ad limina» e mi trattenne a colloquio nel quale percepii simpatia e benevolenza. Ho avuto la grazia di ospitare Papa Francesco a Torino per la visita nel giugno 2015».

L’11 ottobre 2010, a 66 anni, nella festa di San Giovanni XXIII e nel 48° dell’apertura del Concilio Vaticano II, Benedetto XVI lo nomina arcivescovo di Torino: dopo 42 anni, torna in Piemonte, 102° successore di San Massimo, dopo tre arcivescovi nati fuori del Piemonte – Anastasio Alberto Ballestrero a Genova, Giovanni Saldarini a Cantù (Milano), Severino Poletto a Salgareda (Treviso) – torna un subalpino con importanti esperienze pastorali in una grande città e in una diocesi media. Il 5 ottobre 2019 compie 75 anni e il 1° agosto 2019 Francesco proroga l’incarico a Torino per altri due anni. Il 12 ottobre 2019 lo nomina amministratore apostolico di Susa dopo la rinuncia di mons. Alfonso Badini Confalonieri. Nell’adunata degli Alpini a Torino l’8 maggio 2011 confida: «Sono orgoglioso di essere il figlio di un alpino: mio padre mi ha insegnato la via dell’onestà e del sacrificio sul lavoro senza mai cessare di sperare nel bene e nella giustizia, nella fedeltà al proprio dovere e nell’assunzione delle proprie responsabilità».

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