90 anni di Famiglia Cristiana

25 dicembre 1931 – «Siamo nati nella paglia come a Betlemme», ricordava il paolino don Pietro Occelli, guardando il primo numero di «Famiglia cristiana. Settimanale per le donne e le figlie», pubblicato ad Alba, come oggi, nel Natale di 90 anni fa: 12 paginette, niente colore, costo 20 centesimi, abbonamento annuale 8 lire

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«Siamo nati nella paglia come a Betlemme», ricordava il paolino don Pietro Occelli, guardando il primo numero di «Famiglia cristiana. Settimanale per le donne e le figlie», pubblicato ad Alba, come oggi, nel Natale di 90 anni fa, 25 dicembre 1931: 12 paginette, niente colore, costo 20 centesimi, abbonamento annuale 8 lire. Dodicimila copie a 12 mila famiglie in prevalenza piemontesi e lombarde. Il giorno di Natale del 1931, don Giacomo Alberione tiene a battesimo «il nuovo periodico per famiglie», augurando «di crescere in sapientia et gratia e anche in età». Sostiene che «la nuova frontiera dell’evangelizzazione sono i mezzi di comunicazione» e «”Famiglia Cristiana” non dovrà parlare di religione cristiana ma di tutto cristianamente».

In quel 1931 si registra il duro scontro tra Pio XI e i vescovi italiani da una parte, e i fascisti dall’altra, sull’Azione Cattolica. Benito Mussolini lancia «la battaglia del grano», promuove una politica autarchica di consumo dei prodotti nazionali, nomina Achille Starace segretario del Partito nazionale fascista, impone il giuramento di fedeltà ai docenti universitari: su 1.200 solo 13 rifiutano. Papa Ratti il 15 maggio 1931 promulga l’enciclica «Quadragesimo anno» nel 40° della «Rerum novarum» di Leone XIII. L’italiano Learco Guerra è campione del mondo di ciclismo su strada. Charlie Chaplin dirige il capolavoro «Le luci della città». Nel lontano Oriente il maresciallo nazionalista Ciang Kai Shek si dimette da presidente della Cina, lasciando libero campo ai comunisti di Mao Tze Tung che si abbarbicano al potere e non lo mollano più. In India il Mahatma Gandhi, dopo la pacifica «protesta del sale», è scarcerato dagli inglesi ed è  acclamato dalle folle dell’India.

Notizie grosse e minute che il nuovo periodico ignora. Don Alberione non vuole un giornale di informazione ma di formazione; una specie di «predica» cordiale, stampata invece che detta dal pulpito, e consegnata a domicilio come prolungamento della parrocchia. Dice il beato subalpino: «Il mondo è cambiato, la gente non può più stare troppo tempo in chiesa, bisogna portare il messaggio evangelico in casa. La nostra parrocchia è il mondo». Creerà un impero mediatico a servizio della Parola e del Regno di Dio con taglio ma­nageriale e professionale: giornali, libri, cinema, fumetti, audiovisivi, dischi, radio, televisioni, cassette, internet, multimedia: «La macchina da stampa, il microfono, lo schermo so­no il nostro pulpito; la tipografia, la sala di produzio­ne, di proiezione e di tra­smissione è la nostra chie­sa. La nuova forma di missione non è affare da di­lettanti ma da veri apostoli. Occorre un linguaggio ac­cessibile al popolo: non ba­sta una scienza mediocre, al contrario occorre una scienza maggiore e la capa­cità di comuni­carla a tutti con chiarezza».

Cuneese, laureando in legge, giornalista pubblicista negli anni Venti, Pietro Occelli scrive su giornali torinesi «Il Momento» e «Il Giovane Piemonte». Viene a sapere che i Paolini di Alba ritagliano i suoi articoli e li stampano pari pari sui loro giornali. «Beh – ragiona il giovane – tanto vale che glieli scriva direttamente, senza costringerli a usare le forbici». E così si presenta ai Paolini di Alba dove porta la sua cultura e la sua preparazione. Si è fatto le ossa frequentando un gruppo di torinesi che facevano capo al Partito Popolare: Camillo Corsanego presidente dell’Azione Cattolica; avvocato Renato Wuillermin che sarà spedito al confino e poi fucilato al Forte Sant’Angelo di Savona dai repubblichini; Giovanni Campagno, organizzatore delle leghe bianche nel Cuneese; Pier Giorgio Frassati «che – racconta Occelli – amavamo e ammiravamo: si era dimesso dal circolo Fuci per protesta quando, il 23 ottobre 1923, il désposta visita Torino e il circolo espone la bandiera».

Ad Alba Pietro Occelli conosce don Alberione, «che era un gran accalappia anime». Aveva una mezza vocazione: «Compii in fretta gli studi di teologia ed entrai nella Congregazione paolina». «I tempi della paglia» stanno finendo. Don Occelli «fa» il giornale: «Riuscii ad avere la copertina a colori accordandomi per un soldo l’una con la più moderna tipografia di Torino. Allargai, con il permesso di don Alberione, la pubblicità. Fra gli inserzionisti una ditta di statue sacre di Bolzano; la Necchi di Pavia; i vivai Sgaravatti di Padova, dei quali «Famiglia cristiana» pubblica lo slogan: «Chi pianta un albero compie opera patriottica». Trasforma la rivista da settimanale religioso a «strumento di informazione al servizio di tutte le famiglie».

A don Occelli, che nel 1937 lascia e va parroco a Roma, subentra don Luigi Zanoni. A causa della guerra «Famiglia cristiana» deve chiudere: i due ponti di Alba, sul Tanaro e sulla Cherasca, saltano: interrotti i collegamenti con i treni, la spedizione diventa impossibile e il giornale è costretto a rinunciare. Durante la guerra don Alberione ha una disavventura giornalistica. Per il Natale 1942 chiede una tregua. Farinacci lo accusa di «disfattismo». Così «La domenica illustrata» che aveva pubblicato l’articolo rischiò la soppressione e il fondatore corse il pericolo di trascorrere il Natale in carcere.

Dopo la guerra i Paolini spediscono 100 mila copie agli abbonati: 30 mila rispondono. Si deve ricominciare tutto da capo. Don Luigi Zanoni lascia la direzione a fine 1954: «Io l’ho lasciata al tempo giusto e don Zilli è arrivato al tempo giusto». Don Giuseppe Zilli, 33 anni, eredita un giornale di 300 mila copie «fatto tutto in casa». Lo trasforma interpretando con singolare bravura la «filosofia» del fondatore, che don Zilli esprime così: «L’intuizione di don Alberione sta nell’aver adottato integralmente il metodo industriale, che si tira dietro l’obbligo di aggiornamento continuo e la complementarietà di molti settori. È l’industria al servizio della Chiesa, è la rinuncia a un certo tipo di artigianato e all’arrangiamento. Un perfetto apostolo deve essere anche un perfetto professionista. Libri, giornali, film, dischi, oltre che fatti a scopo di bene, devono anche essere fatti secondo tutte le regole». Nel 1971, per uno speciale sui quarant’anni, la rivista tira due milioni di copie. Nel 50° della morte del fondatore (1971-26 novembre-2021), Papa Francesco invita la Famiglia Paolina: «Continuate, sull’esempio del beato Alberione, a scegliere i media come “pulpito” perché si possa far conoscere Gesù agli uomini del nostro tempo con i mezzi del nostro tempo».

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