Novant’anni fa nasceva Radio Vaticana

12 febbraio 1931 – Novant’anni fa Papa Pio XI inaugura la «Statio radiophonica vaticana, Radio Vaticana». La sigla è inconfondibile: il notissimo «Christus vincit» eseguito da celesta, arpa, organo e orchestra, «Laudettur Jesus Christus. Qui la Radio Vaticana»

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Papa Pio XI e Guglielmo Marconi inaugurano la Radio Vaticana nel 1931 Papa Pio XI e Guglielmo Marconi inaugurano la Radio Vaticana nel 1931 - foto Vatican news

«Audite coeli quae loquor, audiat Terra verba oris mei. Udite, o cieli, quello che dico, ascolti la Terra le parole della mia bocca». Novant’anni fa, il 12 febbraio 1931, Pio XI inaugurava la «Statio radiophonica vaticana, Radio Vaticana». La sigla è inconfondibile: il notissimo «Christus vincit» eseguito da celesta, arpa, organo e orchestra, «Laudettur Jesus Christus. Qui la Radio Vaticana».

Tutto merito dei Patti Lateranensi, siglati l’11 febbraio 1929 da Benito Mussolini e dal cardinale segretario di Stato Pietro Gasparri. L’articolo 6 del Trattato prevede che l’Italia provveda al collegamento «direttamente anche con altri Stati dei servizi telefonici, radiotelegrafici, radiotelefonici e postali della Città del Vaticano» che diventa un immenso cantiere. L’11 giugno 1929 Pio XI individua con Guglielmo Marconi nei Giardini Vaticani il luogo dove costruire la radio, alla quale pensava dal 1925. Il grande artefice è Guglielmo Marconi, 56 anni, lo scopritore delle onde radio da cui nascono radio e televisione: li accompagna l’avvocato Francesco Pacelli, fratello del futuro Pio XII, uomo chiave del negoziato tra Santa Sede e Stato italiano. In quel 12 febbraio di 90 anni fa Papa Ratti pigia il tasto: dopo venti secoli di magistero con i documenti, lo si può ascoltare simultaneamente dalla voce del Papa che alle 16.49 lancia il primo messaggio «In nomine Domini»: recita in latino una preghiera-appello che chiama a raccolta il creato e i sofferenti, Dio e i governanti, ricchi e poveri, sudditi e operai davanti alla «mirabile invenzione marconiana».

Pio XI nomina Marconi socio della Pontificia Accademia delle scienze; affida la radio alla Compagnia di Gesù; nomina direttore padre Giuseppe Gianfranceschi, rettore dell’Università Gregoriana e scienziato che nel maggio 1928 aveva partecipato alla sfortunata impresa polare di Umberto Nobile. Con l’antenna «dito del Papa» è all’avanguardia della tecnologia; è indipendente dall’Italia; grazie alle onde corte, il mondo può ascoltare la voce del Papa. I quotidiani raccontano che i Reali italiani seguono il radiomessaggio; l’inglese «The Universe» indice un concorso, premio 5 sterline, per chi invia il miglior pensiero su «Come ho ascoltato la voce del Papa»; le trasmissioni sono captate perfettamente anche a Nassau, nelle Indie occidentali; «L’Osservatore Romano» esce con lo sbalorditivo titolo «Anche i sordi l’hanno udita»: a Praga un medico non udente ascolta Pio XI alla radio grazie a un apparecchio di sua invenzione. Il 15 maggio 1931 va in onda la prima udienza pontificia nel 40° dell’enciclica «Rerum novarum» di Leone XIII. Nel 1936 entra nell’Unione internazionale di radiodiffusione. Il 12 dicembre 1937 lancia il primo radiomessaggio natalizio.

Di fronte alle dittature comunista, fascista e nazista Pio XI ha posizioni molto coraggiose, come le sue encicliche. Cresce rapidamente la richiesta di trasmissioni nelle varie lingue. L’11 aprile 1938 mette in subbuglio mezza Europa: stigmatizza con parole durissime il cardinale arcivescovo di Vienna Theodor Innitzer, favorevole all’annessione dell’Austria alla Germania nazista. Nel 1939, alla vigilia della guerra, trasmette in italiano, francese, inglese, tedesco (particolarmente importante), spagnolo, portoghese, polacco, ucraino, lituano. Denuncia la violenza, sostiene  vittime e resistenti, incoraggia alla speranza. Gli autorevoli radiomessaggi di Pio XII – eletto Papa il 2 marzo 1939 – sono attesi con ansia, voce al di sopra delle parti. Radio Vaticana è strumento fondamentale dell’Ufficio informazioni della Segreteria di Stato», nato nel 1939 per rintracciare civili e militari dispersi e prigionieri, darne notizia alle famiglie e ristabilire i rapporti: trasmissioni per chiedere notizie sui dispersi con brevi messaggi delle famiglie ai prigionieri, i cui nomi sono scanditi lentamente: la radio aiuta mamme, spose e sorelle ad avere notizie di figli, mariti, fidanzati e fratelli dispersi o prigionieri: 70 ore settimanali, punte di 12-13 ore al giorno. Fra il 1940 e il 1946 vengono trasmessi 1.240.728 messaggi in 12.105 ore di trasmissione. Una delle pagine più importanti e belle della sua nonagenaria storia. Nel 1941 Paul Joseph Goebbels, il sinistro ministro tedesco della propaganda del Terzo Reich sbotta: «Fatela tacere». E un aereo senza contrassegni sgancia sui Giardini Vaticani quattro bombe, senza vittime.

Quando l’Europa orientale cade sotto lo stivale comunista Radio Vaticana, cuore pulsante della comunicazione quotidiana della Chiesa, è l’unica via per informare la gente sul Papa e la Chiesa. Sempre più numerose le lingue dell’Est europeo: ceco, slovacco, ungherese, lituano, lettone, russo, croato, sloveno, ucraino, romeno, bulgaro, bielorusso, albanese. Racconta il saluzzese padre Federico Lombardi, direttore per numerosi anni: «Per decenni Radio Vaticana ha offerto un appuntamento per fedeli, religiosi/e, sacerdoti, vescovi privati della libertà. In certi Paesi l’ascolto era proibito e molto rischioso: gravi pene, carcere e addirittura condanna a morte. Per alcune lingue l’ascolto è ridotto: non interessa la vastità dell’ascolto ma la necessità degli ascoltatori. Quando caddero i muri, la gratitudine di fedeli e popoli fu commovente  come le 40 mila lettere arrivate alla sezione ucraina o il conferimento dell’onorificenza dello Stato albanese». Nel 1957 la rubrica «Radioquaresima» fa conoscere il cappuccino Mariano da Torino che spopolerà sui teleschermi della neonata televisione italiana con «Pace e bene». Il Concilio Vaticano II (1962-1965) è un banco di prova senza precedenti per l’emittente che parla 30 lingue e racconta tutte le fasi: 3 mila ore di trasmissione e 300 mila chilometri nastro magnetico. Nel 1970 le redazioni e gli studi si trasferiscono a Palazzo Pio, davanti a Castel Sant’Angelo. Oggi Radio Vaticana trasmette in 45 lingue con diverse modalità tecniche, che permettono la diffusione in tutto il mondo, come 90 anni fa.

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