Opera Barolo, un anno per spiegare il carcere

Torino – L’Arcivescovo Repole nel 160° anniversario dalla morte della marchesa Giulia di Barolo ha annunciato un ciclo di sei incontri, dal 19 gennaio al 13 dicembre 2024, dedicati alle tematiche del carcere

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«Un luogo bello e simbolico, in cui si vive quotidianamente l’esperienza della fragilità umana». Così, martedì 12 dicembre, in occasione del tradizionale scambio di auguri natalizi dell’Opera Barolo, l’Arcivescovo Roberto Repole ha parlato del Distretto Sociale Barolo, l’odierna cittadella della solidarietà in Borgo Dora, tra via Cigna e via Cottolengo, di cui quest’anno si sono celebrati i 200 anni dalla costituzione del suo primo nucleo, il Rifugio.

Una  «casa di accoglienza» nata per volontà della marchesa Giulia nel 1823 allo scopo di ospitare le donne che, una volta scontata la pena, lasciavano il carcere per tornare libere in una società, quella della Torino ottocentesca (ma che ha molte similitudini con la Torino di oggi) dove da ex detenute e senza alcun aiuto, reinserirsi per vivere una vita onesta e dignitosa risultava un’impresa ardua, se non impossibile.

«Questo è un luogo», ha evidenziato Repole, «dove la fragilità umana non si incontra soltanto nella forma delle necessità materiali immediate ed evidenti, ma anche nel bisogno di un senso da dare all’esistenza o del ritrovare una bellezza della vita a dispetto dell’individualismo imperante, che è una grandissima fragilità e una enorme povertà. E qui, al Distretto Sociale, le fragilità – si incontrano e si riconoscono in un qualcosa di fondamentale del nostro umano, cioè che tutti abbiamo bisogno della cura degli altri per vivere e che siamo tutti capaci di offrire un po’ di cura per sostenere i nostri fratelli più fragili».

Il programma delle iniziative promosse nel corso del 2023 per celebrare il Bicentenario del Distretto.

«Oltre 50 che hanno contribuito a far conoscere la storia, anzi le tante storie di bene, solidarietà, amicizia e anche dolore nate vissute dentro queste mura» come ha ricordato Anna Maria Poggi, consigliera dell’Opera Barolo con delega al Distretto Sociale, «si chiude con la mostra ‘Giulia & Tancredi Falletti di Barolo collezionisti’, allestita alla Galleria Sabauda e aperta fino al prossimo 7 aprile, ma, con nuovi appuntamenti, la proposta di iniziative culturali e di carattere sociale dell’Opera Barolo prosegue già a partire dalle prime settimane del 2024».

L’Arcivescovo ha annunciato un ciclo di incontri organizzati a Palazzo Barolo e dedicati alle tematiche del carcere, a cui la Marchesa  dedicò la sua vita: sei appuntamenti, in calendario dal 19 gennaio al 13 dicembre 2024, in cui con chi a vario titolo opera nelle carceri cittadine («Lorusso e Cutugno» e il minorile «Ferrante Aporti») si parlerà delle condizioni di vita dei detenuti e di chi lavora nei luoghi di reclusione, di iniziative culturali, attività educative e formative dentro e fuori gli istituti di pena torinesi. E di giustizia riparativa,  alternative alla reclusione per scontare le condanne e delle luci e le ombre del sistema carcerario nel nostro Paese e di come i santi sociali torinesi si sono spesi per il riscatto dei reclusi.

«Un’ottima occasione per approfondire la conoscenza, riflettere e discutere sui problemi dei penitenziari, su possibili soluzioni, sui percorsi e le opportunità di reinserimento sociale da mettere in campo per i ristretti. Un’iniziativa» ha sottolineato il garante regionale dei detenuti, Bruno Mellano, in linea con lo spirito propositivo, l’impegno concreto e l’opera della marchesa Giulia a favore delle persone recluse».

Ad aprire il ciclo di conferenze, intitolato «Perché loro e non io? (Papa Francesco). Perché loro sono dentro e io fuori? (Giulia di Barolo)» promosso dall’Opera Barolo in collaborazione con il settimanale diocesano

«La Voce e Il Tempo», venerdì 19 gennaio alle 17 (il giorno della morte della Marchesa Giulia di Barolo, di cui nel 2024 ricorre il 160° anniversario) l’incontro sul tema «A scuola in carcere» con la presentazione del libro, della giornalista Marina Lomunno e del Francescano che opera con i collaboratori di giustizia Giuseppe Giunti, «E-mail a una professoressa» Come la scuola può battere le mafie» (ed. Effatà).

«A Natale» ha ricordato la vicesindaca Michela Favaro, portando gli auguri della Città di Torino «in un periodo in cui si accendono tante luci, ne abbiamo una che da 200 anni illumina le vite di tante e tanti torinesi, un vero punto di riferimento: l’Opera Barolo».

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