Ospedali senza medici, sono tutti a vaccinare

Regione Piemonte – Sospese le prestazioni e gli interventi non urgenti, sciopero degli infermieri venerdì 28 gennaio per denunciare la paralisi delle strutture sanitarie. All’ospedale Molinette molti reparti funzionano senza un quarto degli infermieri

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L’impiego di centinaia di medici e infermieri nelle vaccinazioni di massa e nel tracciamento dei tamponi sta tornando a rallentare le prestazioni degli ospedali. Proprio mentre la Sanità pubblica piemontese pareva sul punto di recuperare, almeno in parte, le lunghissime liste d’attesa accumulate negli ultimi due anni sulle visite, sugli esami diagnostici e sugli interventi chirurgici, le associazioni dei sanitari segnalano un nuovo pesante ingolfamento.
Questa volta dipende meno dall’impatto dei malati covid sulle strutture ospedaliere. L’attuale andamento dei ricoveri (mentre andiamo in stampa sono 149 in terapia intensiva e 2.059 in degenza ordinaria in tutto il Piemonte) influisce in misura minore delle precedenti ondate. Il carico Covid sugli ospedali ovviamente c’è, ma medici e infermieri segnalano che il rallentamento o la soppressione delle prestazioni è dovuto soprattutto alla carenza di personale sanitario, alle scelte del Dirmei (il Dipartimento interaziendale malattie ed emergenze infettive, al quale la Regione ha di fatto delegato la gestione della pandemia) e al coinvolgimento di decine di medici e infermieri ospedalieri nelle attività di vaccinazione e tracciamento con tamponi.

Infermieri in sciopero. A rilanciare la mobilitazione sono in particolare gli infermieri. I 4 mila aderenti al sindacato Nursind del Piemonte hanno indetto uno sciopero per venerdì 28 gennaio, con presidio in piazza Castello, davanti alla sede della Giunta regionale. La sigla sindacale raggruppa poco meno del 20 per cento degli infermieri del Servizio sanitario piemontese, professionisti che da due anni a questa parte sono impegnati in prima linea nell’affrontare la pandemia e nel denunciare gravi carenze di personale. Il segretario, Francesco Coppolella, spiega: «I motivi contingenti dello sciopero sono il mancato indennizzo di 75 euro lordi al mese e il rifiuto del governo di aumentare i posti nelle facoltà di infermieristica. La questione di fondo rimane però il numero dei professionisti: ne servono 4-6mila in più per far funzionare ospedali e medicina di territorio in Piemonte».
Claudio Delli Carri, segretario del sindacato Nursing Up, racconta che alla Città della Salute di Torino «è ormai normale la mancanza di un quarto degli infermieri in molti reparti». I motivi, che oggi si sommano alla carenza strutturale sono «contagi, professionisti bloccati a casa dalle lezioni a distanza dei figli, operatori fragili ricollocati o sospesi per mancata vaccinazione…».

Ambulatori a mezzo servizio. Secondo il sindacato dei medici ambulatoriali Sumai Assoprof, l’attuale stallo delle prestazioni sanitarie si deve a discutibili decisioni assunte dalla Regione Piemonte a fine 2021: il 24 dicembre il Dirmei ha imposto a ospedali e ambulatori territoriali di fermare tutte le visite, gli esami e gli interventi non urgenti (anche se determinanti per la presa in carico precoce delle malattie). Contestualmente la Regione ha deliberato di aprire a nuove domande di accreditamento delle strutture private per l’attività specialistica ambulatoriale. Secondo il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Luigi Genesio Icardi l’operazione «contribuirà alla riduzione delle liste d’attesa», ma è una strategia disapprovata dai rappresentanti sindacali dei clinici. Il segretario regionale del Sindacato unico di medicina ambulatoriale (Sumai), Renato Obrizzo spiega: «Agli ambulatori pubblici si vieta di eseguire prestazioni fondamentali per mantenere la continuità dei percorsi diagnostici e terapeutici, inviando medici con trent’anni di esperienza a fare tamponi. Molti pazienti verranno dirottati sul privato, con prestazioni a pagamento del Sistema sanitario regionale o di tasca propria».

Regalo ai privati. In una lettera aperta inviata al presidente Cirio il 29 dicembre scorso, quando già le ospedalizzazioni Covid marciavano oltre quota mille, la segretaria regionale del sindacato medico Anaao Assomed, Chiara Rivetti, lanciava l’allarme sullo spopolamento degli ospedali. Un esempio: «Per riattivare l’Hub vaccinale del Valentino – si legge nell’appello – alla Città della Salute è stato chiesto di impiegare 25/30 medici dell’eccellenza ospedaliera delle Molinette», di fatto sottratti dalla presa in carico di «malati con patologie ad alta complessità di tutto il Piemonte». Se è vero che la medicina territoriale «è stata l’anello debole a volte inesistente per la presa in carico precoce dei malati non solo Covid – chiarisce Rivetti – i professionisti sanitari altamente specializzati non devono essere distratti dei loro compiti ospedalieri». La proposta dell’Anaao va in direzione completamente contraria alla politica regionale: «Coinvolgere i centri ambulatoriali privati nella somministrazione dei vaccini e nel tracciamento dei pazienti Covid». Prestazioni di massa, sì, ma a minima resa economica, molto meno appetibili dei malati in attesa.

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