Ostinato sostegno della Regione al Gioco d’azzardo

Piemonte – Cinquanta associazioni piemontesi, molte legate al mondo cattolico, stanno scendendo in campo contro il progetto – annunciato dalla Regione Piemonte – di rilanciare i locali pubblici del gioco d’azzardo. Le associazioni che operano nel sociale conoscono gli effetti nefasti dell’azzardo (rovina economica, dipendenza psicologica) e chiedono che i Sindaci del Piemonte si schierino per il «no»

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È tornata imponente la mobilitazione di oltre 50 associazioni piemontesi per continuare a difendere la legge regionale 9/2016 a contrasto del gioco d’azzardo patologico.

La Giunta Cirio lo scorso 21 maggio ha infatti presentato un nuovo disegno legislativo (c.f.r La Regione vuole rilanciare a tutti i costi il Gioco d’Azzardo) che di fatto va ad abrogare l’impianto normativo del precedente testo, in particolare gli articoli che tutelano le fasce più vulnerabili della popolazione ed esposte ai rischi dell’azzardo. Un provvedimento, in discussione in questi giorni in Consiglio regionale, che è giunto a poche settimane dal ritiro della proposta di legge del consigliere Claudio Leone (Lega) in seguito alla forte mobilitazione delle opposizioni, che hanno presentato migliaia di emendamenti, delle associazioni e delle rappresentanze della società civile.

Regione Piemonte

La scorsa settimana, come accennato, oltre 50 enti, fra cui la Commissione di Pastorale Sociale e del Lavoro regionale, Libera, il Gruppo Abele, il Sermig, i Salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta, i Giuseppini del Murialdo, il Movimento dei Focolari, la Società San Vincenzo De’ Paoli, hanno rivolto un accorato appello ai sindaci che chiede: «di mantenere le limitazioni al funzionamento delle slot machine e dei video lottery attualmente in vigore o di emanare ordinanze per portare il limite di accensione al massimo a 10 ore al giorno in considerazione della dimostrata efficacia di tale paletto». Chiedono, inoltre, «di includere in un aggiornamento delle ordinanze e dei regolamenti anche la prescrizione della limitazione delle distanze dai ‘luoghi sensibili’ (scuole, ospedali, istituti di credito, sportelli bancomat, parrocchie, …) come prevede l’articolo 5 dell’attuale legge 9/2016».

«Riteniamo», scrivono le associazioni in una lettera inviata giovedì 3 giugno ai municipi di tutta la Regione Piemonte, «che le disposizioni previste dall’eventuale nuova legge, del tutto inosservanti le numerose e solide evidenze scientifiche, non possano avere carattere ordinativo rispetto al vostro potere sindacale».

Ed ecco l’allarme e la preoccupazione degli enti di promozione sociale: «se il Ddl venisse trasformato in legge», sottolineano, «di fatto verrebbe annullato per intero l’importantissimo effetto di contenimento della patologia determinato dalle disposizioni della norma del 2016 e confermato da rilevanti studi scientifici del Cnr – Consiglio nazionale delle ricerche –  e di Ires Piemonte) ed in particolare: un’imponente riduzione della spesa assommante complessivamente ad oltre 2 miliardi nei primi 4 anni; una netta riduzione della prevalenza di gioco (32% in Piemonte contro il 41% nel resto d’Italia); una altrettanto netta riduzione del comportamento problematico tra i giocatori che in Piemonte riguarda

in percentuale poco più della metà di quel che accade nel resto d’Italia; una rilevante rarefazione dell’offerta di gioco con slot machine (in Piemonte 1 locale ogni 3.000 abitanti, nel resto d’Italia 1 ogni 960)».

Per le associazioni le nuove regole previste dal disegno di legge presentato dall’assessore Fabrizio Ricca, denominato «Contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico (Gap)», «farebbe enormemente aumentare le possibilità di gioco, nonostante le  ricadute sociali che questa azione politica produrrebbe, particolarmente pericolose in un momento come quello che stiamo vivendo con la pandemia».

«Come rete di realtà che da anni si battono contro il gioco d’azzardo patologico, il sovra-indebitamento, le mafie  e le ricadute sociali e sanitarie derivanti», concludono, «ci opponiamo a questo colpo di spugna».

Anche le diocesi del Piemonte seguono l’evolversi del dibattito. I Vescovi piemontesi ad aprile avevano lanciato l’appello ad «indirizzare le scelte collettive verso il rispetto pieno della dignità delle persone che il gioco spesso non consente».

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