Ottant’anni dallo sbarco in Normandia, le parole di Papa Francesco

6 giugno 1944 – Anche per Papa Francesco lo sbarco in Normandia, ottant’anni fa, «è stato decisivo contro la barbarie nazifascista». L’«Operazione Neptune» fu una delle più grandi invasioni anfibie della storia da parte degli Alleati per aprire un secondo fronte in Europa contro la Germania nazista

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Anche per Papa Francesco lo sbarco ottant’anni fa in Normandia «è stato decisivo contro la barbarie nazifascista». L’«Operazione Neptune», parte marittima della più ampia «Operazione Overlord», è una delle più grandi invasioni anfibie della storia, da parte degli Alleati per aprire un secondo fronte in Europa e distruggere la Germania nazista. Inizia nelle prime ore di martedì 6 giugno 1944, il «D-Day» in inglese e «Jour-J» in francese: le truppe alleate aviotrasportate toccano terra nella penisola del Cotentin e nella zona di Caen: aprono la strada alle forze terrestri. Precedute da un imponente bombardamento aeronavale, le fanterie sbarcano su cinque spiagge.

Operano in una fascia lunga 80 chilometri sulle coste della Normandia. Le truppe subiscono una violenta e pesante reazione nemica, che provoca gravi perdite. Sfondano le difese del cosiddetto «Vallo Atlantico». Gli Alleati dilagano nella Francia occupata dai nazisti, conquistano i principali porti nord-occidentali e si spingono a liberare Parigi. Nonostante le pesantissime perdite, gli angloamericani consolidano la testa di ponte. Ma la vera battaglia è all’interno dove i mezzi corazzati – il terribile carro armato «Tigre reale II» che però ha il difetto di consumare elevatissime quantità di carburante – e le truppe tedesche trasformano la gigantesca invasione in una sanguinosa guerra di posizione che costa agli invasori 40 mila uomini. Il 21 agosto la battaglia di Normandia si conclude con successo: i tedeschi si arrendono a migliaia. Il 25 agosto Parigi sostituisce la bandiera con la croce uncinata con quella francese.

Nel febbraio 1945 gli Alleati aggrediscono gli avamposti del Terzo Reich. Anche in questo caso i generali tedeschi sbagliano i calcoli. «La guerra è perduta» scrive il ministro tedesco degli Armamenti Albert Speer in un’informativa al Führer. Gli americani conquistano Francoforte sul Meno; l’Armata Rossa prosegue la marcia verso Berlino decimando i resti delle armate tedesche. Il 20 luglio il colonnello Claus Schenk von Stauffenberg tenta di far fuori Hitler collocando una bomba sotto il tavolo delle carte topografiche. Il dittatore è ferito e la sua reazione è terribile: uccide centinaia di congiurati e oppositori, fra cui il feldmaresciallo Erwin Rommel, l’ex «volpe del deserto», costretto a suicidarsi. Dopo l’attentato Hitler, con il braccio al collo, riceve Benito Mussolini: è l’ultima volta e le foto svelano le loro angosce. In ottobre 1944 è la volta di Belgrado e in novembre di Albania e Grecia.

Sulle Alpi e nella Pianura Padana le stragi naziste e i bombardamenti alleati provocano un altro inverno crudele. Nell’aprile 1945 il vento dei Nord soffia gagliardo. Le canzoni partigiane ironizzano sui tedeschi che si arrendono e sui brigatisti neri che cercano di squagliarsela, «Festa d’aprile»: «È già da qualche tempo che i nostri fascisti / si fan vedere poco e sempre più tristi, / hanno capito forse, se non son proprio tonti, / che sta per arrivare la resa dei conti. / Forza che è giunta l’ora, infuria la battaglia / per conquistare la pace, per liberar l’Italia; / scendiamo giù dai monti a colpi di fucile; / evviva i partigiani, è festa d’aprile. / Nera camicia nera, che noi abbiam lavata, / non sei di marca buona, ti sei ritirata. / Si sa, la moda cambia quasi ogni mese, / ora per il fascista s’addice il borghese». All’offensiva alleata partecipano unità dell’Esercito regolare italiano e avvengono i primi congiungimenti con le bande partigiane. Più nessuno ricorda le tronfie grida di Mussolini: «Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria, l’ora delle decisioni irrevocabili. La parola d’ordine è una sola: vincere. E vinceremo».

Papa Francesco ricorda il «D-Day»: «Nazismo ideologia assassina» – Cinque anni fa, il  6 giugno, 2019, con un messaggio Francesco partecipa alle celebrazioni per i 75 anni dello sbarco: «Ricordare il D-day spinga i cristiani europei di tutte le confessioni, credenti di altre religioni e uomini di buona volontà, a promuovere una vera fraternità universale, favorendo una cultura dell’incontro e del dialogo, attenta ai piccoli e ai poveri. Spero che la commemorazione consenta di riaffermare con forza che la pace si basa sul rispetto di ogni persona, del diritto e del bene comune, della creazione che ci è stata affidata e della ricchezza morale trasmessa dalle passate generazioni». Bergoglio pensa alle truppe che hanno combattuto: «Il 6 giugno 1944 è stato decisivo nella lotta contro la barbarie nazista e ha spianato la strada alla fine della guerra che ha ferito profondamente l’Europa e il mondo. Ricordo tutti i soldati che, provenienti da diversi paesi, tra cui la Francia, hanno dato la vita per la libertà e la pace. Li affido all’amore infinitamente misericordioso del Signore, come milioni di vittime della guerra, senza dimenticare i tedeschi che hanno combattuto in obbedienza a un regime animato da un’ideologia assassina».

Da mesi ribadisce: «La guerra è terribile, una sola bomba può distruggere l’umanità». Francesco fa notare che «nell’ultimo secolo abbiamo avuto tre guerre mondiali: 1915-18, 1939-45 e quella di adesso». «Il bilancio della fabbricazione delle armi potrebbe risolvere il problema della fame di tutto il mondo. La tecnica delle armi è arrivata al punto che una sola bomba può distruggere l’intera umanità». Poi un’osservazione che riguarda tutti i cimiteri militari: «Tutte le tombe sono di ragazzi» e nello sbarco in Normandia, «che fu l’inizio della fine del nazismo, 30 mila ragazzi morirono sulla spiaggia. È il dramma della guerra. Non dobbiamo darci per vinti: da queste ceneri può germogliare qualcosa di nuovo, da questo fallimento possiamo trarre una lezione di vita».

Pier Giuseppe Accornero

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