Ottant’anni fa il grido del Vescovo von Galen contro il nazismo

Estate 1941 – 80 anni fa, in tre famose prediche, il vescovo tedesco Clemens August von Galen denuncia il criminale progetto nazista per l’eliminazione delle «vite senza valore». La prima predica è del luglio 1941, le altre dell’agosto: «Alzo la mia voce nella qualità di uomo tedesco, di cittadino, di ministro della religione cattolica: esigiamo giustizia!»

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Clemens August von Galen

In piena guerra, l’8 giugno1942, il «New York Times» pubblica l’articolo «Churchmen Who Defy Hitler, Uomini di Chiesa che sfidano Hitler: il vescovo von Galen». «L’oppositore più ostinato del nazionalsocialismo anticristiano» Clemens August von Galen nasce il 16 marzo 1878 a Dinklage da famiglia aristocratica. Fisico possente di quasi due metri – un giorno solleva di peso un soldato che vuole impedirgli di entrare in un collegio sottoposto a perquisizione – è profeta di speranza in tempi dolorosissimi. Sacerdote e insegnante, svolge per diversi anni il ministero parrocchiale. Il 5 settembre 1933 Pio XI lo sceglie come vescovo di Münster: riproduce l’immagine evangelica del «Buon Pastore» che lotta contro gli errori del nazionalsocialismo e la violazione dei diritti dell’uomo e della Chiesa.

NULLA FA PAURA AL «LEONE DI MÜNSTER» – Il primo biografo Heinrich Portmann nota: «Von Galen ha governato come vescovo per un lasso di tempo uguale a quello di Adolf Hitler. Fu consacrato vescovo nove mesi dopo che Hitler era salito al potere ed è morto nove mesi dopo la morte del Führer». Sceglie come motto episcopale «Nec laudibus nec timore. Non ci spinga né la lode né il timore». Quando prende possesso della diocesi, gli elmetti d’acciaio con le croci uncinate non immaginano quanto filo da torcere il pastore, di radicati sentimenti patriottici, avrebbe dato loro. È il primo vescovo eletto dopo il «Reichskonkordat» siglato con la Santa Sede il 20 luglio 1933; il primo che intuisce con lucidità e smaschera con fermezza le menzogne della propaganda e i pericoli dell’ideologia nazista; il primo che denuncia crimini e barbarie. Quando Alfred Rosenberg – principale teorico del nazionalsocialismo – diffonde il «Mito del XX secolo», «Il mito del sangue, sotto la svastica, scatena la rivoluzione mondiale della razza» – von Galen nella prima lettera pastorale (Pasqua 1934) condanna senza riserve la «Weltanschauung» neopagana: «Una nuova nefasta dottrina totalitaria che pone la razza al di sopra della moralità, pone il sangue al di sopra della legge, ripudia la Rivelazione, mira a distruggere le fondamenta del Cristianesimo. È un inganno religioso. Il nuovo paganesimo si nasconde sotto nomi cristiani».

«ESIGIAMO GIUSTIZIA DALLA GESTAPO» – Nell’estate di 80 anni fa, in tre famose prediche, denuncia il criminale progetto nazista «T4» per l’eliminazione delle «vite senza valore». La prima predica è del 12 luglio 1941: venuto a sapere che le case dei gesuiti sono occupate dai nazisti, il vescovo dal pulpito si scaglia: «Il comportamento della Gestapo danneggia gravemente larghissimi strati della popolazione tedesca. In nome del popolo germanico onesto, in nome della maestà della giustizia, nell’interesse della pace, alzo la mia voce nella qualità di uomo tedesco, di cittadino, di ministro della religione cattolica, di vescovo cattolico: esigiamo giustizia!». La predica ha un effetto dirompente. Alla seconda, il 20 luglio, la chiesa è stracolma di gente venuta anche da lontano. Von Galen descrive il folle progetto che avrebbe portato il Paese alla miseria e alla rovina e ruggisce «contro l’iniqua, intollerabile azione che caccia come selvaggina i nostri religiosi e le nostre care sorelle, che perseguita uomini e donne innocenti».

«BARBARAMENTE UCCISI INNOCENTI INDIFESI» – La terza predica sul quinto comandamento «Non uccidere» del 3 agosto 1941 è giudicata dal ministero della Propaganda nazionalsocialista «l’attacco frontale più forte sferrato contro il nazismo in tutti gli anni della sua esistenza». Venuto a conoscenza del piano segreto di sterminio dei bambini e dei vecchi handicappati e dei malati di mente nelle case di cura della Westfalia, il vescovo sentenzia: «Vengono barbaramente uccisi degli innocenti indifesi; anche persone di altra razza, di diversa provenienza vengono soppresse. Siamo di fronte a una follia omicida senza eguali. Con gente come questa, con questi assassini che calpestano orgogliosi le nostre vite, non posso più avere comunanza di popolo!». Definisce le autorità naziste con le parole dell’apostolo Paolo: «Per questa gente il ventre è il loro dio» (Filippesi 3,19).

LE PREDICHE HANNO ENORME DIFFUSIONE – La Royal Air Force inglese le lancia dal cielo sopra Berlino. Hitler furente giura che farà «i conti con lui fino all’ultimo centesimo» ma eliminarlo significa farne un martire, avrebbe ripercussioni negative sull’aristocrazia, solleverebbe le proteste della popolazione e dell’opinione pubblica mondiale. E rimanda i conti alla fine della guerra. Anche l’ordine di arresto resta lettera morta. Joseph Gõbbels, potentissimo ministro della Propaganda, giura che «alla fine della guerra, lo impiccherò sul pennone più alto della piazza di Münster». Il capo delle organizzazioni giovanili delle SS: «Io lo chiamo il porco C. A., Clemens August». Pio XII commenta: «Le tre prediche del vescovo von Galen procurano anche a noi, sulla via del dolore che percorriamo insieme con i cattolici tedeschi, un conforto e una soddisfazione che da molto tempo non provavamo. Il vescovo ha scelto bene il momento per farsi avanti con tanto coraggio».

PIO XII LO CREA CARDINALE – Il 30 settembre 1941 Papa Pacelli scrive a Konrad von Preysing, vescovo di Berlino: «Non occorre pertanto che assicuriamo espressamente te e i tuoi confratelli che vescovi i quali, come il vescovo von Galen, intervengono con un tale coraggio e con una tale irreprensibilità, troveranno sempre in noi appoggio». Nelle lettere che gli invia dal 1940 al 1946, Pio XII sottolinea la convergenza di vedute e l’apprezzamento al suo operato. Ai contemporanei appare il simbolo della resistenza al nazismo ed emerge come avvocato dei diritti divini e della dignità umana. Nel Concistoro del 21 febbraio 1946 Pio XII lo eleva al cardinalato, riconoscimento a un intrepido pastore e un atto di fiducia verso la nuova Germania. Al ritorno von Galen è accolto da una folla strabocchevole. Ma il 22 marzo 1946 muore durante un’operazione chirurgica. Il presidente della comunità ebraica chiede di recitare il «Kaddish, esaltazione del nome di Dio»[ sulla sua tomba. Von Galen è beatificato da Benedetto XVI il 9 ottobre 2005 durante Sinodo sull’Eucaristia.

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