Papa Francesco e la ripartenza

«I Paesi accolgano quanti cercano una nuova vita» lontano dall’Afghanistan. All’Angelus di domenica 5 settembre Papa Francesco prega per quella popolazione: per chi è rimasto, per chi è in transito, per chi è nei Paesi di accoglienza

26
Papa Francesco

«I Paesi accolgano quanti cercano una nuova vita» lontano dall’Afghanistan. All’Angelus di domenica 5 settembre Papa Francesco prega per quella popolazione: per chi è rimasto, per chi è in transito, per chi è nei Paesi di accoglienza: «In questi momenti concitati, che vedono gli afghani cercare rifugio, prego per i più vulnerabili; prego perché molti Paesi accolgano e proteggano quanti cercano una nuova vita; prego per gli sfollati interni affinché abbiano assistenza e la protezione necessaria. Possano i giovani afghani ricevere l’istruzione, bene essenziale per lo sviluppo umano e possano tutti gli afghani, in patria, in transito, nei Paesi di accoglienza, vivere con dignità in pace e fraternità con i vicini».

Dall’operazione al colon del 4 luglio alle condizioni di salute, dalla crisi in Afghanistan alle preoccupazioni per la popolazione; dal dialogo con la Cina all’eutanasia e all’aborto, «simboli della cultura dello scarto»; dal maxi-processo in Vaticano alla riforma della Curia e alla lotta a corruzione e pedofilia. Sono i temi di un’intervista a «Radio Cope» della Conferenza episcopale spagnola di Bergoglio, 85 anni il prossimo 17 dicembre, nono anno di pontificato il 13 marzo 2022.

Dopo l’operazione al Gemelli – «Come sta? Sono ancora vivo: a salvarmi» è stato un infermiere del Servizio sanitario vaticano, «un uomo con oltre 30 anni di esperienza che ha insistito perché mi operassi. Ho 33 centimetri di intestino in meno, una vita totalmente normale. Posso mangiare tutto e prendere i medicinali adeguati». Ai giornalisti Carlos Herrera ed Eva Fernández smentisce le dimissioni: «Non mi è nemmeno passato per la testa. Ogni volta che un Papa è malato c’è sempre una brezza o un uragano di Conclave».

Per l’Afghanistan preghiera e digiuno – Non entra negli sforzi della Santa Sede per evitare rappresaglie contro la popolazione. Elogia la Segreteria di Stato e definisce il cardinale segretario Pietro Parolin «il miglior diplomatico che abbia mai incontrato. Un diplomatico che aggiunge, non uno di quelli che sottraggono, che cerca sempre, un uomo di accordo». Definisce «lecito» il ritiro degli Usa dall’Afghanistan, dopo vent’anni di occupazione. Il nodo da sciogliere è «come negoziare una via d’uscita».

Il dialogo con la Cina è la via da seguire – C’è chi insiste, come il cardinale salesiano e cinese Joseph Ze-kiun Zen, perché non rinnovi l’accordo con la Cina «perché mette in pericolo la sua autorità morale». «La Cina non è facile, ma non dobbiamo rinunciare al dialogo. Si può essere ingannati nel dialogo, si possono fare errori, ma è la via da seguire. Ciò che è stato raggiunto finora è il dialogo e alcune cose concrete come la nomina di nuovi vescovi». Il dialogo è uno dei capisaldi del  pontificato. Dall’elezione inaspettata – «Ero venuto con una valigetta» – alle sfide sempre con l’obiettivo di attuare quanto concordato dai cardinali nelle riunioni pre-Conclave e riassunto nella «Evangelii gaudium»: «Ci sono ancora diverse cose da fare, ma nulla è stato inventato da me. Obbedisco a ciò che è stato stabilito».

Riforma della Curia; trasparenza; lotta alla pedofilia – Tre questioni sulle quali lavora intensamente. La riforma della Curia «sta andando passo dopo passo e bene». Stava per firmare la nuova costituzione apostolica «Praedicate Evangelium», ma tutto è ritardato «dalla mia malattia. Non conterrà nulla di nuovo rispetto a quello che si vede ora»: saranno accorpati l’Educazione cattolica e il Pontificio Consiglio per la Cultura, la Nuova evangelizzazione e Propaganda Fide. Chiede ai governi di agire contro la pedopornografia, «un problema globale e serio. A volte mi chiedo come certi governi permettano la produzione di pornografia pedofila. Non dicano che non lo sanno. Oggi, con i servizi segreti, si sa tutto. Un governo sa chi produce pornografia pedofila. È una delle cose più mostruose».

Il processo in Vaticano a Becciu e altri – «Sono stati fatti progressi nel consolidamento della giustizia indipendente, con i mezzi tecnici, le testimonianze registrate, le nuove tecniche, i nuovi giudici e procuratori». Il 27 luglio è iniziato il maxi-processo per gli illeciti compiuti con i fondi della Segreteria di Stato, che vede tra i dieci imputati l’ex sostituto della Segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu. «Non ho paura della trasparenza né della verità. A volte fa molto male, ma la verità ci rende liberi». A Becciu ha revocato le prerogative e i diritti del cardinalato ed è processato perché così stabilisce la legge: «Voglio con tutto il cuore che sia innocente. È stato un mio collaboratore e mi ha aiutato molto. È una persona di cui ho una certa stima, il mio augurio è che ne esca bene».

Eutanasia, segno della «cultura dell’usa e getta» – La legalizzazione dell’eutanasia  in Spagna è segno della «cultura dell’usa e getta che permea le moderne società. Ciò che è inutile viene scartato. I vecchi sono materiale usa e getta, una seccatura. Anche i malati terminali. Anche i bambini indesiderati vengono mandati al mittente prima di nascere». Una cultura che incide sull’«inverno demografico» in Occidente, specie in Italia, dove l’età media è 47 anni: «La piramide si è invertita. La cultura demografica è in perdita perché guarda al profitto. La Chiesa chiede di aiutare le persone a morire con dignità». Stigmatizza l’aborto: «È lecito eliminare una vita umana e assumere un sicario per risolvere un problema?»

Il motu proprio «Traditionis custodes» – Regola le Messe in latino e ha suscitato polemiche nei settori ecclesiastici più conservatori. Ripercorre la cronologia che ha portato al documento: «La preoccupazione che più appariva era che qualcosa fatto per aiutare pastoralmente coloro che hanno vissuto un’esperienza precedente, si trasformasse in un’ideologia. In altre parole, una cosa pastorale trasformata in un’ideologia. Quindi abbiamo dovuto reagire con regole chiare. Si tratta di un riordino costruttivo, con cura pastorale ed evitando gli eccessi».

Spera di andare a Glasgow – Parla del creato, una delle preoccupazioni del pontificato. Spera di andare alla «Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26)» del 1°-12 novembre a Glasgow: «In linea di principio è che io vada. Tutto dipende da come mi sento in quel momento. In realtà sto preparando il mio discorso». Sul percorso sinodale in Germania ricorda che la sua lettera del giugno 2019 incita a «ragionare con serenità». Sulle politiche migratorie ribadisce i quattro verbi: «Accogliere, proteggere, promuovere, integrare». Non si sottrae a domande personali: rapporti con la famiglia, in particolare nonna Rosa; il tifo per la squadra di calcio del San Lorenzo; il suo non essere uomo dalle lacrime facili. Vorrebbe essere ricordato «come un peccatore che prova a fare il bene» e non come il «Papa superman». Cosa gli manca di più dai tempi di Buenos Aires? «Camminare da una parrocchia all’altra. Mi piacerebbe camminare per strada, ma devo trattenermi perché non potrei fare dieci metri».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

sette − sei =