Papa Francesco in Corsica

Viaggio apostolico – Una visita di nove ore, domenica 15 dicembre, ha portato Papa Francesco ad Ajaccio per il congresso sulla «Religiosità popolare nel Mediterraneo» a cui hanno presto parte vescovi di Italia, Francia, Spagna e altri Paesi

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Una visita di nove ore, domenica 15 dicembre 2024, ha portato Papa Francesco ad Ajaccio, «Cité impériale», capoluogo dell’isola terra natale di Napoleone Bonaparte. Partecipa, il Papa, al congresso sulla «Religiosità popolare nel Mediterraneo» con vescovi di Italia, Francia e Spagna e altri Paesi, un anno dopo la visita a Marsiglia per la conclusione dei «Rencontres Méditerranéennes».

Il viaggio «è l’occasione per rinnovare l’invito a considerare il patrimonio religioso-artistico-culturale delle tante civiltà affacciate sul “Mare nostrum”, che nonostante le vicende storiche, hanno custodito con cura l’eredità spirituale consegnata dai loro padri nella fede» e per riscoprire «quei sani valori che hanno forgiato uomini e donne: nel dialogo fecondo tra le religioni, le istituzioni politiche e il mondo del sapere, si promuova il rispetto delle proprie radici, la libertà di testimoniare il proprio credo e la responsabilità per il futuro». Tutto il contrario di quello che fece «il fiero còrso» che oltre tre secoli fa tentò di sradicare la fede e la Chiesa, trascinò in catene Pio VI e Pio VII a Parigi – gli ultimi due Papi che assaggiarono la galera -, istituì il culto dell’imperatore e – quel che è peggio – parecchi vescovi pedemontani lo appoggiarono; invase il Piemonte, cancellò alcune diocesi, ridusse i vescovi a «prefetti in viola» dell’imperadore.

Tanta gente lungo le strade accoglie Bergoglio, Papa «Francescu», come scrivono i còrsi. È la prima volta di un Pontefice in queste terre, legate alle tradizioni. Nel palazzo dei congressi cita il rosario, le processioni, le rogazione: «Paolo VI ha cambiato nome, da “religiosità popolare” a “pietà popolare”. La domanda di senso conduce a interrogare il mistero della vita, come accade in gran parte del mondo occidentale sempre più secolarizzato e indifferente verso Dio». Ricorda l’apostolo Filippo «che battezzò uno che lo chiedeva, senza corsi, senza padrini, senza chiedere se era figlio di genitori sposati». Sollecita «l’audacia nel fare il bene». Cita Benedetto XVI per spiegare che «laicità significa liberare la religione dalla politica e arricchire quest’ultima con gli apporti della religione, mantenendo tra loro una necessaria distanza, una chiara distinzione e la necessaria collaborazione in un dialogo aperto, franco e fecondo».

Nella Cattedrale di Ajaccio incontra vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, seminaristi: «Voglio dirvi grazie perché ci siete, con la vostra vita donata; grazie per il vostro lavoro, per l’impegno quotidiano; grazie perché siete segno dell’amore misericordioso di Dio e testimoni del Vangelo. E dal grazie passo subito alla grazia di Dio, che è il fondamento della fede cristiana e di ogni forma di consacrazione nella Chiesa». La povertà sacerdotale, nei numeri e nei mezzi, «è una benedizione! Ci spoglia della pretesa di farcela da soli, ci insegna che la missione cristiana non dipende dalle forze umane, ma dall’opera del Signore, che sempre lavora e agisce con il poco che possiamo offrirgli. Non dimentichiamo: al centro c’è il Signore, non io al centro, ma Dio. Un pericolo è la vanità, fare il pavone. È un brutto vizio. Il primato della grazia divina non significa che possiamo dormire sonni tranquilli senza assumerci le nostre responsabilità. Al contrario, dobbiamo sempre pensarci come collaboratori della grazia di Dio».

Esemplifica: «Un prete, una suora, un diacono che si trascura finirà anche per trascurare coloro che gli sono affidati. Per questo ci vuole una piccola regola di vita, che comprenda l’appuntamento quotidiano con la preghiera e l’Eucaristia, il dialogo con il Signore e qualche momento di solitudine». Da questo nasce la cura degli altri: «La missione che ciascuno ha ricevuto ha sempre un solo scopo: portare Gesù agli altri, donare ai cuori la consolazione del Vangelo: cuore aperto a tutti, senza fare distinzioni. Soprattutto incontrare le persone dove vivono e lavorano e perdonate sempre e tutto. Non fate troppe domande: ascoltate e perdonate. Non torturate la gente nel confessionale: il Signore ci ha dato l’esempio».

Nell’Angelus, dopo la Messa, invoca «pace per tutte le terre che si affacciano su questo mare, per la Terra Santa dove Maria ha dato alla luce Gesù; per la Palestina, per Israele, per il Libano, per la Siria, per tutto il Medio Oriente; per il Myanmar. La madre di Dio ottenga la sospirata pace per il popolo ucraino e il popolo russo. La guerra è sempre una sconfitta».

Pier Giuseppe Accornero

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