Papa Francesco incontra le Acli nell’80° dalla fondazione

Vaticano – Papa Francesco il 1° giugno ha ricevuto le Acli nell’80° anniversario dalla fondazione e si sofferma sullo stile che deve contraddistinguerle: «Popolare, sinodale, democratico, pacifico e cristiano». Ed esorta ad «accogliere le persone, costruire legami di solidarietà e senso di appartenenza e intraprendere un cammino di integrazione che porti a una cultura dell’incontro».

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foto Vatican news

Le ACLI sorgono per volontà della Chiesa in seguito all’accordo tra le correnti cristiana, comunista e socialista dei lavoratori che aveva sancito il «patto di unità sindacale» o «Patto di Roma» il 3 giugno 1944, sindacato unitario (Confederazione generale italiana del lavoro). Scopo delle ACLI è «formare nella dottrina sociale cristiana» i lavoratori cattolici. Del 5 luglio 1944 sono le norme sul movimento e lo statuto provvisorio. La nascita ufficiale avviene il 28 agosto 1944 al termine di un convegno. L’11 marzo 1945 Pio XII riceve i vertici. E il 20 ottobre 1945 un comunicato dell’AC e un fondo non firmato de «L’Osservatore Romano» annunciano le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, per «assicurare compattezza alla corrente cristiana».

Papa Francesco riceve le ACLI e si sofferma sullo stile che deve contraddistinguerle: «Popolare, sinodale, democratico, pacifico e cristiano». Ed esorta ad «accogliere le persone, costruire legami di solidarietà e senso di appartenenza e intraprendere un cammino di integrazione che porti a una cultura dell’incontro».

Ottant’anni fa l’iniziativa è del comasco Achille Grandi, dei responsabili dell’Azione Cattolica dell’Istituto cattolico di attività sociali, Vittorino Veronese e Ludovico Montini, fratello di Giovanni Battista. Il 25-28 settembre 1945 il congresso nazionale elegge presidente Ferdinando Storchi; raggiungono presto 500 mila soci in migliaia di circoli sorti nelle parrocchie. Viste le critiche al sindacato unico tra cattolici, socialisti e comunisti, il 15-18 settembre il congresso straordinario dà il via alla «libera Cgil», la Confederazione italiana sindacati lavoratori guidata dal genovese-novarese Giulio Pastore. Nel settembre 1949 mons. Montini, a nome di Pio XIl, rinnova la fiducia alle ACLI «corpo rappresentativo dei lavoratori cristiani e guida e orientamento per la promozione di tutti i lavoratori».

Francesco, come al solito, usa espressioni forti: «Le Acli siano luoghi dove è possibile incontrare i “santi della porta accanto”, che non finiscono sulle prime pagine dei giornali ma cambiano concretamente le cose, in bene grazie all’impegno e alla dedizione nel servizio alla società». Il Pontefice ai 6 mila rappresentanti ACLi ricorda le persone che si sono prodigate per lavoratori, pensionati, giovani, stranieri «in situazioni di bisogno». Quella delle ACLI è «una presenza importante nella società» e chiede loro di impegnarsi per la pace, «in un mondo insanguinato da tante guerre. Le ACLI siano voce di una cultura della pace, uno spazio in cui affermare che la guerra non è mai “inevitabile”» mentre la pace è sempre possibile: ciò vale nei rapporti tra gli Stati, nella vita delle famiglie e delle comunità e nei luoghi di lavoro.

Si sofferma sullo stile che deve contraddistinguere le ACLI: «Deve essere popolare, sinodale, democratico, pacifico e cristiano». Stile popolare vuol dire «essere vicini alla gente, essere e sentirsi parte del popolo, vivere e condividere le gioie e le sfide quotidiane della comunità, imparando dai valori e dalla saggezza della gente e implica riconoscere che i grandi progetti sociali e le trasformazioni durature nascono dal basso e dall’impegno condiviso e dai sogni collettivi perché la vera essenza del popolo risiede nella solidarietà e nel senso di appartenenza. In una società frammentata e in una cultura individualista, abbiamo un grande bisogno di luoghi in cui le persone possano sperimentare questo senso di appartenenza, creativo e dinamico, senso di appartenenza che aiuta a passare dall’”io” al “noi”, a elaborare progetti di bene comune e a trovare vie e modi per realizzarli. Vocazione dei circoli ACLI – aggiunge – è «aprire le porte e tenerle aperte, accogliere le persone, permettere loro di costruire legami di solidarietà e senso di appartenenza, in modo da intraprendere un cammino di integrazione che porti alla cultura dell’incontro». Così stile sinodale è «lavorare insieme, collaborare per il bene comune», quello che testimoniano «le persone che appartengono a diversi orizzonti culturali, sociali, politici ed ecclesiali» che invita a mescolarsi «con le altre forze della società, facendo rete e promuovendo progetti condivisi».

Da sempre, tratto distintivo delle ACLI è «lo stile democratico, la fedeltà alla democrazia, di cui c’è tanto bisogno. Democratica è la società in cui c’è davvero un posto per tutti, nella realtà dei fatti e non solo nelle dichiarazioni e sulla carta. Per questo è importante il molto lavoro che fate soprattutto per sostenere chi rischia l’emarginazione: i giovani, le donne, i lavoratori più fragili, i migranti, gli anziani e i pensionati, che troppo facilmente sono scartati dalla società».

Infine Francesco richiama «la capacità di intercedere, cioè di situarsi tra i contendenti, mettendo una mano sulla spalla di entrambi e accettando il rischio che questo comporta» di cui ha parlato il cardinale Carlo Maria Martini in una veglia di preghiera per la pace: «Costruisce la pace – conclude Francesco – chi sa prendere posizione con chiarezza, ma si sforza di costruire ponti, di ascoltare e comprendere le diverse parti, promuovendo dialogo e riconciliazione. Intercedere per la pace è qualcosa che va ben oltre il compromesso politico perché richiede di mettersi in gioco e assumere un rischio. Il nostro mondo è segnato da conflitti e divisioni, e la vostra testimonianza di operatori e intercessori di pace, è quanto mai necessaria e preziosa».

Pier Giuseppe Accornero

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