Papa Francesco, privare gli anziani dei farmaci “è eutanasia nascosta”

Vaticano – Ricevendo il 14 aprile in udienza i membri dell’Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari (Aris), Francesco ha parlato della cultura dello scarto che nel settore della sanità può mostrare le sue conseguenze più dolorose.

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«Andrò prima in Ungheria, poi a Marsiglia e poi in Mongolia», lo sterminato Paese asiatico nel quale il torinese-cuneese Giorgio Marengo, missionario della Consolata, è dal 2003: Francesco il 2 aprile 2020 lo ha nominato prefetto apostolico della capitale Ulaabaatar (Ulan Bator) e il 28 maggio 2022 cardinale. La conferma è venuta il 14 aprile scorso. Parlando con dirigenti e personale di Ita Airways – erede dell’Alitalia – dice: «Fra due settimane, a Dio piacendo, partirò per il 41° pellegrinaggio andando a visitare l’Ungheria. Poi ci sarà Marsiglia, poi la Mongolia, tutte sono in lista d’attesa», come il viaggio ad agosto a Lisbona per la Giornata mondiale della Gioventù.

LISTE D’ATTESA ED EUTANASIA NASCOSTA – «In Italia c’è chi non riesce a curarsi, è un’eutanasia nascosta»: non si danno i farmaci necessari agli anziani «per risparmiare». Spiega: «Ci sono persone che per scarsità di mezzi non riescono a curarsi, per le quali anche il pagamento di un ticket è un problema e ci sono persone che hanno difficoltà di accesso ai servizi sanitari a causa di lunghissime liste d’attesa». Lo dice all’Associazione religiosa Istituti socio-sanitari. «Il bisogno di cure intermedie è sempre più elevato, vista la crescente tendenza degli ospedali a dimettere i malati in tempi brevi, privilegiando la cura delle fasi più acute della malattia rispetto alle patologie croniche e diventano un problema serio. Un anziano deve prendere queste medicine e se per risparmiare non gli danno queste medicine questo è una eutanasia nascosta e progressiva. Ogni persona ha diritto alle medicine».

«LA SANITÀ CATTOLICA RISCHI» – Invita la sanità cattolica: «Rischiate, in modo da evitare che i nostri ospedali, per ragioni economiche, vengano alienati». Come Chiesa «siamo chiamati a rispondere soprattutto alla domanda di salute dei più poveri, degli esclusi e di quanti, per ragioni economiche o culturali, vedono disattesi i loro bisogni. Questi sono i più importanti per noi. La sanità cristiana ha il dovere di difendere il diritto alla cura soprattutto delle fasce più deboli, privilegiando i luoghi dove le persone sono più sofferenti e meno curate. Ogni persona malata è per definizione fragile, povera, bisognosa di aiuto, e a volte chi è ricco si trova più solo e abbandonato di chi è povero. Oggi ci sono opportunità diverse di accesso alle cure per coloro che hanno disponibilità economiche. Gli ospedali religiosi hanno soprattutto la missione di prendersi cura di coloro che sono scartati dall’economia sanitaria e da una certa cultura contemporanea».

«SIETE LE ALI DEL PAPA PER PORTARE IL VANGELO» – Da sempre la compagnia di bandiera italiana porta il Papa in giro per il mondo, mentre al ritorno in genere provvede la compagnia di bandiera dell’ultimo paese visitato. Alitalia e ora Ita Airways «siete le ali del Papa che viaggia per confermare i fratelli nella fede, essere vicino a chi soffre, aiutare chi si impegna per la pace. Permettete al successore di Pietro di volare sino ai confini della terra portando il Vangelo della speranza e della pace». Bergoglio non risparmia le battute: «Siete atterrati in Vaticano». Se San Paolo «avesse avuto la possibilità di viaggiare in aereo, cosa sarebbe successo? Ciò che accadde con un Papa dallo stesso nome, Paolo VI, primo Pontefice a prendere l’aereo «per un pellegrinaggio apostolico»: quasi sessant’anni fa il 4 gennaio 1964 saliva a bordo di un DC8 Alitalia, «quei DC8 che oggi sono in pensione». Montini volle intensamente che il primo viaggio di un Papa nei tempi moderni fosse in Terra Santa, breve ma intensissimo. Lo annunciò ai padri del Concilio Vaticano II. Il volo Roma-Amman inaugurò i viaggi papali. Otto quelli di Paolo VI; 104 internazionali in 27 anni quelli di Giovanni Paolo II; 25 quelli di Benedetto XVI e 40 di Bergoglio. Tutti  grazie alla compagnia di bandiera italiana che «solitamente accompagna il successore di Pietro e il suo seguito nel viaggio di andata e, in alcuni casi, anche nel viaggio di ritorno e nelle trasferte interne o da un Paese all’altro». Un servizio prezioso, che richiede competenza, cura e attenzione a tanti particolari, compresa la non facile logistica: «Lo sa bene il Papa che – come vedete – ha qualche problema di mobilità, ma grazie al vostro aiuto continua a viaggiare».

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