Papa Leone: «Il gioco d’azzardo rovina molte famiglie» (29 dicembre 2025); «Il gioco d’azzardo è un peccato molto grave e un macigno che può portare anche al suicidio» (18 ottobre). In due mesi il Pontefice condanna una vera piaga sociale, peraltro in aumento. Ai sindaci dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), attiva da oltre cento anni, accompagnati dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, elenca i malanni d’Italia: «La crisi demografica e le fatiche delle famiglie e dei giovani; la solitudine degli anziani; il grido silenzioso dei poveri; l’inquinamento dell’ambiente; i conflitti sociali; disturbi psichici, depressioni, povertà culturale e spirituale, abbandono sociale. E il gioco d’azzardo, piaga che rovina molte famiglie».
Sfide generali e problematiche personali affliggono l’Italia e gli italiani. Ai sindaci chiede di «porre attenzione alle necessità delle famiglie e delle persone, avendo cura specialmente dei più fragili»; esorta i politici a «promuovere la pace sociale» e i sindaci a farsi «maestri di dedizione al bene comune».
In un discorso innervato di citazioni – Papa Francesco, don Primo Mazzolari, il «sindaco santo» Giorgio La Pira – Papa Prevost si sofferma sulle «forme di emarginazione, violenza e solitudine» che affliggono tanti Comuni. In particolare, sulla la piaga del gioco d’azzardo, rovina di molte famiglie, cita le statistiche che registrano «un forte aumento» e l’ultimo rapporto della Caritas su povertà ed esclusione sociale che evidenzia «un grave problema educativo, di salute mentale e di fiducia sociale».
Chiede di non dimenticare le «forme di solitudine» di cui soffrono molte persone – depressioni, povertà, abbandono – «segnali che indicano quanto ci sia bisogno di speranza. La politica è chiamata a tessere relazioni autenticamente umane tra i cittadini promuovendo la pace sociale». Riflettendo sulla vicenda biblica dell’uccisione degli innocenti ordinata da re Erode (Matteo 2,13-18) «manifestazione di un potere disumano, che non conosce la bellezza dell’amore perché ignora la dignità della vita umana», osserva: «Affinché ogni autorità possa esprimere queste caratteristiche, occorre incarnare le virtù dell’umiltà, dell’onestà e della condivisione. Nell’impegno pubblico è necessaria la consapevolezza di quanto sia importante l’ascolto. Mentre cercate di dare risposte, sapete bene che le nostre città non sono luoghi anonimi, ma volti e storie da custodire come tesori preziosi. In questo lavoro, si diventa sindaci giorno dopo giorno, crescendo come amministratori giusti e affidabili».
In questo senso, Papa Leone indica l’esempio del venerabile Giorgio La Pira che in un discorso al Consiglio comunale di Firenze, afferma: «Se c’è uno che soffre, io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi, con tutti gli accorgimenti che l’amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia diminuita o lenita». Commenta il vescovo di Roma: «La coesione sociale e l’armonia civica richiedono l’ascolto dei più piccoli e i poveri». Cita Papa Francesco: senza quest’impegno «la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino».
Ancora da Francesco, Leone XIV riprende le parole nella «Spes non confundit» (9 maggio 2024) la bolla d’indizione del Giubileo, che si concluderà il 6 gennaio 2026, solennità dell’Epifania: «Tutti hanno bisogno di recuperare la gioia di vivere perché l’essere umano non può accontentarsi di sopravvivere o vivacchiare, di adeguarsi al presente lasciandosi soddisfare da realtà soltanto materiali. Ciò rinchiude nell’individualismo e corrode la speranza, generando una tristezza che si annida nel cuore, rendendo acidi e insofferenti». Papa Leone attualizza gli appelli di don Primo Mazzolari, «prete attento alla vita del suo popolo». Egli sottolineava: «Il Paese non ha soltanto bisogno di fognature, di case, di strade, di acquedotti, di marciapiedi ma anche di una maniera di sentire, di vivere, una maniera di guardarsi, una maniera di affratellarsi». Il Papa americano conclude: «L’attività amministrativa trova così la sua piena realizzazione, perché fa crescere i talenti delle persone dando spessore culturale e spirituale alle città».
Merita ricordare che il Pontefice – ricevendo lo scorso 28 ottobre i 150 membri della Consulta nazionale antiusura «San Giovanni Paolo II» per i 30 anni di fondazione – non solo parlò del «gioco d’azzardo che può portare crisi nelle famiglie» fino al suicidio, ma condannò esplicitamente l’usura, che «prima si presenta come un aiuto ma a lungo andare diventa un tormento con un impatto devastante sulla vita di molte persone e di molte famiglie».
Pier Giuseppe Accornero

