È scaduto il 5 febbraio 2026 il trattato «New Start, Strategic Arms Reduction Treaty» per la riduzione delle armi nucleari firmato da Stati Uniti e Federazione Russa a Praga l’8 aprile 2010. «La scadenza del New Start ha creato un vuoto e la Russia è pronta a qualsiasi scenario» dichiara il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov. Vladimir Putin ne aveva proposto la proroga per un anno, ma Donald Trump rifiuta e dichiara: «Senza la Cina non ha senso». Hanno bombe atomiche, d’altra parte, Gran Bretagna, Francia, Israele, India, Pakistan e chissà quali altri Paesi.
Papa Leone rivolge un appello perché non si lasci cadere nel vuoto l’intesa ma si lavori per cercare di garantirgli un seguito concreto ed efficace: «È urgente sostituire la logica della paura con un’etica condivisa». Preoccupano il Pontefice non solo i tanti conflitti in corso ma anche la possibilità che non ci sia un seguito per New Start, «che ha rappresentato un passo significativo nel contenere la proliferazione delle armi nucleari». Incoraggia ogni sforzo «in favore del disarmo e della fiducia reciproca». Un seguito necessario perché il futuro del mondo non sia segnato dalla corsa al riarmo e da una pace sempre più lontana: «La situazione esige di fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le Nazioni. È quanto mai urgente sostituire la logica della paura e della diffidenza con un’etica condivisa capace di orientare le scelte verso il bene comune e di rendere la pace un patrimonio custodito da tutti. Una quota sempre maggiore di fondi è destinata alla produzione di armi».
Dopo la firma nel 2010 dei presidenti americano Barack Obama e russo Dmitri Medvedev, il trattato è stato prorogato nel 2016 e poi rinnovato nel 2021 per altri 5 anni. Pone un limite di 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate per ciascuna parte, nonché un tetto di 700 vettori operativi – missili balistici intercontinentali (Icbm), missili lanciati da sottomarini (Slbm) e bombardieri pesanti – e di 800 vettori complessivi tra schierati e non schierati.
Il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, mons. Paul Stagg Coakley, afferma: «Le divergenze di politica internazionale, per quanto gravi, non possono essere usate come scuse per uno stallo diplomatico. I pericoli posti dai conflitti nel mondo, compresa la devastante guerra in Ucraina, rendono inaccettabile la scadenza del New Start». Invita le persone di fede e gli uomini e le donne di buona volontà «a pregare ardentemente affinché la comunità internazionale sviluppi il coraggio di perseguire una pace autentica, trasformante e duratura». Coakley sollecita i decisori politici a intraprendere negoziati per mantenere i limiti previsti dal trattato e ad aprire «percorsi verso il disarmo». E richiama il discorso di Leone XIV al corpo diplomatico (9 gennaio 2026) sottolineando «la necessità di dare seguito al New Start» e mettendo in guardia dal «pericolo di tornare alla produzione di armi sempre più sofisticate, anche mediante l’intelligenza artificiale».
Papa Prevost, nel messaggio per la Giornata mondiale della pace di Capodanno 2026 cita Giovanni XXIII che nella «Pacem in terris» (1963) invita al «disarmo integrale», fondato su una mentalità che riconosce che «la pace vera e duratura tra le Nazioni non può consistere nel possesso di un eguale quantitativo di armamenti, ma solo nella fiducia reciproca».
Per «una pace disarmata e disarmante» bisogna anzitutto disarmare – non è un gioco di parole – le armi atomiche. Ne sono convinti Papa Leone, la Santa Sede, la diplomazia vaticana che temono l’olocausto nucleare e non fanno nulla per nascondere questa preoccupazione, anzi ne parlano continuamente. «Un passo urgente per evitare una catastrofe nucleare» sollecita l’arcivescovo inglese Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali («ministro vaticano degli Esteri») alla 141ª Conferenza per facilitare l’entrata in vigore del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, sottoscritto anche dalla Santa Sede 29 anni fa nel 1996. Però «la deplorevole mancata entrata in vigore del trattato compromette gli sforzi globali contro i test nucleari».
Pier Giuseppe Accornero
