lunedì 28 Novembre 2022
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Il Papa nella terra di Padre Pio, “apostolo del confessionale”

Viaggio pastorale – A 50 anni dalla morte del santo del Gargano Papa Francesco il 17 marzo ha fatto tappa a Pietrelcina, poi ha visitato i bambini degenti della Casa Sollievo e, infine, ha celebrato la Messa sulla spianata del santuario di San Giovanni Rotondo, dove nell’omelia è tornato a denunciare la cultura dello scarto

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Papa Francesco a San Giovanni Rotondo (foto Sir)

La tappa a Pietrelcina ha aperto il viaggio pastorale di Francesco sui luoghi di padre Pio  che si è tenuto sabato 17 marzo, a 50 anni dalla morte del santo del Gargano: il pontefice ha pregato in silenzio presso la cappellina dell’Olmo prima di rivolgere il suo discorso ai fedeli. Dopo la visita strettamente privata ai piccoli degenti del reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza si è raccolto in preghiera davanti al corpo di San Pio – per l’occasione trasportato dalla cripta del santuario nuovo alla Chiesa superiore – e ha deposto sulla teca trasparente una stola rossa da confessore, subito dopo aver baciato il crocifisso ligneo in ricordo delle stigmate. Nella Messa conclusiva, celebrata sulla spianata del santuario progettato da Renzo Piano e impreziosito dall’oro e dai mosaici di padre Marko Ivan Rupnik, Francesco – davanti a 40mila persone – ha ripercorso le tappe della vita dell’”apostolo del confessionale”, come lo ha definito, e ne ha condensato l’eredità in tre parole: “preghiera, piccolezza, sapienza”.

I “profeti di morte di ogni tempo” esistono “anche oggi”: sono quelli “che scartano la gente, scartano i bambini, gli anziani, perché non servono”. Lo ha spiegato, a braccio, il Papa, che nell’omelia della Messa celebrata a San Giovanni Rotondo – davanti complessivamente a 40mila persone, tra le 8mila sulla spianata davanti al nuovo santuario e quelle sparse davanti ai maxischermi collocati nelle altre parti della città – ha raccontato a braccio un aneddoto. “Da bambino a scuola ci insegnavano la storia degli spartani”, le parole di Francesco: “A me sempre ha colpito quello che ci diceva la maestra, che quando nascevano bambini o bambine  con malformazioni li portavano alla cima del monte e li buttavano giù perché non ci fossero questi piccoli. Noi bambini dicevamo: ‘Ma quanta crudeltà…’”. “Fratelli e sorelle, noi facciamo lo stesso, con più crudeltà, con più scienza”, la denuncia: “Quello che non serve, quello che non produce va scartato. Questa è la cultura dello scarto: i piccoli non sono voluti oggi e per questo Gesù è lasciato da parte”.

Francesco Forgione nasce a Pietrelcina (Benevento) il 25 maggio 1887 e muore a San Giovanni Rotondo (Foggia) il 23 settembre 1968. In vita e dopo la morte è oggetto di un’imponente venerazione popolare per le «stimmate» e la fama di taumaturgo ed è «processato» più volte dalle alte sfere ecclesiastiche. Giovanissimo avverte i segni della vocazione religiosa: il 6 gennaio 1903 entra nel noviziato dei Cappuccini assumendo il nome di Pio da Pietrelcina. Sacerdote dal 10 agosto 1910, trascorre cinquant’anni nel convento di San Giovanni Rotondo in preghiera e tra penitenze durissime, confessando e confortando. I segni della passione del Signore – le stimmate ai piedi, alle mani e al costato – lo accompagnano per tutta la vita. Fonda la «Casa sollievo della sofferenza» della quale Carlo Trabucco, giornalista torinese, scrive negli anni Cinquanta: «Si lascia indietro i più moderni impianti del genere della Penisola».

«Mi vidi davanti un misterioso personaggio con le mani, i piedi e il costato che grondavano sangue. Ciò che sentii in quell’istante non saprei dirvelo. La vista del personaggio si ritirò e io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue». Così padre Pio descrive quanto accadde a San Giovanni Rotondo, nel coro di Santa Maria delle Grazie, la mattina del 20 settembre 1918: la ferita sul costato era apparsa due mesi prima.

Dalla comparsa delle stimmate la fama di santità ma anche le persecuzioni lo accompagnano. Il primo a dichiarare la soprannaturalità delle piaghe è il prof. Giorgio Festa nel 1919. E il prof. Michele Capuano sostiene: «Le piaghe porterebbero alla morte qualsiasi persona normale nel giro di due-tre mesi». Il  cappuccino ne è martoriato con abbondante perdita di sangue. Sono talmente dolorose che, alla domanda se gli fanno male, risponde: «Credi che le abbia avute per decorazione? Mille morti, le più atroci, ben poca cosa costituirebbero di fronte a questa croce inviatami da Dio e che mi accompagnerà sino al termine del mio viaggio». Altrettanto inspiegabile è la scomparsa delle stimmate la notte in cui muore senza lasciare – dice la perizia medica – «né ferite né cicatrici sulla pelle divenuta morbida ed elastica».

La serie di sanzioni, divieti, «visite apostoliche» cioè ispezioni è talmente lunga che negli archivi del Sant’Uffizio si conservano 23 scatoloni con 1.300 documenti. La diffidenza comincia nel 1918 all’apparire delle stimmate. Il Sant’Uffizio impone le prime restrizioni, poi dichiara la «non soprannaturalità» dei fatti e invita i fedeli a non incontrarlo. Ma i pellegrini, a frotte, ignorano le proibizioni. Molti accorrono da lui per sapere se i loro cari, finiti nella tragedia della «spedizione» in Russia nel 1943, sono ancora vivi e se ritorneranno.

Tra il 1927 e il 1933 subisce quattro «visite apostoliche» e nel 1933 intercede per lui il santo tortonese Luigi Orione. Tra il 1922 e il 1931 il Sant’Uffizio emana vari provvedimenti. Comanda che venga «osservato e controllato» dai superiori; che celebri Messa da solo la mattina presto in una cappellina senza fedeli; che non mostri «le cosiddette stimmate»; che interrompa ogni relazione anche epistolare; gli vieta ogni  ministero, eccetto la Messa. Ordina ai fedeli di non avere alcuna relazione con lui e di non leggere un opuscolo su padre Pio.

Negli anni Cinquanta nuove «visite apostoliche» mentre alcuni frati istallano registratori nel convento per spiarlo e tentano di metterne uno anche nel confessionale. A San Giovanni Rotondo arrivano altri inviati del segretario del Sant’Ufficio, cardinale Alfredo Ottaviani, «il carabiniere di Dio»: il più duro è l’umbro Carlo Maccari la cui ispezione dura dal 30 luglio al 2 ottobre 1960. Maccari sarà poi vescovo di Mondovì (1963-1968) e arcivescovo di Ancona (1968-1989).

Il Sant’Uffizio prende altri provvedimenti durissimi: cancellate che lo isolano dai fedeli, divieto di avvicinare le donne, confessioni di tre minuti, limitazioni del tempo che può trascorrere all’altare, istruzioni su come deve comportarsi. Secondo alcuni è la relazione di Maccari a spingere Papa Giovanni XXIII, prima favorevole a padre Pio, ad assumere un atteggiamento negativo. Ma mons. Loris Francesco Capovilla smentisce: «Da parte di Giovanni XXIII non c’era alcun pregiudizio. Erano gli uffici a trasmettere notizie negative e il Papa non poteva che prenderne atto». Ne è convinto anche padre Pio: «Il Papa non c’entra. Lui giudica in base a quello che gli raccontano». Un altro «nemico» è il francescano Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica: nel 1920 va dal frate che si rifiuta di mostrargli le stimmate e Gemelli, che è anche medico, si convince della sua malafede. Con il Concilio e con Paolo VI le persecuzioni scemano e la santità del frate viene conosciuta in tutto il mondo e attira milioni di fedeli.

Il 16 giugno 2002 Giovanni Paolo II canonizza padre Pio davanti a 300 mila persone. I rotocalchi ci hanno campato per più di mezzo secolo. La devozione popolare, tenuta viva da 2.700 gruppi di preghiera sparsi in tutto il mondo, lo fa santo già da vivo; gli sono eretti 200 monumenti; molti camionisti viaggiano con la sua immagine. Tutte le epoche hanno santi molto popolari: Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi, Domenico di Guzman e Ignazio di Loyola, Antonio di Padova e Caterina da Siena, Carlo Borromeo e Vincenzo de’ Paoli, Camillo de Lellis e Filippo Neri, Francesco di Sales e Giovanni Maria Vianney, Giuseppe Benedetto Cottolengo e Giovanni Bosco, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, madre Teresa di Calcutta e padre Pio da Pietrelcina, che Papa Francesco onora nel centenario delle stimmate (1918-2018) e nel 50° della morte (1968-2018).

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