Raggiunto il 4 febbraio da «La Voce e Il Tempo», il milanese mons. Paolo Martinelli, frate minore cappuccino, dal 2022 vicario apostolico dell’Arabia meridionale, esprime preoccupazione per la situazione del Golfo Persico e invita a una preghiera per la pace. Ha sede ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, da dove segue gli sviluppi del conflitto e la situazione della comunità cristiana dell’area del Golfo.
Dal giorno dell’attacco contro l’Iran, sono iniziate le ritorsioni missilistiche contro Israele. Qual è in parallelo la situazione nell’area del Golfo e quali indicazioni avete ricevuto dalle autorità?
La guerra è iniziata il 28 febbraio e ha coinvolto, in modi diversi, tutti i Paesi dell’area del Golfo. Dopo l’attacco all’Iran è seguita una fase di ritorsione, con il conseguente contrattacco a obiettivi militari americani presenti nei territori dei Paesi del Golfo. Le indicazioni ricevute dalle autorità civili, in particolare negli Emirati Arabi Uniti, sono state soprattutto quelle di mantenere prudenza negli spostamenti e nelle occasioni di aggregazione, pur continuando, per quanto possibile, una vita ordinaria. Alcune misure riguardano in particolare la vita civile: scuole e uffici chiusi.
Le nostre chiese sono sempre rimaste aperte e i fedeli possono continuare a partecipare alle celebrazioni e ai momenti di preghiera. Le Messe si svolgono secondo il normale programma e la vita liturgica delle parrocchie continua regolarmente; a livello pastorale, però, evitiamo eventi che possano coinvolgere un numero eccessivo di persone.
Come vivete in questo contesto di incertezza?
Durante tutte le celebrazioni si prega per la pace. Nel messaggio che ho inviato ai fedeli nel giorno in cui è iniziato il conflitto, ho chiesto a tutti di pregare il Rosario ogni giorno e, se possibile, di farlo insieme. So che in molte parrocchie questo invito è stato accolto con grande disponibilità.
Mi trovo in costante contatto con i miei sacerdoti, in particolare con i parroci, che insieme ai fedeli stanno pregando per la pace. Ho invitato anche i fedeli a essere attenti ai bisogni gli uni degli altri in questo momento più difficile della vita quotidiana e a sostenersi reciprocamente con spirito di solidarietà.
Nella Cattedrale dedicata a San Giuseppe in Abu Dhabi stiamo organizzando, per la prossima settimana, un momento di preghiera ecumenica, al quale parteciperanno anche rappresentanti delle altre Chiese cristiane, proprio per invocare insieme, nell’unità, il dono della pace.
Quale la geografia delle comunità cristiane nei territori che fanno riferimento al suo Vicariato?
Il Vicariato apostolico dell’Arabia del Sud comprende tre Paesi: gli Emirati Arabi Uniti, l’Oman e lo Yemen. La situazione è molto diversificata all’interno di questi Paesi.
Nello Yemen è in corso da oltre dieci anni una guerra civile, con conseguenze drammatiche per la popolazione, ormai allo stremo. La presenza cattolica nel Paese è ormai molto ridotta ed è rappresentata soprattutto dalle suore Missionarie della Carità di Madre Teresa, che continuano la loro missione a servizio dei più poveri nel nord del Paese, a Hodeida e Sana’a.
Gli Emirati Arabi Uniti sono invece il Paese in cui si concentra la maggioranza dei fedeli cattolici del Vicariato: possiamo stimarne circa 800.000. In questo momento è anche il Paese che più risente delle tensioni legate alla crisi e al conflitto in atto in Medio Oriente. Le nostre comunità vivono con incertezza e con preoccupazione gli sviluppi del conflitto. Le nostre chiese sono sempre rimaste aperte e i fedeli continuano a partecipare numerosi alle celebrazioni, pregando con particolare intensità per la pace. In diverse parrocchie sono nate anche iniziative di preghiera online proprio con questa intenzione.
In Oman, invece, i fedeli del Vicariato seguono con apprensione quanto sta accadendo nella regione. Tuttavia, il Paese mantiene tradizionalmente una posizione più neutrale nel panorama internazionale e questo contribuisce a rendere la situazione più tranquilla; ma in tutte le nostre chiese si prega per la pace e si avverte una forte unità tra i fedeli dei diversi Paesi che compongono il Vicariato.
Quale messaggio desidera rivolgere ai fedeli?
Anzitutto quello di rimanere il più possibile calmi e sereni, seguendo con attenzione le indicazioni delle autorità civili. Allo stesso tempo, è molto importante non isolarsi: il rischio di sentirsi soli e di chiudersi in sé stessi è molto alto. Per questo invito tutti a cercare momenti di preghiera condivisa, anche in piccoli gruppi.
In questo tempo di Quaresima possiamo anche cogliere questa circostanza come un’occasione per un cammino di conversione e di purificazione, vivendo questo momento difficile come un tempo di rinnovamento della fede.
Come ha ricordato Papa Leone al termine dell’Angelus di domenica 1 marzo, è fondamentale non retrocedere sul terreno del dialogo. Dobbiamo continuare a coltivare l’apertura agli altri e il dialogo, a partire dalle situazioni concrete della vita quotidiana e dalle relazioni con chi ci è vicino. Il dialogo, infatti, è l’unica via per costruire una pace stabile. Come ha detto il Papa, la pace non si costruisce con minacce reciproche, ma attraverso un dialogo autentico e responsabile.
Questo è l’invito che desidero rivolgere ai fedeli del nostro Vicariato: rimanere uniti nella preghiera, nella fiducia e nell’impegno a essere, anche in questo momento, testimoni di pace.

