Pentenero, “così eviteremo la fuga dei giovani imprenditori”

Intervista – Dare maggiore spazio ai giovani in imprese e istituzioni, ripensare ai servizi che mettono a confronto domanda e offerta di lavoro, superare il «gender gap», restituire fiducia nella politica, contrastare il fenomeno delle cosiddette baby gang. Sono i temi, e i «problemi», su cui riflette l’assessora comunale Gianna Pentenero

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Assessora Gianna Pentenero

Dare maggiore spazio ai giovani in imprese e istituzioni, ripensare ai servizi che mettono a confronto domanda e offerta di lavoro, superare il «gender gap», restituire fiducia nella politica, contrastare il fenomeno delle cosiddette baby gang. Sono i temi, anzi forse è più corretto chiamarli «problemi», su cui riflette in questa intervista l’assessora comunale torinese Gianna Pentenero, responsabile delle politiche relative alla sicurezza, al lavoro, alle attività produttive, alla formazione professionale, alle iniziative finalizzate a promuovere occupazione per giovani e donne.

Il nostro colloquio con Pentenero prende spunto da un’altra intervista, rilasciata tre settimane fa al nostro giornale da Alberto Lazzaro, presidente del Gruppo Giovani imprenditori dell’Unione Industriali di Torino. Lazzaro ha sostenuto con forza il bisogno di potenziare il coinvolgimento delle giovani generazioni nella guida delle imprese private e delle istituzioni pubbliche, delle fondazioni bancarie, affiancando forze giovani agli amministratori di lungo corso, per ottenere processi decisionali meglio orientati al futuro.

Assessora, le cito testualmente le parole di Lazzaro: «Vogliamo essere parte del cambiamento che attendiamo da troppi anni e sappiamo tirarci su le maniche e lavorare per il bene della nostra città». Cosa ne pensa?

Sono convinta che nel fare impresa, come in politica e nelle istituzioni, il confronto con i giovani e il contributo che essi possono portare è non solo importante, ma fondamentale. Lo strumento della coprogettazione rappresenta uno dei punti fondamentali dell’azione della nostra Amministrazione comunale. Siamo assolutamente convinti che solo attraverso tavoli allargati e progetti condivisi si possa, a Torino come nell’area metropolitana, tornare a creare lavoro buono e sviluppo futuro. Lo stiamo sperimentando in un settore chiave come quello dell’aerospazio, dove sono stati istituiti tavoli condivisi tra istituzioni e imprenditori, parti sindacali, università e fondazioni, perché non solo siamo consci del fatto che si debbano far coabitare grandi imprese e startup, ma anche che i giovani imprenditori e le nuove società debbano trovare nel nostro territorio un luogo adatto per crescere e diventare grandi. Non possiamo permetterci che nascano qui e poi crescano e si affermino altrove. Si deve tornare alla logica della filiera che aveva reso leader il nostro territorio nel settore dell’automobile.

Il suo Assessorato, fra tante competenze, si occupa di formazione professionale e politiche attive per il lavoro. Il Gruppo dei Giovani imprenditori ha chiesto che gli enti locali interroghino le imprese sui profili professionali richiesti dal mercato e realizzino scuole in funzione di questi profili. Come risponde il Comune di Torino?

Stiamo ricostruendo l’intero settore dei servizi che in città si occupano di lavoro. Non esisteva più una rete adeguata di analisi dei bisogni delle imprese, di connessione tra domanda e offerta, e non solo riguardo l’occupazione giovanile. Poi, occorre considerare che oggi tutto corre più veloce e il sistema, oltre a essere ripristinato, dovrà anche risultare flessibile e pronto a intercettare i cambi di macro trend. A tal proposito stiamo ricreando la rete dei Centri per il Lavoro, dislocandoli più capillarmente sul territorio. Puntiamo molto sullo studio dei dati: è stato varato un Osservatorio che, operando tra gli altri con il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, ci tenga aggiornati sulle tendenze, i bisogni e le risorse.

A proposito di occupazione femminile, nel nostro Paese il divario di genere, o «gender gap» come viene chiamato, è molto alto. Dal «Gender Policies Report 2022», l’annuale pubblicazione dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, risulta che il tasso di disoccupazione femminile è pari al 9,2% contro il 6,8% degli uomini; il tasso di inattività delle donne è del 43,3% contro il 25,3% degli uomini. Analogo trend è segnalato anche per le forme dei contratti attivati nel 2022, con il part-time per il 49% delle donne contro il 26,2% degli uomini. Che fare per ridurre questo gap?

Dobbiamo lavorare perché si promuova lavoro buono, pagato il giusto e in cui gli aspetti etici siano valorizzati al massimo come elementi antidiscriminatori su più fronti. Abbiamo esempi virtuosi da seguire legati a campagne di grandi reclutamenti per insediamenti privati come in Amministrazioni locali vicine a noi, penso a Settimo o Chivasso, o su contratti che coinvolgono la pubblica amministrazione.

Da un sondaggio Swg sulle recenti Elezioni regionali in Lombardia e nel Lazio, è emerso che la principale causa dell’astensionismo risiede nel disequilibrio tra l’offerta politica e le esigenze degli elettori. Secondo lei, come si può colmare questo divario? Come recuperare, soprattutto tra i giovani, la fiducia e la credibilità necessarie a riportare alle urne i cittadini?

Occorre mostrare che la politica è in grado di decidere con tempestività, adottando provvedimenti capaci di dare concreta soluzione ai problemi e contribuendo nei fatti a migliorare la qualità della vita, sia oggi e sia pensando al domani e un futuro del pianeta che preoccupa molto le generazioni più giovani. Ecco, forse anche così si può ritrovare la connessione con gli sfiduciati.

Fra le sue deleghe, c’è anche la Sicurezza. Un fenomeno che negli ultimi tempi si è fatto preoccupante è quello della violenza in strada, della criminalità giovanile, delle azioni condotte dalle cosiddette «baby gang». Come evitare che le famiglie siano costrette a «mandare i ragazzi all’oratorio con la scorta», come titolava qualche settimana fa un articolo del nostro giornale?

Una città si rende sicura se si interviene sulle fragilità che sono causa ed effetto dei comportamenti di questi gruppi di ragazzi. Ecco perché accanto a una serie di iniziative di controllo del territorio, abbiamo avviato un progetto che mette in rete Forze dell’ordine, Polizia locale, associazioni, mondo del Terzo settore per rafforzare l’attività di prevenzione e controllare l’efficacia delle politiche adottate. Detto ciò, il mio invito è quello di avere fiducia nelle istituzioni e nel loro impegno per garantire i massimi livelli di sicurezza a tutti i cittadini.

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